Commodore promette un tocco di anni novanta. Ma a che prezzo?

Il nuovo Callback 8020 vuole liberarci dagli smartphone. Un’idea nobile, una filosofia condivisibile, ma il conto da pagare fa riflettere

Era il 1983 quando entrai con mio padre in un centro di elettronica per l’acquisto di un computer. Tornammo a casa con un Commodore 64: una tastiera beige, un mangiacassette, e l’inizio di un viaggio che sembrava fantascienza. Avevo otto anni, e quel computer divenne la mia finestra su un mondo nuovo: lento e tutto da esplorare, animato solo da un cursore lampeggiante in uno schermo blu, in paziente attesa dei miei comandi. Non c’erano notifiche. Non c’era nulla che mi distraesse. C’ero io, lo schermo, e la mia curiosità.

Quarant’anni dopo, Commodore torna con un oggetto che, almeno nelle intenzioni, vorrebbe riportarci a quella stessa semplicità: il Callback 8020, un telefono a conchiglia che blocca i social media, disabilita il browser, e promette di restituirti il controllo del tuo tempo. Il tutto avvolto nell’estetica degli anni novanta e nei toni beige e argento. Chi ha vissuto quegli anni, riconosce subito un oggetto familiare.

Il concetto è coraggioso

In un mercato dominato da smartphone sempre più potenti, sempre più connessi, sempre più invasivi, Commodore sceglie la direzione opposta. Il Callback 8020 non è uno smartphone tradizionale, né un “dumbphone”, quella categoria di telefoni essenziali che però sacrificano troppo. È qualcosa nel mezzo: gira su Sailfish OS (sviluppato da un team di ex Nokia, europeo e indipendente), supporta WhatsApp, Signal, Telegram, mappe, musica, podcast e ha in dotazione una fotocamera da 48 megapixel. Fa tutto quello che serve davvero. E blocca, a livello di sistema (non aggirabile) tutto il resto: Facebook, Instagram, TikTok, X, YouTube, Reddit, browser inclusi.

Il CEO Peri Fractic racconta di aver preso questa decisione poco prima di diventare padre, rendendosi conto di essere dipendente dal proprio telefono. E la ricerca gli dà ragione: uno studio del 2025 pubblicato su PNAS Nexus ha dimostrato che bloccare l’accesso mobile a internet per due settimane migliora il benessere soggettivo, la salute mentale e la capacità di attenzione. Il 45% dei teenager americani, secondo Pew Research, dichiara di passare troppo tempo sui social e di volerlo diminuire. Un problema reale a cui Commodore vuole dare una risposta, almeno tecnicamente, seria.

Persino Leonard Tramiel, figlio del fondatore originale Jack Tramiel, l’uomo che costruì l’impero Commodore, ha commentato positivamente: il minimalismo digitale, dice, può fare del bene.

E allora dove sta il problema?

Sta nel prezzo. Il Callback 8020 parte da 499 dollari, circa 470 euro, nella versione base ProtoPET White. La Founders Edition, con custodia dorata, arriva a circa 600 euro. I pre-ordini aprono il 30 giugno.

Facciamo un confronto rapido con il mercato italiano. A quella cifra, o poco più, puoi portare a casa un Samsung Galaxy A55, un Google Pixel 8a, o uno dei tanti fascia-media che offrono fotocamere eccellenti, anni di aggiornamenti di sicurezza garantiti, ecosistemi consolidati e un supporto capillare. Sono dispositivi che fanno tutto (forse anche troppo, come ci ricorda Commodore) ma che tecnicamente non lasciano nulla a desiderare.

Il Callback, invece, non ha 5G (scelta dichiarata, per limitare il consumo compulsivo di streaming), non ha NFC, non ha resistenza all’acqua superiore a IP44. Ha 4GB di RAM e 64GB di memoria. Specifiche oneste, per carità, ma non premianti rispetto al prezzo.

La stessa Commodore, nella sua pagina di confronto, si paragona al Light Phone III (739 dollari), al Minimal Phone (539 dollari) e al Fairphone 6 (899 euro). Il messaggio è: siamo competitivi nella nostra nicchia. Ed è vero. Ma quella nicchia, proprio per definizione, non è per tutti.

Ed è qui che la missione si inceppa a metà.

Chi soffre davvero di dipendenza da smartphone, chi vuole proteggere i propri figli dagli algoritmi, chi cerca un gesto concreto di sobrietà digitale, non è necessariamente chi può permettersi di spendere 500 euro per un telefono con meno funzionalità del proprio attuale. Anzi, statisticamente, è spesso il contrario: le fasce più vulnerabili al consumo compulsivo di contenuti digitali sono quelle con meno strumenti culturali ed economici per difendersi.

Un prodotto che nasce con l’ambizione di cambiare il rapporto tra l’uomo e la tecnologia, ma che si posiziona come oggetto di lusso consapevole per apripista benestanti e nostalgici della Gen-X con portafoglio generoso, rischia di trasformare un’istanza etica in un’operazione di marketing raffinato. Il messaggio meno scroll, più vita è nobile. Ma se solo chi può permetterselo riesce ad accedervi, quella nobiltà rimane in vetrina.

Il C64 costava 595 dollari nel 1982. Tanti soldi, anche allora. Eppure era un computer vero, con possibilità pressoché infinite, destinato a diventare lo strumento di una generazione intera. Il Callback, oggi, sembra più un manifesto che uno strumento. Bello da guardare, condivisibile nei valori, ma ancora troppo caro per essere davvero la rivoluzione che promette. Speriamo che qualcuno, prima o poi, la faccia davvero. Magari partendo da questa idea.

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