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Il Risorto frutto di allucinazioni? – Sulle tracce del Risorto 5

Quinta tappa del viaggio tra i dubbi sul fondamento della nostra fede in compagnia di don Pasquale Trani

Siamo alla quinta tappa del percorso che da diverse settimane ci conduce, sotto la guida attenta di don Pasquale Trani, attraverso le diverse ipotesi, formulate nel corso del tempo, che hanno provato a confutare la reale resurrezione di Cristo.

Come abbiamo già avuto modo di sottolineare, lo scopo di tale indagine non è scandalizzare, né tantomeno insinuare dubbi, ma piuttosto corroborare la nostra fede con ragionamenti razionali. Nel caso che vi proponiamo questa settimana (quinta parte della catechesi che si è tenuta il 16 aprile scorso) don Pasquale ricorda una teoria portata avanti verso la metà del XIX sec. a partire dallo studioso tedesco David Friedrich Strauss secondo il quale i discepoli sarebbero stati sotto l’effetto di una allucinazione collettiva nel momento in cui hanno creduto di vedere Gesù risorto. Seguendo tale teoria Gesù sarebbe morto in croce e poi interrato, spiegazione che giustificherebbe il sepolcro vuoto, e tutto il resto sarebbe stata invenzione dei discepoli e della comunità che ruotava intorno a loro.

A parte – ci sottolinea don Pasquale – che, come già notato nelle precedenti puntate, questa teoria (una fasulla resurrezione) non giustifica quanto avvenne ai discepoli, il loro comportamento e la fede che li portò al martirio, c’è anche da considerare quanto ci suggerisce la psicanalisi sulle allucinazioni che si verificano in seguito a traumi o eventi luttuosi.

Se infatti la teoria della allucinazione collettiva fu certamente ispirata dalla psicanalisi, che verso la fine dell’800 muoveva i primi passi, è proprio attraverso di essa che tale teoria viene confutata. Spesso accade infatti di credere di vedere persone care recentemente scomparse e questo potrebbe essere accaduto ai discepoli disperati per la morte del Maestro, tuttavia: “Il problema principale di questa tesi consiste nel fatto che, per quanto questi fenomeni possano risultare affascinanti, la visione di un caro defunto, è  lungi dall’ingenerare in colui che la esperisce l’idea che il suddetto sia risorto dai morti, e non fa invece che confermare nel primo l’idea che questi sia effettivamente morto. E ciò avveniva anche nel mondo antico”.

Anche per un ebreo dell’epoca una tale visione era solo conferma che Gesù era ‘nel seno di Abramo’, tra i giusti, ma morto e non vivo. Inoltre i Vangeli ci riportano un Gesù che si lascia toccare, chiede da mangiare e consuma il pasto davanti ai discepoli. La teoria della allucinazione si appoggia inoltre alla possibilità che ad avere tali allucinazioni siano stati due personaggi fondamentali, Pietro e Paolo, presi entrambi dal rimorso, l’uno per aver abbandonato per viltà il Maestro, l’altro per aver perseguitato i suoi discepoli. In questo caso la psicanalisi, attraverso l’esame del senso di colpa ci spiegherebbe il comportamento di entrambi, ma non abbiamo elementi sufficienti riguardo la loro storia personale e alla loro reale condizione psicologica.

Ma don Pasquale aggiunge: “Che i discepoli e Paolo lottassero con dei sensi di colpa sembra essere abbastanza discutibile. Per ciò che concerne Pietro e gli altri discepoli è assai più probabile che, dopo la morte di Gesù, tra questi il sentimento più diffuso fosse quella profonda delusione che traspare dalle parole di Cleopa in Lc 24, 21: “Noi speravamo che egli fosse colui che avrebbe liberato Israele”. Dunque non è il senso di colpa che predomina nella comunità dei discepoli, semmai lo smarrimento e la delusione.

Anche per quanto riguarda Paolo la tesi sembra molto debole: Paolo era uomo felice e soddisfatto del suo operato, non avrebbe avuto motivo di provare sensi di colpa. E, continuando sul versante delle allucinazioni collettive, va precisato che esse sono possibili, secondo quanto ci dice la scienza, sotto l’effetto di sostanze psicoattive (probabilmente non note all’epoca di Gesù) o a causa di schizofrenia. “Il problema è che le cosiddette allucinazioni collettive sembra che non coinvolgano in genere più di due o tre individui per volta e che siano delle allucinazioni semplici, vale a dire tali da riguardare un solo senso e dar vita ad una percezione dai contorni non ben definiti, almeno per alcuni dei soggetti interessati dal fenomeno”.

Si può allora pensare che l’allucinazione sia stata di pochi, importanti discepoli, talmente carismatici da influenzare l’intera comunità con i loro racconti, ma nei Vangeli sono narrate numerose apparizioni, a diverse persone e in diversi luoghi, in una occasione si parla addirittura di circa 500 persone. Come è possibile che tutte fossero influenzate da un unico o pochi uomini sebbene importanti? Inoltre va considerato il comportamento dei discepoli al momento dell’arresto del Maestro: non erano certo fanatici religiosi succubi di Gesù, una psico-setta pronta a combattere, ma uomini spaventati e disorganizzati, che si sono ecclissati lasciando la loro guida al suo destino. I discepoli, come si è già detto, erano delusi e sconfortati e, dopo la morte di Gesù si avviavano a tornare mestamente alle loro vite e hanno faticato non poco (pensiamo a Tommaso) a riconoscere come vero il racconto fatto dai primi che avevano incontrato il Risorto.

Don Pasquale conclude ammettendo che questa ipotesi è forse quella meno stravagante, ma la più ragionevole appare ancora quella della reale resurrezione. Come sempre vi lasciamo alle vostre riflessioni, dandovi appuntamento all’ultima ipotesi, anche questa da dimostrare, Gesù è realmente risorto di morti!…Continua


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