Un’associazione nata sul modello di Slow Food porta il principio della sobrietà nel mondo di smartphone, cloud e intelligenza artificiale: il racconto dell’incontro online del 17 giugno
Il 17 giugno scorso, in un incontro online promosso dalle Comunità Laudato Si’, è stata presentata Sloweb, un’associazione di promozione sociale con sede a Torino che da anni lavora su un terreno tanto concreto quanto poco frequentato: l’impatto ambientale, sociale ed economico delle tecnologie digitali. Il nome non è un caso: richiama esplicitamente Slow Food, e non a caso ad aprire l’incontro è stato Luca Martinotti, co-fondatore proprio di Slow Food, che ha ricordato Carlo Petrini, scomparso da poco, promotore insieme a mons. Domenico Pompili delle stesse Comunità Laudato Si’. Tra le due esperienze il filo conduttore è evidente: entrambe cercano di rendere visibili i meccanismi nascosti dei nostri consumi, che siano quelli del cibo o quelli, molto più invisibili, della rete.
È proprio questa invisibilità il cuore del problema che Sloweb prova a scardinare. Pietro Jarre, tra i fondatori dell’associazione, lo ha detto senza mezzi termini durante l’incontro: gli smartphone ci rendono dipendenti, moltiplicando app per ogni bisogno, e le grandi piattaforme trasformano i nostri dati in profitto, vendendoci l’illusione che tutto questo equivalga a libertà. In realtà, secondo Jarre, il digitale così concepito concentra potere anziché redistribuirlo. Da qui la proposta di un digitale “sobrio, pulito e giusto”: che consumi meno, che riduca le disuguaglianze, che restituisca alle persone un margine di scelta consapevole.
A dare respiro teologico e culturale a questa impostazione è intervenuto Norberto Patrignani, docente di Computer Ethics al Politecnico di Torino, richiamando il concetto di ecologia integrale caro alla Laudato si’: la terra come bene comune da custodire, non da sfruttare senza limiti. Un richiamo tutt’altro che astratto, se si pensa che oggi l’85% dell’elettronica finisce tra i rifiuti e che il digitale pesa per il 4% delle emissioni globali di CO2. Patrignani ha collegato questa riflessione anche alla Magnifica Humanitas di papa Leone XIV e all’AI Assisi Act del 2024, segno di un’attenzione della Chiesa che si fa sempre più esplicita sul tema dell’intelligenza artificiale e del suo uso etico.
L’incontro non si è fermato alla denuncia, ma ha offerto indicazioni molto pratiche. Maria Letizia Filippi, vicepresidente di Sloweb per l’educazione digitale, ha ricordato un dato che fa riflettere: nel mondo esistono oltre 32 miliardi di dispositivi digitali, cioè quattro per ogni persona sulla terra. Le buone pratiche suggerite sono semplici e alla portata di tutti: allungare la vita dei propri dispositivi, preferire quelli rigenerati, ripulire periodicamente i dati inutili che restano archiviati nel cloud, limitare l’uso dei dati mobili a favore del wi-fi domestico. Nicola Bonotto, vicepresidente per la sostenibilità digitale, ha aggiunto un tassello importante: anche gestire un sito web con sobrietà — poche immagini, pochi video superflui — ha un effetto reale sul consumo energetico complessivo della rete.
Il sito ufficiale di Sloweb (sloweb.org) traduce questi principi in “ricette” per un digitale più sano: ricordarsi di svuotare la casella di posta mai svuotata, che continua a pesare anche se non la si apre più, tenere presente l’impronta ambientale di uno smartphone, in gran parte già generata prima ancora che venga acceso. Sono piccoli promemoria, pensati per rendere visibile ciò che normalmente rimane sullo sfondo delle nostre giornate connesse.
Non manca infine un richiamo alla dimensione sociale ed economica: secondo Mauro Munzi, responsabile comunicazione del CDTI di Roma, l’intelligenza artificiale esercita oggi un vero controllo epistemico, capace di orientare il dibattito pubblico e di condizionare, in qualche misura, la stessa democrazia. In questo scenario, ha osservato Munzi, la morale cattolica può offrire una coscienza critica preziosa contro il paradigma tecnocratico, che rischia di ridurre la persona a semplice ingranaggio di interessi economici e tecnologici.
L’appuntamento più visibile per Sloweb sarà a Terra Madre Salone del Gusto, a Torino dal 24 al 27 settembre, dove l’associazione proverà a integrare l’esperienza di Slow Food con quella del digitale sobrio: un’occasione per chi vorrà toccare con mano, tra convegni e laboratori come il “Digital Collage”, che cosa significhi davvero rallentare, anche online.



