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Una casa e un incontro speciale

Commento al Vangelo Lc 1,39-56

Come sempre la parola chiave di questo brano è “viaggio”. Questa domenica, ultima del tempo di avvento è una di quelle domeniche che ci costringe a metterci in cammino, o perlomeno a metterci in cammino seguendo il racconto del Vangelo.

A cosa serve una novena, un triduo, un settenario, un tempo forte? Ad uscire! A metterci in cammino! A correre verso Dio e verso gli altri perché gli altri sono il primo luogo abitato da Dio! Il frutto del cammino di Avvento è trattenere la gioia di questo percorso nei giorni a seguire.

Mettere a frutto il cammino che Dio ci ha fatto fare, è l’obiettivo della celebrazione di una festa. È Maria la protagonista di questo racconto nel quale compie un gesto talmente tanto rivoluzionario che rimarrà come battistrada per tutti coloro che vogliono prendere sul serio Dio.

Ella davanti all’annuncio dell’angelo non si ritira in una preghiera solipsistica, mettendosi in trono, ma ha capito subito quello che Dio aveva fatto: Dio era uscito da sé stesso per andare verso l’uomo, verso la gente, verso il suo popolo. Maria sente che il dono ricevuto va condiviso così come ogni miracolo che accade nella mia vita va condiviso, va messo in cammino. Prima di tutto Maria esce da sé stessa per vedere come Dio realizza la sua storia con gli uomini.

Anche Maria aveva bisogno di qualcuno con cui condividere quella storia, quell’incontro, quella sussultazione del cuore quando si accorge che Dio le aveva parlato. Strana storia quella di un angelo e di una ragazza incinta per opera dello Spirito Santo. A chi raccontarla? Chi l’avrebbe capita?

Sapete, ci sono segreti, sensazioni ed emozioni che non vanno raccontate, non vanno dette perché non ci capirebbero. Quell’incontro con Dio le aveva rivelato un nome: Elisabetta. Quel nome le frullava per la mente. E corre come quando si corre verso le amiche che sole possono capirti.

Dio è come una calamita che ti attrae verso storie, persone, luoghi da essere visitati. Maria esce da Nazareth, dalla sua casa, dalla sua gente, da quel piccolo buco di paese dove la sua vita sarebbe stata per sempre segnata e quello sarà solo il primo di tanti viaggi che ancora oggi la vede protagonista nella vita degli uomini.

La grazia più grande che abbiamo dalla Madonna è quella di farsi presente, di visitarci, sempre e dovunque siamo. Ma accade qualcosa di meraviglioso: nel momento in cui Maria si incontra con Elisabetta, Maria esplode di gioia perché rilegge tutta la storia sapienziale della sua vita: è tutto vero! Sta accadendo sul serio!

Maria legge tutta la sua storia alla luce della Scrittura e grida di gioia! Tratteneva tutto dentro di sé, ma davanti a quello che sta vedendo Maria grida, canta, danza dalla gioia! Le parole di Maria nel Vangelo di oggi, sono la diretta conseguenza delle parole di Elisabetta.

Maria canta la sua storia, la racconta, la condivide. E mentre ci sta raccontando la sua storia, ci guarda dentro e scorge anche i segni del domani e non solo traccia del passato. Queste due donne vedono già il sogno di Dio realizzato nella storia. Stupendo!

Quando guardiamo la nostra vita non dobbiamo soltanto tirare le conclusioni dalle nostre esperienze, dobbiamo avere il coraggio di guardare anche avanti, al futuro, e ricordarci che siamo figli di un Dio che disperde i superbi nei pensieri del loro cuore, che rovescia i potenti e gratifica gli umili, che ricolma di beni chi è affamato e a chi si crede ricco lo lascia a mani vuote.

Maria ci insegna a leggere la nostra storia nonostante noi la vediamo sempre nera. Maria dice tutto questo mentre sa che dovrà fare i conti con le angherie di Erode, le incomprensioni dei vicini, la disoccupazione di Giuseppe, la povertà dell’esilio forzato in Egitto.

Ella sa bene che la cronaca è molto spesso cronaca nera, ma nonostante ciò sa cantare la luce nascosta in essa. L’esperienza della fede non è l’esperienza di vedersi risolti tutti i problemi e per questo sentirsi grati, è invece l’esperienza di saper scorgere un misterioso bene lì dove tutti vedono solo ingiustizia e imprevisti. Questa è la grazia che nessuno chiede a Maria!

Ma il dono di questo sguardo viene donato solo a coloro che sanno mettersi in gioco concretamente a partire dalla carità, così come ha fatto Maria. Anzi è proprio Lei che ci dice in fondo qual è lo scopo vero di ogni carità: portare gioia nella vita degli altri, aiutare a leggere la storia degli altri con gli occhi di Dio.

Smettiamola di dire: se la mia vita mi va bene vuol dire che Dio mi vuole bene, se va male mi punisce, è malvagio! Partecipa anche tu a questa storia di salvezza! Chi sa fare questo, trova gioia anche per sé!

Buona domenica!

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