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Omelia di Mons. Pascarella in occasione della Messa Solenne per i festeggiamenti di San Vito Martire in Forio

2Cr 24, 17-22; 2Cor 1, 3-7; Gv 15 18-21

«Se l’Eucarestia non ci fa costruttori di fraternità è solo un rito»

Con questo monito il Vescovo Gennaro ha aperto l’omelia pronunciata il 15 giugno scorso presso la chiesa di San Vito in Forio, durante la solenne celebrazione nel giorno in cui la Chiesa ricorda il giovanissimo martire, la cui fede e la cui storia ancora oggi emozionano e ispirano tanti giovani.

«L’Eucarestia deve essere un mezzo per ricordarci che siamo tutti fratelli e sorelle»

 – ha proseguito -, «da essa bisognerebbe uscire trasformati in costruttori di pace e fraternità, da esercitare una volta fuori, nelle nostre vite quotidiane. Ci sono d’esempio i santi, come noi figli di Dio grazie al Battesimo, ma capaci di portare a termine il proprio compito di cristiani fino in fondo, esercitando tutte le loro potenzialità».

Anche don Cristian Solmonese, rivolgendosi al Vescovo nel discorso di apertura, emozionato ed orgoglioso nella sua prima volta da Parroco per i festeggiamenti del patrono foriano, ha sottolineato quanto, ancora dopo tanti secoli, il santo adolescente eserciti il suo fascino sui giovani, che attendono ogni anno con trepidazione l’inizio dei festeggiamenti:

 «Si sente forte che la sua vita, anche se breve, rappresenta ancora un filo rosso che lega l’intera comunità, mentre la sua età ci ricorda che Dio agisce nei più piccoli e negli emarginati per salvare l’uomo».

Il martirio cui è stato sottoposto il giovane Vito – ci ha ricordato il Vescovo – rimanda al martire per eccellenza: Gesù Cristo, martire per amore, che amò i suoi fino alla fine e fino a dare se stesso. Sono parole di Gesù stesso: “Non c’è amore più grande del dare la vita per gli amici”:

«Tutta la vita di Gesù è un donarsi agli altri, è una pro-esistenza, una esistenza per gli altri e per Dio. La sua morte è solo il culmine di questa donazione».

Citando San Giovanni Paolo II, il Vescovo ha poi precisato che, sebbene tale chiamata al martirio sia connessa e legata al Battesimo che ogni cristiano ha ricevuto (Dio potrebbe chiedere a ognuno di noi di dare la nostra vita per lui), tuttavia pochi arrivano realmente al martirio con effusione del proprio sangue, tutti però siamo chiamati al martirio bianco: la nostra vita vissuta conformata ogni giorno al comandamento dell’amore a Dio e agli altri, allenati anche a sopportare quelli che Santa Teresa di Lisieaux chiamava ‘i colpi di spillo’:

«Per essere pronti a morire per un colpo di spada, bisogna ogni giorno essere pronti a morire per i colpi di spillo che la vita ci infligge ogni giorno, i piccoli dolori della vita quotidiana, le relazioni dolorose, i piccoli e grandi fallimenti»

Tanti sono i giovani martiri come Vito che la Chiesa porta alla nostra attenzione, tanti sono anche i santi giovani nostri contemporanei. “Tutti – ha detto il Vescovo – hanno trovato la forza nell’Eucarestia e nella preghiera. Dio rivela infatti la sua potenza nei deboli e dona agli inermi la forza del martirio, ha proseguito, citando il Prefazio della Liturgia: i santi non sono supereroi, ma persone come noi, con le loro fragilità e i loro limiti, ma hanno avuto fiducia in Dio e in Dio hanno trovato la loro forza. Non dobbiamo mai dimenticare che la chiamata alla santità riguarda tutti i battezzati, una chiamata che va oltre i nostri ruoli familiari e sociali”.

«Chiediamoci se stiamo vivendo questa vocazione battesimale, poiché davanti a Dio rimane solo questo e questo vale per tutti, compreso me che sono Vescovo».

“I santi sono vicini a Dio – ha concluso – pertanto possono intercedere per noi presso Dio per le nostre necessità, ma a essi va chiesto soprattutto che nella nostra vita non sbagliamo il bersaglio, affinché non ci troviamo alla fine della nostra vita con le mani vuote e lontani da Dio”. I santi ci indicano la giusta traiettoria: Colui che li ha chiamati, quel Cristo che oggi il mondo vorrebbe mettere a tacere.

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