Login

Lost your password?
Don't have an account? Sign Up

Vicino alla morte, miracolato da Sandra: da allora la mia vita è un sì a Dio

Nel giorno della beatificazione di Sandra Sabattini, la testimonianza di Stefano Vitali, guarito da un tumore al colon per intercessione della giovane.

A 37 anni di distanza dalla morte di Sandra Sabattini, la fama di santità è cresciuta anche grazie a don Oreste Benzi che le aveva spalancato le porte della Comunità Papa Giovanni XXIII. Fu lui a far pubblicare il diario di Sandra, fatto di pensieri profondi, di rese al Signore, di amore incondizionato per gli altri.

È in quel diario che Stefano Vitali trova la molla della sua vera conversione. Lui è conosciuto per essere il miracolato, colui che a Sandra ha aperto la strada per essere beata. Un miracolo nella carne, perché guarito a 40 anni da un tumore aggressivo al colon, ma soprattutto un miracolo nell’anima. Stefano racconta infatti che solo dopo anni, solo dopo aver ritrovato una salute di ferro e dopo aver visto morire tante persone che con lui condividevano la chemioterapia, comprende che Sandra gli parla con i pensieri semplici del suo diario. Capisce che la felicità è nei numerosi sì pronunciati dalla giovane e sceglie anche lui di mettere da parte il suo io per aprirsi realmente a Dio. Oggi è un padre di sei figli, impegnato nelle missioni della Giovanni XXIII.

Sandra Sabattini

Sandra, il sorriso di Dio

“Non l’ho mai conosciuta Sandra se non attraverso i racconti di don Oreste che ne parlava in continuazione”, così racconta Stefano Vitali.

Quando hai 40 anni, dei figli piccoli, una vita davanti arriva questa sentenza di morte. Cosa ti è scattato nella testa? Che ruolo ha avuto la fede in questo percorso?

I primi giorni dopo una sentenza di fine vita non sono ovviamente piacevoli. La disperazione è la prima cosa che ti viene in mente, soprattutto per le preoccupazioni legate ai figli. Io ho avuto come maestro don Oreste, che mi ha insegnato sempre molto di più con i fatti che con le parole. Mi ricordavo che ogni volta che riceveva una notizia drammatica, all’inizio si piegava su se stesso come se stesse soffrendo per poi rialzarsi e dire quella frase che per me è diventata uno stile di vita: “Io Signore non so perché sta accadendo tutto questo ma so che tu lo sai e questo mi basta” e poi concludeva dicendo che tutto è grazia. Questo modello di vita mi ha aiutato moltissimo, perché ho pensato che se davvero tutto è grazia, anche quei mesi di vita che rimanevano dovevano essere vissuti appieno e, soprattutto, vissuti con quelle persone che avevi più trascurato nella vita per costruirti una carriera. Chi ha tante responsabilità, la prima cosa che fa è quella di tralasciare gli affetti più cari, quelli che sono più vicini, perché si crede che tanto il tempo c’è e il tempo ci sarà. Stranamente, e tutti me lo ricordano ancora, io in quei mesi ero una persona molto serena, sempre col sorriso, che cercava di affrontare la vita in maniera più positiva possibile.

Poi don Oreste ti ha detto che tutta la comunità stava pregando per l’intercessione di Sandra…

L’ho confessato più volte: io avevo chiamato don Oreste per parlare, per spiegarmi perché mi stava succedendo tutto questo, qual era il progetto di Dio in questa malattia, in questo percorso. Quel giorno abbiamo parlato molto e alla fine ha detto di pregare, come se tutto quello che c’eravamo detti prima non fosse importante. Quando lui mi ha detto che aveva chiesto a tutta la comunità di pregare Sandra per la mia guarigione, io ho preso la cosa molto sottogamba, non mi interessava, perché io non pensavo neanche di poter guarire. Mi interessava di più la chiacchierata che avevo fatto prima con lui. Sono quei momenti che scordi subito o te li dimentichi, perché non sono importanti nella tua vita.

Quando sei andato dal tuo medico che ti ha detto che gli esami stavano migliorando, hai pensato subito a Sandra o a qualcos’altro?

