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Riconoscere il Risorto per ri-cominciare a vivere

La Via Lucis dei giovani con il Vescovo Pietro

Sulla via della Luce
Quando lo videro, si prostrarono. Essi però dubitarono” (Mt 28, 17)

È da un anno oramai che ci ritroviamo a fronteggiare l’emergenza Covid e sempre più in noi c’è la voglia di ricominciare, di uscire da questo tunnel buio ed infinito.

Gesù da risorto ci ha promesso di essere con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo, ma noi in cambio dobbiamo continuare a camminare al Suo fianco.

Oggi, vogliamo portare una speranza, una luce, una gioia a chi si sente intrappolato: la Via Lucis. Una novità, un’esperienza del tutto nuova che ha portato allo scoperto tante realtà isolane testimoniate dai giovani delle nostre comunità parrocchiali, come la mensa del sorriso, il centro di ascolto Caritas, il centro Papa Giovanni XXIII,Villa Mercede e tanti altri.

La celebrazione è stata presieduta dal nostro Vescovo Pietro, ed è stata un momento forte, di vicinanza, con voglia di sconfiggere la morte accendendo le candele della vita.

Siamo stanchi, questo non è un tempo facile.

Noi giovani, poi, viviamo il tempo della perenne incertezza. Il lavoro sicuro sembra una vecchia leggenda di paese, la scuola per i giovanissimi è invece una tortura vissuta da casa. Ci manca tanto dei tempi passati, a tratti non ci va più neanche di sognare il futuro. Eppure, in questo presente c’è una Luce. Eppure, resiste nonostante tutti i ‘nonostante’ una speranza certa: Gesù, il Cristo, è risorto dai morti!

Non è uno slogan banale. È quello che noi giovani abbiamo vissuto nella Via Lucis di venerdì 9 aprile nella splendida cornice della nostra chiesa Cattedrale guidati da Mons. Lagnese.

“Si prostrarono ma dubitarono… proprio come noi che tante volte facciamo fatica a saper cogliere i segni della presenza di Gesù Risorto!” con queste parole il Vescovo Pietro, conducendoci sui passi del Risorto, ci ha riportato alla realtà.

Non c’è Resurrezione senza la Croce. Così di parrocchia in parrocchia, di segno in segno, di esperienza in esperienza, abbiamo passato, in una staffetta ideale, il testimone della Resurrezione.

La Pasqua 2021 è stata ancora una volta una Pasqua fatta di tante limitazioni ma, alla luce del Vangelo, abbiamo riscoperto i tanti segni del Risorto presenti, come piccole fiamme, sulla nostra isola. Segni deboli li ha chiamati il Vescovo. Segni deboli, testardamente presenti!

Giochiamo a cambiare i colori delle Regioni, attendiamo speranzosi risposte sulla vaccinazione, guardiamo alla stagione turistica con un misto di attesa e sfinimento. In tutto questo caos, un messaggio, quello della Pasqua, resiste e si fa spazio.

Grazie alle condivisioni dei ragazzi delle diverse parrocchie dell’isola ci siamo ricordati di attraversare le nostre Croci e di superarle stringendo forte la mano di Gesù che da Risorto ce la tende per sostenerci e rialzarci!

Abbiamo guardato ai segni tangibili presenti sul nostro territorio nati proprio dalle ferite (come quella del terremoto del 2017) che fanno parte di noi: i centri Caritas, i centri d’accoglienza, le mense, le case di riposo. Non solo, siamo entrati nella “normalità banale” delle nostre comunità. Abbiamo condiviso il pane sfornato per i più bisognosi, i luoghi adibiti a “Casa di Dio” per quelle comunità che col Covid hanno avuto bisogno di spazi più ampi; ci siamo scambiati ricordi di quell’Incontro che ci ha cambiato la vita.

Abbiamo ri-conosciuto il Risorto nelle tracce del nostro quotidiano così come è, difficile, incoerente, ma pieno di Lui!
“Racconti semplici che ci mostrano un incontro con Gesù risorto che assume caratteristiche deboli, e ci chiama a riconoscere Gesù risorto nella vita di tutti i giorni. Segni deboli sono quelli della Resurrezione… Le varie testimonianze che ci avete offerto questa sera sono proprio questo: brevi racconti dei segni di Gesù risorto!” (Vescovo Pietro).

E, proprio guardando alla condivisione di una serata così speciale, vorremmo riflettere su di un aspetto particolare di questo evento (e non per riempirci la bocca di belle parole!) che non è da sottovalutare: la presenza.

Siamo stati insieme in un qui e ora e, nel rispetto delle norme anti-contagio, abbiamo condiviso sguardi, parole, “sorrisi nascosti”. La gioia di ritrovarsi ha prevalso sui limiti, sulla paura e sulle norme (tutte rispettate) che sembrano prendere il sopravvento e renderci indifferenti a chi ci circonda… quasi fossimo tutti “virtuali” anche nella realtà!

Sottolineiamo questo aspetto, proprio alla luce del Risorto, per guardare alla differenza sostanziale che c’è fra un “webinar”, una diretta social o tanti altri bei momenti virtuali: noi, Chiesa, abbiamo vissuto insieme la presenza di Cristo fra noi… su questo non c’è distanza o mascherina che tenga; ne siamo certi, il Risorto era con noi! Lo Spirito Santo ha soffiato sulle nostre vite come per i discepoli nel cenacolo!

Abbiamo ri-conosciuto il Risorto proprio nelle nostre ferite, nelle nostre incertezze. Abbiamo fatto Pasqua (il passaggio) dai “se”, i “ma” e i “non ne vale più la pena” alla Vita e abbiamo sperimentato la vittoria della Luce di Cristo sul buio di questo tempo difficile. E le candele, che alla fine ciascuno ha ricevuto e acceso dalla fiamma del cero pasquale, sono state il segno personale che abbiamo avuto tutti in mano nel rinnovare, con il Vescovo, le promesse battesimali.

La Via Lucis però è un cammino. Un cammino che non si ferma ad una bella serata.
Provocati da quest’esperienza, ne facciamo tesoro per guardare a quello che ci aspetta in una prospettiva tutta nuova, quella del Risorto!

Desideriamo più che mai ricominciare a vivere, siamo affamati di vita piena!
La Via Lucis, vuole essere solo un passaggio, un punto di partenza per chiederci “dove siamo? Dove stiamo andando?” e, al di là delle agende pastorali, provocarci per ricominciare a sognare.

Come giovani della diocesi ci proponiamo questo: sulle tracce del Risorto vogliamo riafferrare la Vita Vera e provare a condividerla con chi ancora non la conosce, o forse l’ha dimenticata nelle stanze più segrete del Cuore.
L’augurio è che, come per la Chiesa nascente, anche la nostra Chiesa, nonostante le ferite e la stanchezza, sappia testimoniare ancora quell’Amore che la edifica.

A noi giovani, ricevuto il testimone del Risorto, il compito di continuare la staffetta dell’annuncio. Un annuncio che non sappia di belle parole e slogan seducenti, ma che sia tutto “pregno” del nostro essere così come siamo: giovani a volte insicuri, incoerenti, ma Amati, Amati dal Risorto!

Nelle foto: I “segni” presentati dalle varie parrocchie

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