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Parabole mai concluse

Commento al Vangelo Lc 15,1-32

La parola di questa domenica ci mette in guardia dal rischio di fare un po’ come il popolo d’Israele che a furia di stare nel deserto si crea un vitello d’oro. Quanti idoli corriamo il rischio di avere? Il politico di turno, una prospettiva, una visione distorta della fede, della chiesa. Siamo pieni zeppi di idoli, cioè mettiamo la nostra fiducia in qualcosa che pensiamo che alla fine possa colmare il nostro cuore, ma che così non è, perché soltanto Dio può farlo. Ma come è veramente questo Dio, senza che ci costruiamo idoli con la nostra mente? Luca inserisce la parabola della misericordia in tre atti nel cuore del Vangelo al capitolo 15.

È il Vangelo che ci dice la motivazione che spinge Gesù a raccontarle. I pubblicani e i peccatori sono presi dal suo annuncio e gli scribi e i farisei obiettano e per questo Gesù racconta queste parabole. Gesù viene criticato per le sue scelte perché è di manica troppo larga, perché è un po’ troppo buonista. Per questo racconta in tre momenti ben precisi quello che lui ha capito di Dio, qual è il volto di Dio che egli è venuto a raccontare. La parabola è unica in tre momenti, in tre percorsi che vale la pena di ripercorrere. Chi di voi se ha cento pecore ne perde una, non lascia le altre novantanove per andare a cercare quella smarrita? Nessuno Signore! Nessuno! Nessuno è così idiota da lasciare le 99 pecore che comunque gli sono rimaste per andare alla ricerca di quel 1% che magari richiede un sacco di tempo, un sacco di energie e poi chissà che cos’altro.

Anzi se fra le 99 ci fosse anche qualcuno che rompe, vada via anche quella. Solo tu Signore ci vieni incontro e dopo averci trovato sei tutto felice e ci porti sulle spalle, ci prendi, invece di essere snervato per aver perso tanto tempo; probabilmente l’avrei riempita di randellate. Egli se la carica sulle spalle. Una pecora non è un agnellino; vi posso garantire che è piuttosto impegnativo portare una pecora. Ecco la prima cosa che Gesù ci vuole dire in questo nostro tempo: Dio ti viene a cercare, Dio non ti lascia andare, anzi più vivi una situazione di difficoltà, di fatica, più Dio viene con te! Dio ci viene a cercare. E poi Dio è come quella signora che si mette a cercare la banconota che gli è caduta. Quella sì, altro che pecora; se perdo 50 euro ribalto casa finché non l’ho trovata. E fin qua ci siamo, ma la stranezza che dopo averla trovata, invita tutte le vicine e comincia a tirar fuori cose, a fare il caffè perché contenta e alla fine si spende molto di più dei €50 che ha trovato.

Ed ecco la seconda splendida notizia: Dio è uno così esagerato, un generoso, non misura, non è un contabile. Dio diversamente da noi non calcola, quando ama, ama fino in fondo! Infine con la parabola che tutti conosciamo benissimo, quella dei due figli e del padre, Gesù supera sé stesso. Questi due figli hanno due visioni completamente distorte del padre. Il minore pensa che il padre sia un concorrente cioè, se Dio esiste io sono fregato. Accade così nella nostra vita: spesso ammettiamo che Dio esiste, però non posso fare quello che voglio. Se Dio c’è, blocca la mia libertà. Questo figlio minore chiede un’eredità che non gli spetta, va e la sperpera; il padre (questo mi stupisce) non dice “se esci da questa porta non entrerai mai più”, accetta, quasi si fa piegare dalle ostinazioni e dall’arroganza di questo ragazzino. Il figlio, una volta via, passa un momento di carestia, gli amici vanno via e lui si ritrova a riflettere, ha fame e, cosa sbalorditiva, non è pentito! Non dice “Mamma mia, povero papà, chissà come è in pena per me”, no, il figlio minore ha fame e soprattutto c’è questo dettaglio nel testo che mi ha colpito molto: avrebbe voluto saziarsi con le carrube dei porci ma nessuno gliene dava. Nessuno gliene dava, a nessuno gliene frega niente, anzi meglio che muoia un parassita così. Uno dei drammi del nostro tempo è che abbiamo generato una società in cui non ci interessa della fine degli altri. Al padre sì! Il figlio decide di tornare indietro, si inventa la filastrocca da raccontare per ingannare il vecchio (non ha ancora capito nulla, è ancora lì col suo idolo, la visione di un Dio despota, di un Dio garante di una pagnotta). Poi c’è il figlio maggiore.

Questo figlio è uno che lavora tutto il giorno. Egli sente la musica, chiama i servi (cattivi anche quelli che riportano le notizie sbagliate, con cattiveria) e non vuole entrare. Il padre esce fuori a spiegare le sue ragioni a supplicarlo di entrare (io sarei uscito, gli avrei dato due schiaffi e avrei detto: adesso entra, poi ne parliamo), spiega e dice che ha ragione, ma questo fratello però era morto ed è tornato in vita. Il vero protagonista di questa parabola è il padre, un padre che sa che non può cambiare l’idea orribile che i suoi figli hanno di lui, che accetta, correndo un enorme rischio educativo, che il figlio minore se ne vada, che esce fuori a spiegare al figlio maggiore le sue ragioni; vedo il padre che scruta l’orizzonte per vedere se il figlio minore torna, e l’unico modo per farlo è salire sul tetto di questa casa a costruzione unica, stanza unica, e quando lo vede gli corre incontro dimenticando la dignità e il decoro che dovrebbe avere un padre del Medioriente; lo abbraccia quando il figlio comincia la tiritera delle scuse, lo zittisce, gli dà l’anello che è il sigillo del conto in banca, lo riveste e fa festa. Ecco, questo è Dio, dice Gesù. Fino a questo punto, così esageratamente è Dio.

Gesù non riuscirà probabilmente a cambiare l’opinione dei suoi avversari che lo accusano di essere un po’ troppo semplice, un po’ troppo buono, un po’ troppo misericordioso. Infatti non si dice se la pecora la riporta o lei se ne scappa, non si dice se la massaia abbia dovuto farsi prestare €20 per andare a fare la spesa, e nemmeno se i due figli della parabola finalmente capiranno chi è il padre, perché la vita è così. Allora non buttiamo una maschera addosso a Dio, non costruiamoci un idolo, pensando che Dio sia così come lo immaginiamo, non facciamo come Paolo che si pente di quello che ha fatto; almeno oggi la parola è chiara, almeno oggi non è una questione di opinione, almeno oggi Gesù ha detto la sua. Questo è Dio che ci ha raccontato Gesù! Noi siamo liberi di crederci oppure di non crederci. Fate esperienza di questo padre che mi ama per quello che sono. Buona domenica!

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