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Cristo è risorto veramente? – Sulle tracce del Risorto

Una indagine storica sulle orme del Risorto per fare luce sul fondamento della nostra fede

La scorsa settimana presso la Parrocchia di Maria SS. Madre della Chiesa in Fiaiano in presenza e con diretta Facebook, don Pasquale Trani ha tenuto una interessante catechesi pasquale dal titolo “È risorto, non è qui”.

La catechesi propone, con coraggio e passione, una analisi delle possibili ipotesi per spiegare la morte e resurrezione di Cristo, basandosi su quanto ci è noto attraverso i racconti evangelici, ma prendendo nel contempo in considerazione anche interpretazioni non di matrice cattolica per spiegare, ma anche per confutare il mistero della morte e resurrezione di Cristo.

Come ci ha ricordato don Pasquale, noi cristiani partiamo dal presupposto, dichiarato nel nostro credo che Cristo “fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato, morì e fu sepolto. Il terzo giorno è resuscitato, secondo le Scritture, è salito al cielo, siede alla destra del Padre.

Il mistero pasquale – precisa don Pasquale – si articola attraverso cinque tappe fondamentali: passione, morte, risurrezione, ascensione, pentecoste. Le prime due sono le fasi “terrestri”, le ultime due le fasi “celesti”. Al loro centro si colloca la risurrezione, che è la fase celeste sperimentata nello spazio terrestre.

Sebbene Gesù sia una figura storica, della cui esistenza e morte in croce abbiamo tracce reali nei documenti storici, non ci è giunta documentazione storica per quanto riguarda la sua resurrezione, sulla quale abbiamo solo la testimonianza dei discepoli, poiché Cristo risorto apparve esclusivamente a loro.

Come ci ricorda san Paolo nella Prima Lettera ai Corinzi:

“Ora, se si predica che Cristo è risuscitato dai morti, come possono dire alcuni tra voi che non esiste risurrezione dei morti? Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede.”

1Cor 15, 1-14

Cogliendo la provocazione implicita nella affermazione di san Paolo, don Pasquale, lavorando in controtendenza, compie una vera inchiesta prendendo in considerazione, come si è detto, quelle ipotesi, avanzate nel tempo che dimostrerebbero che Gesù non è risorto veramente, ovviamente allo scopo di confutarle.

La prima ipotesi, che vi proponiamo in questo numero, presuppone che la persona morta sulla croce non fosse il vero Gesù, il che avrebbe consentito le sue apparizioni.

1) CHI ERA IL SOSTITUTO DI GESU’ SULLA CROCE?

Secondo tale ipotesi lo scambio di persona tra Gesù e colui che sarebbe stato crocifisso al suo posto sarebbe stato orchestrato da Gesù stesso in modo da poter poi simulare la sua risurrezione, utilizzando l’utilizzo di una controfigura abbastanza somigliante, si pensa al discepolo Tommaso detto Gemello, probabile gemello di Gesù (ma nessuna fonte né evangelica, né extra evangelica lo conferma).

Ci precisa don Pasquale: “Secondo questa ipotesi il falso Gesù sarebbe stato condotto prima al cospetto dei leader ebrei e poi di Pilato per essere sottoposto a quei sommari procedimenti giudiziari che si sarebbero conclusi con la sua crocifissione.

Ovviamente, dobbiamo supporre che nessuno di coloro che parteciparono agli stessi si sia accorto che la persona che aveva di fronte non era quella giusta e, al contempo, che il falso Gesù non abbia protestato la propria innocenza, denunciando lo scambio di persona, e non si sia comportato in modo tale da indurre gli astanti a dubitare della sua identità. Perché questa persona spacciatasi per Gesù era disposta a morire al suo posto?

Forse, per la sconfinata ammirazione che nutriva verso il maestro, avrebbe deciso di sacrificarsi al suo posto. Oppure perché avrebbe subìto una sorta di lavaggio del cervello atto a farlo comportare in quella maniera”.

Nel confutare questa tesi ci viene in soccorso il semplice buon senso. Se è vero che la maggioranza dei discepoli non era presente al momento della crocifissione e della morte di Gesù, possibile che i presenti, in primo luogo la madre, non lo riconoscessero?

Ma soprattutto: come avrebbe potuto un Gesù semplicemente scampato alla morte con un sotterfugio rendersi credibile a coloro che hanno testimoniato di averlo visto risorto, ad Emmaus per esempio, ma pensiamo anche alla conversione di san Paolo?

Resta inoltre inspiegabile la sua capacità, da scampato alla morte, di manifestarsi in tanti luoghi diversi e in momenti precisi e decisivi per la nascente Chiesa. E ancora – si chiede provocatoriamente don Pasquale –: che fine avrebbe fatto Gesù dopo aver simulato la sua morte?

Alcune leggende molto tarde, che si riallacciano all’idea di un sostituto, vogliono che in seguito Gesù di Nazareth si sia trasferito ad Est. Ci sono, infatti, diverse località asiatiche che rivendicano la presenza di una tomba di Gesù, come Srinagar in Kashmir e Shingò in Giappone, tutte legate a leggende che lo vorrebbero appunto sopravvissuto alla sua crocifissione e fuggito in Oriente per sottrarsi ai suoi persecutori, ma si tratta di racconti a cui anche il più sprovveduto dei dilettanti non può attribuire alcuna credibilità storica.

Vi lasciamo con queste riflessioni dandovi appuntamento alla prossima settimana, dove prenderemo in ipotesi un Gesù veramente morto e sostituito da un impostore, un approfittatore, un fine illusionistaContinua

Leggi gli altri approfondimenti su questo argomento:

Un impostore, un fine illusionista – Sulle tracce del Risorto 2

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