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Il Capitano della barca

Cari bambini, bentrovati! Ormai l’estate è arrivata e la nostra meravigliosa isola è inondata di sole, profumo di mare e barche colorate che ondeggiano dolcemente sull’acqua! Ma non tutte le giornate possono essere sempre belle, c’è anche bisogno dei temporali e, quando arrivano, vediamo che quelle stesse barche, che prima dondolavano appena, all’improvviso cominciano a sbattere violentemente e potrebbero andare perdute se non le si lega saldamente.

Perché diciamo questo? Vogliamo rovinarvi il pensiero delle vacanze? Certo che no! L’esempio che vi abbiamo appena fatto è esattamente quello che capita nel Vangelo di Marco di Domenica 20 Giugno.

Gesù, infatti, lasciata la folla a cui stava parlando, sulle sponde del Lago Tiberiade, disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E salirono sulla barca. C’erano anche altre barche con lui. Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli (Gesù) se ne stava a poppa (parte posteriore della barca), sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?». Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, calmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia (tempo calmo). Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».”.

Bambini, ma come è possibile? In tutto questo scatenarsi degli elementi, Gesù se ne stava tranquillo a dormire! Sembra incredibile, vero? Lo è, ma ricordiamo che Gesù è il Figlio di Dio, il Creatore, non ha da temere nulla dalla natura, la può controllare! L’unica cosa che Gesù non vuole controllare, anche potendo, siamo noi. Questo è quello che Gesù teme di più: il nostro rifiuto.

Vedete bambini, le barche del Vangelo siamo noi. Come le barche, infatti, possiamo navigare dolcemente sul mare o essere in balia delle onde quando la nostra vita attraversa la tempesta delle difficoltà. Quello che fa la differenza, e può assicurarci di non perderci o non sbattere contro gli scogli, è il Sommo Capitano che ci guida. Quale barca può salvarsi senza nessuno che la governi? È abbandonata a se stessa!

Eppure, spesso, noi vogliamo guidarci da soli convinti che vada bene così, ma nel momento della prova non sappiamo superarla. Gesù è quel capitano che vuole salire sulla nostra barca, che vuole stare con noi. È silenzioso, non lo si sente: sembra quasi dormire.

Questo, a volte, ci fa pensare male e crediamo che non sia interessato a noi. Spesso, come nel Vangelo, arriviamo a chiedergli se non gli importa se siamo perduti. Siamo così preoccupati di quello che succede che non ci ricordiamo che avere Gesù con noi è avere la vera salvezza.

Solo Lui può aiutarci e solo Lui sa quando è bene intervenire oppure no. Ecco perché dice: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?». È la fede che fa la differenza. Gesù ha calmato le acque perché è stato chiamato, gli hanno urlato con paura, e nel Suo amore ha voluto compiere questo gesto ma, forse, non era necessario.

Così capita che le difficoltà della nostra vita possano essere difficili da accettare e può succedere di chiedere a Gesù perché accadono. Ci spaventiamo e ci abbattiamo e, magari, siamo così impauriti che non cerchiamo di affrontare una prova che potrebbe essere solo un buon insegnamento per la nostra vita e ci può rendere più forti! Avere fede in Gesù è sapere che in ogni istante, in ogni occasione della nostra vita, Lui è con noi e non ci abbandona mai. Allora, nessuna onda ci farà paura sapendo che a guidarci c’è il nostro Capitano!

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