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Dio non ragiona come noi

Omelia del Vescovo Carlo, 21 aprile, presso la Parrocchia di Gesù Buon Pastore

At 4,8-12; 1Gv 3,1-2; Gv 10,11-18

Il nostro Vescovo Carlo ha amministrato il Sacramento della Cresima a un gruppo di giovani nella solennità di Gesù Buon Pastore, giornata che è anche stata la 61esima Giornata di preghiera per le vocazioni.

La Chiesa ha bisogno di sacerdoti–pastori di greggi che sappiano farsi carico delle necessità delle comunità che vengono loro affidate e che sappiano avere nei loro confronti un atteggiamento non da mercenario, da funzionario stipendiato che fugge via all’arrivo del lupo, ma che sappiano invece entrare in relazione con le proprie pecore e agiscano nei loro confronti con amore e dedizione, come ci insegna Gesù nel Vangelo di Giovanni.

Nella sua omelia il Vescovo Carlo ha sottolineato più volte la necessità, per ogni sacerdote, di avere come riferimento proprio il modello del Buon Pastore indicato da Gesù, un modello che segue una logica estranea al pensare comune di ognuno di noi. Per comprendere meglio, è necessario riferirsi anche a quanto dice Gesù in un altro brano del Vangelo, quando cita il pastore che lascia il gregge incustodito per cercare la pecorella smarrita. Gesù – ha detto il Vescovo – ama il paradosso, ama portarci su sentieri inusuali, seguendo una logica non conveniente (chi abbandonerebbe tutto per cercare l’un per cento del patrimonio?):

«Nessun uomo lo farebbe, ma Gesù ci dice invece che Dio lo fa e lo fa perché ci ama, perché non è un mercenario. Gesù sembra dirci che Dio ha un unico interesse, comunicarci il suo amore».

Essere buon pastore, seguire il modello di Gesù esige però un impegno costante: è necessario imparare a conoscere la voce di Gesù tra le tante voci che ci girano intorno ogni giorno, per un sacerdote questo è essenziale. Si arriva a distinguere la voce di Gesù – ha detto il Vescovo – solo allenandosi ad ascoltarla, facendo spazio nella propria vita alla Parola ogni giorno, nella preghiera, nel raccoglimento, nella celebrazione dei Sacramenti.

Ma questo richiamo, che certamente il Vescovo ha rivolto principalmente ai sacerdoti nella Giornata di preghiera per le vocazioni, è da estendersi a tutta la comunità, il pastore buono deve poter incontrare a sua volta un gregge che da parte sua è preparato ad accogliere e riconoscere la voce e il volto di Gesù e del suo pastore:

«Tutta questa comunità dovrebbe sentirsi come il buon pastore, dovrebbe fare come il pastore che annuncia la parola di Dio a tutti coloro che sono all’esterno. Allora Gesù diventa il buon pastore, il modello non solo per il sacerdote, ma per ogni cristiano. Ciascuno di noi, ognuno in questa chiesa stasera, che celebra la domenica del Buon Pastore è chiamato ad avere Gesù come proprio modello di vita».

Anche il laico è dunque chiamato ad essere testimone di fede e può farlo coltivando e ascoltando la Parola, lo può fare nella propria famiglia, ma anche nelle relazioni amicali e sul posto di lavoro, raccontando e mostrando i frutti del proprio incontro con Gesù. E la premessa anche per il laico, come per il sacerdote, è la costruzione di un legame profondo con Lui, profondo come quello che si instaura con le persone a noi care che noi riconosciamo, appunto, anche solo dalla voce.

Il Vescovo ha poi così concluso:

«Oggi vogliamo ancora confermare la nostra fede, vogliamo ancora una volta dire sì a Gesù, il nostro Buon Pastore, che ci accompagna nel nostro cammino verso il Regno di Dio»

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