È stato questo il titolo della 44° marcia francescana svoltasi quest’anno. In realtà si tratta di una iniziativa più ampia che promuove diverse marce sul territorio, in Italia e all’estero, con una tappa conclusiva il 4 agosto, con arrivo ad Assisi. Anche a Ischia la marcia si è svolta con partenza sabato 1 agosto scorso, dal convento dei frati minori di Sant’Antonio e arrivo, nella notte del 2 agosto, preso il convento di San Francesco a Forio, recentissimamente riaperto dopo tre anni di restauro. La marcia, dunque, coincideva con la ricorrenza del “perdono di Assisi”.

Si tratta di una indulgenza plenaria speciale, cioè la cancellazione totale della pena per i peccati già rimessi con il sacramento della confessione, che si ottiene ogni anno da mezzogiorno del 1° agosto alla mezzanotte del 2 agosto. Essa trae origine da una richiesta, avanzata nel 1216, da San Francesco d’Assisi a Papa Onorio lll, specificamente per quanti avessero frequentato la chiesetta della Porziuncola. Questa possibilità fu poi estesa a tutte le chiese francescane, quest’anno poi, nell’ambito delle indulgenze lucrabili nel corso di tutto l’anno dell’ottavo centenario della morte del Santo.

Alla marcia “respira la vita” hanno aderito giovani di tutta l’isola che si sono dati appuntamento nel parcheggio del convento a Ischia, muniti di scarpe da ginnastica e borracce d’acqua per partecipare all’evento. Citando la domanda di padre Adriano, guardiano del convento di Ischia, ripetuta più volte durante l’omelia nella messa del giorno dopo, anch’io mi chiedo: che senso può avere mettersi in marcia con un caldo asfissiante che non dà tregua neanche di notte? La risposta l’hanno data i tantissimi giovani che hanno animato la marcia per la vita, con la loro “fame” di vita, di persone che si vogliono bene, che sorridono anche quando va tutto a rotoli, con la consapevolezza che la vita è una e una sola e non può che essere spesa per un Ideale che non passa.

Questa ideale è il Vangelo letto, meditato e praticato nella vita di tutti i giorni. E questa esperienza può diventare contagiosa oltre che gioiosa. Non a caso, i giovani presenti hanno iniziato cantando parole che esprimevano il senso del loro essere lì in quel momento. I giovani spesso appaiono irrequieti, sembrano non fermarsi o vagare persi tra sogno e realtà. In realtà sono alla costante ricerca della libertà, del distacco da ogni attaccamento, ogni impedimento, costrizione o stereotipo. Ma dove trovare tutto ciò? Il ritornello del canto invita ad ascoltare il proprio respiro, esso ti dirà dove sei e non avrai più paura. C’è un soffio d’amore in ogni ferita che Dio trasforma per te.

I giovani invitano a seguire la strada del Signore per non perdersi più e per condividere il percorso con gli altri perché ogni passo, ogni difficoltà condivisa si alleggerisce e ogni gioia si moltiplica. In un mondo dove l’egoismo, la visibilità, l’apparire, sembrano essere il motore che spinge gli uomini, questi giovani intendono rivoluzionare la propria vita e la società parlando di condivisione sia delle cose belle che di quelle che spaventano; invitano ad ascoltare il proprio respiro e a non avere paura. C’è sempre un soffio d’amore in ogni ferita per questo bisogna fidarsi di un Dio che ti ama immensamente e che, se glielo permetti, trasforma la tua vita.

Il papa ha incontrato i giovani ad Assisi, subito dopo la marcia che si è svolta in varie parti d’Italia, giovedì 6 agosto; ha rinnovato l’appello a “sottrarsi alla cultura della potenza”. “Abbattere i muri” che separano fra loro gli esseri umani non è mai tradire la famiglia, la città, la tradizione, l’appartenenza tra uguali, ma liberarle dai loro fantasmi, da nemici inventati per paura e ignoranza, dalla violenza con cui si vorrebbe imporre il proprio piccolo ordine su una realtà che da ogni parte ci supera, ha detto. “Come Francesco e Chiara” è necessario ritrovare “un mondo di fratelli e sorelle da apprezzare e servire, non da sfruttare e dominare. Non un mondo da difendere, ma da abbracciare“.

Tante sono state le domande poste al Santo Padre ma il filo conduttore è stato uno solo: come dire un “sì” pieno e coraggioso a Dio senza paura in un mondo incerto; come essere testimoni credibili del Vangelo e come superare i conflitti e le divisioni della società attuale. La risposta del pontefice è stata: “Testimoniate questo stile dappertutto, specialmente in un tempo in cui la tecnologia disabitua a stare insieme, fra persone in carne ed ossa”.

Il papa chiede ai giovani di andare controcorrente: “Oggi, essere fedeli a questa tradizione di prossimità significa andare controcorrente, lavorando alla purificazione della memoria e coltivando la riconciliazione. Ai cristiani sarà sempre più chiesto di diventare operatori di pace all’interno di società tentate di strumentalizzare la religione nella contrapposizione delle identità”.

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