Papa Leone ha commentato il Vangelo di domenica 30 agosto (Mt 16,21) durante l’Angelus ponendo l’attenzione sulla figura di Pietro: «Oggi il Vangelo ci parla di Gesù che svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua imminente: il Messia – dice – dovrà “andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Ciò che afferma è molto lontano dalle loro attese di un Messia trionfatore e potente, con il cui aiuto sconfiggere e calpestare i nemici. Già avevano avuto modo, nel tempo trascorso con Lui, di stupirsi di tanti suoi gesti e parole. Quest’ultimo messaggio, però, va davvero oltre ogni previsione. In particolare, Pietro manifesta il suo dissenso e rimprovera Gesù, dicendogli: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”. Poco prima ha riconosciuto in Lui ”il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Ora, invece, sorpreso e forse deluso da ciò che sente, in contrasto con la bellissima professione di fede che ha appena fatto, lo rimprovera. Sembra dirgli: “sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo”. Il suo è un moto di zelo, certamente animato da amore sincero, e nondimeno ci fa riflettere. Anche per noi, infatti, non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi. Di fronte a questa incertezza Pietro, pur nella sua impulsività, ci insegna due cose importanti. La prima è di non interrompere mai, nemmeno in questi momenti, il dialogo con il Signore, anzi di manifestargli con fiducia anche la nostra difficoltà a comprendere ciò che ci chiede. La seconda, però, è di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese. Gesù gli risponde: “Va’ dietro a me, Satana!”, e spiega a lui e agli altri discepoli che, per calcare le sue orme, dovranno rinnegare sé stessi, prendere la loro croce e seguirlo. Pietro lo farà: dopo averlo ascoltato, accetterà la sfida e rimarrà fedele alle parole del Cristo, che ha riconosciuto come suo Redentore, per tutta l’esistenza, fino al martirio».
Tutti conosciamo San Francesco d’Assisi come un santo tra i più grandi, eppure anche lui è stato rimproverato dal Signore Gesù, quando verso la fine della sua vita temeva che il suo Ordine potesse scomparire per i peccati dei frati. “Ci fu un momento in cui Francesco, osservando o sentendo dire che i frati davano malesempio nell’Ordine e che stavano scadendo dall’altezza del loro ideale di perfezione, angosciosamente ferito nel profondo del cuore, disse durante la preghiera: «Signore, riaffido a te la famiglia che mi hai dato» E gli fu detto dal Signore: «Dimmi, perché ti affliggi così, quando un frate abbandona l’Ordine e vedi che altri non camminano per la strada che ti ho indicato? Dimmi ancora: chi ha piantato questa comunità fraterna? Chi converte l’uomo e lo sospinge a entrarvi per fare penitenza? Chi dona la grazia di perseverare? Non sono io forse?». E la voce incalzava: «Io non ti ho scelto per dirigere questa mia famiglia perché eri letterato ed eloquente, al contrario perché eri sprovveduto, in maniera che sappiate, tu e gli altri, che sono io a vigilare sul mio gregge. Ti ho innalzato in mezzo ai fratelli a guisa d’insegna, allo scopo che vedano e compiano a loro volta le opere che io realizzo in te. Coloro che camminano la mia strada, possiedono me e mi possederanno sempre più. Quelli che si rifiutano di camminare la mia strada, si vedranno togliere anche i doni che sembrano avere. Pertanto ti dico di non avvilirti, ma di fare bene quello che fai e badare a compiere il tuo dovere, sapendo che ho piantato l’Ordine dei frati in uno slancio di amore che mai verrà meno. Sappi che amo talmente questa famiglia che, se qualche frate ritorna a malfare e muore fuori della fraternità, in suo luogo ne invierò un altro a prendere la corona perduta da quello; e se non fosse nato, lo farò nascere. Affinché tu sia convinto quanto profondamente io amo questa fraternità, anche se in tutto l’Ordine non restassero che tre frati, non li abbandonerò in eterno» (FF 1642)”.
Papa Leone conclude: «Chiediamo allora al Signore di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerità di Pietro, nel dirgli umilmente ciò che davvero sentiamo, anche quando il cuore è confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilità, nell’accettare ciò che ci chiede al di là delle nostre attese. Ci aiuti Maria, che è stata obbediente ai disegni di Dio fin sotto la Croce del suo Figlio Gesù».
