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Perché donare l’otto per mille alla Chiesa cattolica?

Per un cristiano è un dovere, ma non solo. E’ un gesto che può fare la differenza, che davvero può cambiare in meglio la vita di tante persone, di quanti hanno perso il lavoro e si trovano a combattere con la routine quotidiana della spesa, delle bollette e dei tanti conti da pagare a fine mese. I poveri sono tanti non solo in Italia e nel mondo, ma anche qui, sulla nostra incantevole isola, specialmente in questo tempo sospeso e terribile che stiamo vivendo. E c’è poco da fare. La pandemia non molla e la maggior parte degli isolani vive di turismo e di tutto l’indotto ad esso legato.

Difficoltà non solo per le aziende alberghiere e termali che assumono – sempre se e quando riapriranno – metà personale; ma soprattutto per le piccole aziende, le attività commerciali, le agenzie di viaggi, i piccoli bar e ristoranti, i negozietti, molti dei quali stanno chiudendo, purtroppo.

E se si chiude, anche tutte le altre categorie di lavoratori ne soffriranno: tassisti, operai, artigiani, manovali. E’ un effetto domino spaventoso. Il governo? Ha fatto quel poco che poteva, ma non riuscirà a provvedere a tutti adeguatamente. Inevitabilmente qualche categoria resta esclusa dai “ristori”.

Ma c’è la Caritas anche qui sull’isola e meno male che esiste e resiste! E c’è sempre la possibilità per tutti, almeno per coloro che ancora percepiscono uno stipendio o una pensione decente, di migliorare la situazione attraverso la donazione dell’otto per mille dalle tasse alla Chiesa cattolica. Qualcuno potrà fare spallucce e chiedersi a che cosa possa servire un introito così irrisorio. D’altra parte basta ricordare che cosa diceva Santa Madre Teresa di Calcutta a proposito del bene che ciascuno di noi può fare.

Una goccia, ma tante gocce messe insieme formano un oceano. Tanto per fare un esempio, è proprio così che a Forio è nata diversi anni fa la casa di prima accoglienza intitolata a Papa Giovanni Paolo II, gestita oggi dalla Caritas diocesana. A quanto pare l’organismo della CEI è sempre in prima linea, pronto ad accogliere chi non ce la fa, e non si stanca di richiedere maggiore attenzione alle amministrazioni isolane, soprattutto nei giorni in cui l’allerta meteo minaccia condizioni climatiche estreme con freddo, venti forti e mareggiate.

E chi è senza fissa dimora come dovrebbe difendersi? Proprio per questo la Caritas isolana ha predisposto da gennaio delle tende negli spazi esterni della casa di accoglienza di Forio, per ospitare chi una casa dove dormire non ce l’ha. Inoltre sta lavorando per allestire nuovi servizi: una mensa che garantirebbe 200 pasti quotidiani a tutti coloro che ne hanno la necessità e un numero verde sempre attivo, per raccogliere le segnalazioni di persone in difficoltà, il che ridurrebbe certamente le situazioni di disagio. Donare l’otto per mille non è ininfluente.

Al contrario è fondamentale e ve lo racconto attraverso le testimonianze di alcune persone che lo fanno di routine, ma con grande convinzione.

Perché firmo?

“Io firmo per donare l’otto per mille alla Chiesa cattolica perché le opere che compie per le persone e le attività di aiuto per i più deboli le ritengo molto importanti e degne di essere sostenute. Anche sull’isola d’Ischia la Chiesa diocesana ha aperto e avviato diverse strutture per venire incontro alle necessità dei più bisognosi. Questa, in sintesi, la motivazione della mia firma per l’otto per mille. (Ciro – settore alberghiero)

Come ti posso aiutare?

La mia attitudine è stata sempre ispirata dal poter aiutare gli altri. Nel tempo, però ho sempre pensato di non fare abbastanza. Quando ho scoperto che anche con il mio lavoro avrei potuto offrire un aiuto concreto ai più deboli e a quelli che si impegnano in prima persona per loro, sono stata felice di destinare l’otto per mille alla Chiesa cattolica. Oggi poi, essendo impegnata anche in attività della mia parrocchia, sperimento personalmente le tante difficoltà che incontrano i parroci nell’affrontare le necessità delle persone svantaggiate. Il mio contributo sarà anche una piccola goccia che, però, potrà offrire speranza a chi si trova in difficoltà. (Mena – insegnante)

Siamo una matita nelle mani di Dio

Fare con attenzione le piccole cose e metterci tanto amore. Dare ali alla speranza di chi soffre o di chi semplicemente non può permettersi neppure di comprare un gelato o un giochino al figlio. E’ così che in parrocchia si sono moltiplicati i gesti d’amore e di attenzione a favore dei più sfortunati e si sono riempite le ceste della carità non solo di generi alimentari, ma anche di regalini natalizi per i bambini di chi è rimasto senza lavoro. Dovremmo essere la matita nelle mani di Dio, come sosteneva Santa Madre Teresa di Calcutta di se stessa. Fare la Sua volontà e aiutare concretamente chi si trova nel bisogno. Non basta pregare.