Don Oreste era venuto a casa mia il 3 settembre, ed ero nel pieno della malattia. Il 16 ottobre il primario mi chiama e mi dice che i miei valori stavano tornando nella norma. Io, in realtà, mi sono negativizzato il 6 novembre 2007, esattamente il giorno dopo il funerale di Don Oreste. Il problema è che quando la vita riprende, quando tu guarisci, ti dimentichi addirittura di essere stato male, ti dimentichi di tutto. Il Vangelo di Luca parla dei dieci lebbrosi guariti da Gesù e dice che nove vanno avanti per la loro strada, come se niente fosse successo, solo uno torna indietro a lodare Dio. La mia vita, negli anni successivi, è andata avanti esattamente come se nulla fosse, sono anche diventato presidente della Provincia di Rimini. Ho avuto un ruolo ancora più importante di prima, quindi quella onnipotenza dei 40 anni è tornata tutta.

Essere miracolato nel 2021 cosa significa? Cosa vuol dire vivere sulla propria pelle una grazia di questo tipo?

Sentirsi miracolato è un percorso che, all’inizio, come ti ho raccontato, ho affrontato riprendendo la vita di prima. Ho fatto per quattro anni e mezzo chemioterapia e quando continui a frequentare persone che non ce la fanno, quando perdi tantissime persone che incontri nel day hospital oncologico, ti rendi conto piano piano del fatto che ti è successo qualcosa. Quando dopo tanto tempo ho realizzato questo, la prima cosa che mi è venuta è stata un grande senso di colpa perché mi sono sempre chiesto: “Ma perché a me?” e continuo a chiedermelo. “Cosa ho di speciale? Perché Signore hai fatto questa grazia così importante a me?” La vita di un miracolato nel 2021 è una vita che si porta dietro un sacco di domande, un sacco di sensi di colpa, delle frustrazioni, perché pensi che se il Signore ti ha fatto questa cosa grande, ti dovrà succedere qualcosa di grande. In realtà la vita va avanti, normale, con gli alti e bassi della vita di tutti. A me piacerebbe conoscere, lo dico sempre in maniera provocatoria, anche la vita di Lazzaro dopo che è stato miracolato da Gesù. Mi chiedo se abbia vissuto tutte queste sensazioni, se poi è cambiato il suo modo di vivere. In tutto questo, Sandra è tornata prepotentemente nella mia vita, perché ho cercato di capire cosa aveva lei da dirmi, perché don Oreste avesse pregato così forte questa ragazza che io non avevo neanche conosciuto, perché comunque mi guarisse. Da lì è cominciata la vita nuova, la vita piena, perché ho scoperto una persona davvero fantastica. Quando don Oreste me lo diceva negli anni, la cosa mi entrava da una parte e mi usciva dall’altra, perché non avevo capito davvero la portata di questa ragazza.

Oggi, se tu dovessi definire Sandra, come la definiresti?

Sandra era straordinaria nella sua ordinarietà. Una ragazza che diceva sempre sì a qualsiasi proposta le venisse fatta e senza mai avere un tornaconto di carattere personale. Tutte le volte che don Oreste chiedeva di aprire una strada, di stare con dei poveri, lei diceva sempre sì e anche se non capiva il perché, lei sapeva che quello era il progetto che Dio aveva su di lei. La cosa bella di Sandra, che è la stessa cosa che aveva don Oreste, è che tutto quello che lei faceva, lo faceva con quel sorriso che io chiamo “il sorriso di Dio” e che posseggono solo le persone con la convinzione di essere all’interno del progetto di Dio. Quello che Sandra ha lasciato alle persone che ha incontrato è stata la sua gioia di vivere, che era data dal suo essere sempre disponibile a tutto, soprattutto era una persona che non aveva bisogno di apparire. Quello che ho capito, nella storia tra me e Sandra, è che io ero esattamente il contrario di quello che era lei. Ogni volta che dicevo sì, dovevo avere un tornaconto, se potevo dovevo essere il primo ed ero arrabbiato con Dio per ogni volta che il suo progetto non coincideva col mio. Ho imparato che la felicità si trova non facendo quello che tu vuoi, ma quello che ti viene richiesto di fare e allora lì coincide il tuo progetto con quello di Dio, lì comincia a venirti fuori quel sorriso che è il segno della tua felicità.

Che giornata sarà per te questa?

La giornata in cui io spero si cominci a parlare di più di Sandra, perché io penso che Sandra sia tremendamente attuale e che ci sia un gran bisogno, non solo nei giovani, di conoscere meglio la sua figura. E se questo potrà avvenire, anche grazie all’onore degli altari, che possa essere l’inizio di una avventura stupenda per tutte quelle persone che la potranno incontrare e ti garantisco che sono già moltissime.

Fonte: Benedetta Capelli – Vatican News

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

*
*