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L’Amore tra le trasparenze architettoniche della natura

L’Amore tra le trasparenze architettoniche della natura

Rossella Novella

Lui è uno di quelli che non vuole etichette, non vuole essere chiamato con nessun titolo, nessun fregio, nessun dottore, poiché gli sarebbe consentito per la Laurea, nulla. Lui è uno che non c’è, ischitano doc e visceralmente innamorato dell’isola, in ogni sua declinazione, parimenti indignato e offeso per come l’isola sia stata deturpata. Non sopporta il cattivo gusto, arte travestita da bellezza, o bruttezza, passata per espressione artistica; osserva, fotografa, crea, unisce, racconta, rievoca. Mediante immagini, scatti presi in prestito alla natura dinamicamente statica delle cose, dei paesaggi, dei particolari. In altissima risoluzione, variabile solo per funzionali gigantografie, per meglio imprimere, osservandoli, i dettagli che parlano, come nel suo caso, della perfezione. Dettagli dichiarati, non urlati né artefatti, semplicemente colti con la forza e l’autorevolezza di chi, come la natura, abita questo mondo da sempre, da ancor prima dei nostri avi. Natura che si erge maestosa nella sua imponenza anche in un rametto che sembra essere appena spuntato ma che contiene in sé tutte le linee, e le vene e le ere, della sua specie.

Lui è Marco Cortese, di professione architetto, di passione “sensibile” se la sensibilità può inserirsi in una qualche etichetta convenzionale. Lui ritrae persone, architetture e sentimenti che legano le due dimensioni, intersecandole tra loro. Da architetto ha compreso, senza tema di smentita, che l’architettura più bella, più perfetta, più completa è quella della natura che malgrado noi e il nostro maldestro tentativo di volercene appropriare, deturpandola, si ostina a dare sfoggio di sé e della sua autenticità, incurante del tempo, dei nostri (de)meriti e dei nostri sguardi.

Con la fotografia, Marco crea un compendio tra l’architettura limpida e perfetta della natura e lo sguardo, l’attenzione e il sentimento degli abitanti del pianeta terra che ne armonizza in maniera autentica la convivenza. Con FOLIUM presso l’Atelier delle dolcezze, Marco dona all’isola la capacità di osservare quanto e come la natura ci viene in soccorso in tutte le sue manifestazioni e come potremmo convivere con essa nel rispetto di un equilibrio sempre più precario, ad oggi. Il gioco delle trasparenze è un attento, ulteriore dettaglio che impreziosisce la mostra e la tematica che esprime perché è relativo al ritorno di un sogno proposto già qualche anno fa presso la galleria d’arte Ielasi di Ischia Ponte, avente tema “trasparenze”.    L’abbinamento tra le trasparenze di allora e le linee architettoniche della natura, oggi, crea un mix esplosivo di colori, soffusi, delicati, impetuosi e trattandosi di un atelier delle dolcezze, anche di odori e sapori. Il soggetto è difficilmente individuabile, da un’analisi degli scatti sembra che sia lo spaccato verdeggiante che ritrae un luogo dei nostri boschi. In un battito di ciglia il soggetto diventa la preziosa carta da lettere che si intravede in trasparenza, protetta da una campana di vetro che lascia filtrare il paesaggio che fa da sfondo. Ad uno sguardo più attento, il soggetto prende le forme sinuose e suadenti di un’antica grafia impressa su carta speciale, a bassa opacità, di quelle che consentono di leggere anche in trasparenza, oltre che tra le righe, permettendo il passaggio della luce e la traslazione al mistero, dove il soggetto diventa il contenuto di quella lettera sapientemente ripiegata, ricolma di scritto di proprio pugno, dove è impressa la forza e la tenacia, l’eleganza e la cura, del messaggio che racchiude. Forse un’ode, una poesia, un desiderio, un auspicio, chissà. Se si socchiudono gli occhi pare di annusare l’aria del verde bagnato di pioggia, pare di gustare il gelato all’essenza di Ombelico di Venere (Umbilicus Rupestris), un nuovo gusto di gelato studiato per l’occasione dalla Borsa Verde 3.0. realizzato a partire dalle foglie carnose, scelte appositamente una ad una, di questa piccola pianta che abita rocce e parracine, scopertasi commestibile.

Il soggetto diventa ora più chiaro, da una disamina dei particolari, di ogni singolo dettaglio, dalla unione di tutti quanti gli elementi, il soggetto si svela, schiudendosi gli occhi, nella sua forma più assoluta ed ancestrale. L’amore per la natura come opera magna di architettura semplice e complessa, autentica e replicabile nella sua immutabilità, unica e perfetta.

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