Dio non ha mani, ha solo le nostre e oltre ai consueti gesti di carità che ogni cristiano si sente di fare in questo tempo di Quaresima, si può, anzi si deve firmare per donare alla Chiesa. Io lo faccio da decenni e sono convinta che nulla vada sprecato, perché lo vedo da me quanto bene e quante opere riescono a realizzare tanti sacerdoti con l’aiuto di tutti: dall’aprire una casa parrocchiale, come il centro Emmaus, ai lavori di manutenzione ordinaria e straordinaria dei luoghi di culto, all’allestimento di una mensa per i poveri in diverse occasioni durante l’anno. Una delle ultime iniziative? Il fondo di € 50.000,00 stanziato dalla diocesi di Ischia grazie alla Caritas isolana e all’Ufficio per la Pastorale Scolastica, per gli studenti dell’Isola che a seguito dell’emergenza sanitaria da Covid-19 versano in situazioni di disagio economico .

E si va dai buoni scuola, alla consegna di PC portatili per la DAD al Contributo locazione per studenti universitari fuori sede (contratto di fitto). Non credo che sia poco. Solo insieme ce la faremo, e insieme e con un gesto piccolissimo, una firma, potremo realizzare davvero tanto. (Mariagrazia – ex insegnante)

Uno stile di vita familiare

Nelle nostre case, nello stile di vita familiare, si cerca un posto per ogni cosa, recuperando quello che avanza in modo da non sciuparlo. Così se avanza un piatto di pasta, magari si decide di farne una frittata; se in giardino si raccolgono tante arance, si può scegliere di farne marmellate; un vecchio jeans strappato può diventare una comoda borsa e una tovaglia da tavola logorata può dare vita a comodi canovacci da cucina.

Dallo stile di vita familiare possiamo prendere esempio anche per gestire la nostra economia. Come magari cerchiamo nei nostri acquisti di fare le scelte più idonee, in modo da non sciupare risorse, così possiamo scegliere di donare una piccola percentuale delle nostre tasse fisse per un fine sociale o umanitario. Mi riferisco all’otto per mille e al cinque per mille; ma cerchiamo di capire meglio cosa indicano queste sigle.

L’otto per mille è una libera scelta di destinare una percentuale della quota totale IRPEF allo Stato per scopi umanitari e sociali, o a confessioni religiose per scopi religiosi e caritativi. Grazie all’otto per mille, dal 1990 ad oggi la Chiesa cattolica ha potuto realizzare migliaia di progetti, diffusi in modo capillare sul territorio, che si contraddistinguono per la forte rilevanza sociale; il sostegno attivo all’occupazione; la tutela del patrimonio storico-culturale e artistico; la promozione dello sviluppo nei Paesi più poveri; il sostegno ai Sacerdoti in prima linea per questi progetti. In particolare, in questa emergenza causata dalla Pandemia, la Caritas Italiana si è fatta carico dei tanti bisogni emersi ed è riuscita a dare un valido sostegno concreto a chi si è trovato di punto in bianco nell’indigenza.

Diverso è il cinque per mille: è una misura fiscale che consente ai contribuenti di destinare una quota dell’IRPEF a enti che si occupano di attività di interesse sociale, come associazioni di volontariato e di promozione sociale, onlus, associazioni sportive che svolgono prevalentemente attività socialmente utili, enti di ricerca scientifica e sanitaria.

Il cinque per mille è una forma di sussidiarietà orizzontale, un principio che implica la collaborazione del cittadino con le istituzioni per l’attuazione di interventi socialmente rilevanti.

Possiamo dare entrambe le adesioni, e scegliere a quale associazione, quale progetto aderire attraverso il cinque per mille inserendo il codice dell’associazione che vogliamo sostenere. Io scelgo di sostenere un progetto e lo mantengo per due o tre anni e poi cambio in modo da sostenere diversi progetti.

Tutto deve essere fatto però con lo stesso stile di vita familiare: oggi abbiamo bisogno di gesti concreti di solidarietà, nella consapevolezza che ogni gesto di condivisione, anche se piccolo , ci fa crescere in umanità, facendoci agire da veri figli di Dio. (Angela – insegnante)

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