Login

Lost your password?
Don't have an account? Sign Up

Cari bambini, il 13 settembre riprende la scuola: inizierà un nuovo anno scolastico fatto di nuove avventure! Siete pronti? Andare a scuola sarà ancora una volta un’esperienza bellissima, anche se ci saranno problemi e fatiche, ma ci saranno anche cose e persone nuove conoscere. Ricordiamoci in più, soprattutto, che Gesù è con noi, non ci lascia mai soli, è proprio qui vicino, sì! Anche nei momenti più difficili. Provare per credere: chiedendoGli aiuto, non ci deluderà! E l’unione fa la forza: possiamo anche affidarci a due grandi santi e ad un beato; con questa terna, vivremo un nuovo anno scolastico al massimo!

I santi in questione sono: San Giovanni Crisostomo (che si festeggia il 13 settembre), San Giuseppe da Copertino (il 18) e il Beato Luca Belludi (il 17 febbraio, un po’ più in là…). Tutti e tre sono considerati patroni (o protettori) degli studenti. S. Giovanni è stato un grande studioso delle Sacre Scritture e uno dei più grandi predicatori di tutti i tempi, cioè una persona che ha saputo dire bene di Gesù e farsi ascoltare da tutti. Ha studiato sotto la guida dei più grandi maestri del suo tempo, fino a diventare poi Vescovo e alla sua morte lasciò molti scritti di teologia.

S. Giuseppe e il Beato Luca, invece, hanno una storia un po’ diversa: innanzitutto, entrambi sono due frati francescani. Luca è vissuto all’epoca di S. Antonio di Padova ed era il suo braccio destro. Dopo che Antonio partì per il Cielo e fu canonizzato (dichiarato Santo), Luca lavorò molto perché fosse costruita la Basilica che oggi vediamo a Padova, dove riposa il corpo del Santo. Dopo aver studiato ed essere divenuto frate, alla sola età di 25 anni insegnava già agli studenti dell’università di Padova. Ecco perché è il patrono degli universitari, specialmente, ma anche di tutti gli altri studenti.

Di S. Giuseppe da Copertino, invece, desideriamo parlarvi in profondità, perché è stato un santo che ne ha passate davvero di tutti i colori e che con grande fatica ha studiato, ma è con grande volontà che ha ottenuto i risultati più alti. Pensate che lui è stato analfabeta per un lungo tempo (quando riuscì ad andare a scuola gli venne una brutta malattia alla pelle che lo tormentò per ben cinque anni, impedendogli di proseguire gli studi) ed è nato in una famiglia che ha vissuto diverse sventure.

Unico figlio maschio, dopo la morte del padre Felice, da ragazzo è stato mandato a lavorare gratis, senza paga, fino al saldo totale di un debito che la famiglia aveva perché Felice, uomo buono e maestro artigiano dei Signori locali, aveva aiutato un amico che purtroppo perse tutto, e Felice dovette ripagare di tasca propria vendendo la casa e perdendo il lavoro. Proprio quando stava per nascere Giuseppe andarono ad abitare perciò in una stalla. La mamma Franceschina, di famiglia benestante, era una donna pia e laboriosa, ma dovendo badare a sei figli non poteva lavorare e tutti passarono anni durissimi.

Un giorno, Giuseppe all’età di 17 anni, bussò alla porta del convento di francescani a Copertino perché voleva farsi frate, ma dopo un periodo di prova fu mandato via per la sua ignoranza. Bussò allora ad altri conventi, ma fu sempre rimandato a casa come non capace alla vita spirituale, né ai lavori manuali. Si distraeva spesso e per questo rompeva oggetti. Insomma, era un disastro. Ma Dio aveva un progetto su di lui: grazie ad uno zio riuscì a farsi riammettere nel primo convento, dove con tantissima buona volontà, e anche difficoltà, studiò e diventò sacerdote, accompagnato da Dio in questo percorso difficile.

Pensate che quando dovette superare l’esame, il Vescovo, aprendo a caso il lezionario, gli domandò proprio il commento dell’unico brano che sapeva spiegare! Un intervento divino! Amava i poveri, alzava la voce contro gli abusi dei potenti, ai compiti del sacerdote univa i lavori manuali, aiutava il cuoco, faceva le pulizie del convento, coltivava l’orto e usciva per l’elemosina. Amabile, sapeva essere sapiente nel dare consigli ed era molto ricercato dentro e fuori del suo Ordine. A frate Giuseppe aumentarono anche i fenomeni delle estasi con levitazioni (alzarsi da terra) mentre pregava. Una volta volando andò a posarsi in ginocchio in cima ad un ulivo, rimanendovi per mezz’ora finché durò l’estasi.

In effetti volava nell’aria come un uccello! E molti testimoni lo videro. Parlava anche con gli animali e si considerava, da umile, come Fratel Asino, ma era tutt’altro che questo ora! (In realtà nemmeno gli asini sono stupidi, ma questa è un’altra storia…). La sua festa ricorre il 18 settembre, ma ve ne parliamo già ora, perché possiate cercarlo e chiamarlo nelle vostre preghiere, ancor prima dell’inizio della scuola, insieme al Beato Luca e a San Giovanni Crisostomo. Tanti auguri a tutti voi, cari bambini, per un buon inizio di scuola! Il Signore ci accompagna!

Condividi su:

Facebook
WhatsApp
Email
Stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*

su Kaire

Articoli correlati

Il pericolo dell’accidia

Un altro vizio trattato dal Papa durante la catechesi del mercoledì è quello insidioso dell’accidia: «Tra tutti i vizi capitali ce n’è uno che spesso passa sotto silenzio, forse a

gesù che cammina solo nel deserto

Riempirsi gli occhi di bellezza

Commento al Vangelo Mc 9,2-10 Non è facile attraversare il deserto e non è facile vivere la quaresima senza ridurla a qualche preghiera in più o qualche digiunino. Forse qualcuno

Abbattere ogni barriera

Nell’omelia per la celebrazione della Giornata del malato, il Vescovo Carlo ci spiega il significato della guarigione del lebbroso Lv 13,1-2.45-46; 1Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45 Nella Giornata del malato, domenica

Tra S. Giovanni, S. Francesco e S. Marco

Settimana della Parola Parrocchia Santa Maria Assunta Anche quest’anno in parrocchia abbiamo vissuto la Settimana della Parola: un momento atteso dalla comunità perché un passo della Bibbia, che diversamente leggiamo