I rimproveri di Gesù
Papa Leone ha commentato il Vangelo di domenica 30 agosto (Mt 16,21) durante l’Angelus ponendo l’attenzione sulla figura di Pietro: «Oggi il Vangelo ci parla di Gesù che svela ai discepoli il Mistero della sua Pasqua imminente: il Messia – dice – dovrà “andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno”. Ciò che afferma è molto lontano dalle loro attese di un Messia trionfatore e potente, con il cui aiuto sconfiggere e calpestare i nemici. Già avevano avuto modo, nel tempo trascorso con Lui, di stupirsi di tanti suoi gesti e parole. Quest’ultimo messaggio, però, va davvero oltre ogni previsione. In particolare, Pietro manifesta il suo dissenso e rimprovera Gesù, dicendogli: “Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai”. Poco prima ha riconosciuto in Lui ”il Cristo, il Figlio del Dio vivente”. Ora, invece, sorpreso e forse deluso da ciò che sente, in contrasto con la bellissima professione di fede che ha appena fatto, lo rimprovera. Sembra dirgli: “sì, credo che tu sei il Messia, ma non è così che si salva il mondo”. Il suo è un moto di zelo, certamente animato da amore sincero, e nondimeno ci fa riflettere. Anche per noi, infatti, non è sempre facile capire e accettare le vie di Dio, specialmente quando sono molto lontane dalle nostre. Allora la tentazione è di pensare, contro ogni logica di fede, che sia il Signore a sbagliare, o peggio ancora a non ascoltarci o a non interessarsi di noi. Di fronte a questa incertezza Pietro, pur nella sua impulsività, ci insegna due cose importanti. La prima è di non interrompere mai, nemmeno in questi momenti, il dialogo con il Signore, anzi di manifestargli con fiducia anche la nostra difficoltà a comprendere ciò che ci chiede. La seconda, però, è di non giudicare mai l’operare di Dio, ma piuttosto di metterci in ascolto, con umiltà, nella preghiera, di ciò che ci sta rivelando attraverso il suo agire, anche quando non corrisponde alle nostre attese. Gesù gli risponde: “Va’ dietro a me, Satana!”, e spiega a lui e agli altri discepoli che, per calcare le sue orme, dovranno rinnegare sé stessi, prendere la loro croce e seguirlo. Pietro lo farà: dopo averlo ascoltato, accetterà la sfida e rimarrà fedele alle parole del Cristo, che ha riconosciuto come suo Redentore, per tutta l’esistenza, fino al martirio».
Tutti conosciamo San Francesco d’Assisi come un santo tra i più grandi, eppure anche lui è stato rimproverato dal Signore Gesù, quando verso la fine della sua vita temeva che il suo Ordine potesse scomparire per i peccati dei frati. “Ci fu un momento in cui Francesco, osservando o sentendo dire che i frati davano malesempio nell’Ordine e che stavano scadendo dall’altezza del loro ideale di perfezione, angosciosamente ferito nel profondo del cuore, disse durante la preghiera: «Signore, riaffido a te la famiglia che mi hai dato» E gli fu detto dal Signore: «Dimmi, perché ti affliggi così, quando un frate abbandona l’Ordine e vedi che altri non camminano per la strada che ti ho indicato? Dimmi ancora: chi ha piantato questa comunità fraterna? Chi converte l’uomo e lo sospinge a entrarvi per fare penitenza? Chi dona la grazia di perseverare? Non sono io forse?». E la voce incalzava: «Io non ti ho scelto per dirigere questa mia famiglia perché eri letterato ed eloquente, al contrario perché eri sprovveduto, in maniera che sappiate, tu e gli altri, che sono io a vigilare sul mio gregge. Ti ho innalzato in mezzo ai fratelli a guisa d’insegna, allo scopo che vedano e compiano a loro volta le opere che io realizzo in te. Coloro che camminano la mia strada, possiedono me e mi possederanno sempre più. Quelli che si rifiutano di camminare la mia strada, si vedranno togliere anche i doni che sembrano avere. Pertanto ti dico di non avvilirti, ma di fare bene quello che fai e badare a compiere il tuo dovere, sapendo che ho piantato l’Ordine dei frati in uno slancio di amore che mai verrà meno. Sappi che amo talmente questa famiglia che, se qualche frate ritorna a malfare e muore fuori della fraternità, in suo luogo ne invierò un altro a prendere la corona perduta da quello; e se non fosse nato, lo farò nascere. Affinché tu sia convinto quanto profondamente io amo questa fraternità, anche se in tutto l’Ordine non restassero che tre frati, non li abbandonerò in eterno» (FF 1642)”.
Papa Leone conclude: «Chiediamo allora al Signore di avere anche noi, nella nostra vita di fede e nella nostra preghiera, la stessa sincerità di Pietro, nel dirgli umilmente ciò che davvero sentiamo, anche quando il cuore è confuso, e al tempo stesso di saper coltivare la sua stessa docilità, nell’accettare ciò che ci chiede al di là delle nostre attese. Ci aiuti Maria, che è stata obbediente ai disegni di Dio fin sotto la Croce del suo Figlio Gesù».
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