Lasciatevi abitare dalla Parola

Omelia del vescovo Carlo in occasione del conferimento del Ministero del Lettorato ai seminaristi Angelomaria Di Meglio e Francesco Ferrandino

Seconda tappa del cammino che porta verso il sacramento del sacerdozio: dopo l’ammissione agli Ordini Sacri, il Lettorato prevede l’ufficio liturgico della proclamazione della Parola (a esclusione del Vangelo) durante le celebrazioni, e la funzione di guidare la preparazione dei fedeli alla comprensione delle Scritture. Non si tratta di un fatto puramente tecnico, per il quale è necessaria una buona dizione, capacità espressiva e voce chiara; leggere dall’ambone è proclamare e annunciare, così ha detto il Vescovo nell’omelia che ha accompagnato la Liturgia della Parola durante la quale, il 6 giugno scorso, i seminaristi Angelomaria e Francesco hanno ricevuto il Ministero del Lettorato:

«Questo Ministero che la Chiesa vi affida, è una grande responsabilità: quella di chi la proclama, perché annunciare dall’ambone significa che in quel momento è il Signore che parla alla nostra vita, a ciascuno di noi, è Lui che si rende presente attraverso la sua Parola».

Non basta leggere, affinché venga proclamata, la Parola va vissuta – ha proseguito – essa deve abitare la vita di chi svolge questo ministero, va ascoltata e deve essere accolta attraverso il discernimento. La Parola può essere proclamata correttamente solo se prima converte la nostra vita, stravolgendola, costringendoci ad uscire, a metterci in cammino.

Nella cornice della chiesa del Convento di Sant’Antonio, chiesa conventuale dei Frati Minori, nella quale si è svolto l’evento diocesano, il Vescovo ha voluto ricordare quanto per San Francesco fosse importante la trasmissione della Parola, egli infatti raccomandava ai suoi frati di trasmetterla e di accoglierla sine glossa, cioè senza interpretazioni e accomodamenti alle proprie, personali esigenze. La Parola può infatti a volte essere scomoda, ma proprio per questo ci modella, ci forma, essa è esigente. Il Vescovo ha insistito molto sulla dinamica che si deve innescare tra ascolto, accoglienza della Parola, suo discernimento nella propria vita e capacità di annunciarla: si tratta di un circolo virtuoso che trova la fonte in Dio stesso, il quale attraverso tale dinamica viene ad abitare in noi e ci rende capaci di annunciare, non solo con la voce, ma con la nostra stessa vita:

«Ma noi, cosa annunciamo? Annunciamo quella Parola che abbiamo accolto e che viviamo, cui abbiamo lasciato spazio nella nostra vita; se noi quindi questa Parola la accogliamo nelle profondità della nostra vita, allora comprendiamo che la annunciamo certo dall’ambone, ma anche quando usciamo, nel vivere nella nostra comunità, allora la nostra vita diventa proclamazione della parola, perché diventa testimonianza di quella Parola che abbiamo accolto».

Ad Angelomaria e a Francesco il Vescovo ha poi ricordato che se la Parola si incarna nel nostro vissuto e ci rende annunciatori, questo significa aver incontrato il Signore, significa aver detto a Lui il proprio sì nel servire i fratelli. La Parola abita la nostra vita, ma soprattutto le nostre relazioni, che di essa si devono nutrire: la Parola annunciata crea infatti comunione, crea Chiesa.

Così ha poi concluso rivolgendosi ai seminaristi: «Cari Angelomaria e Francesco siate sempre innamorati della Parola di Dio, non perdete mai il legame con questa Parola che conoscete fin dall’infanzia, il legame con la Scrittura, perché credere nella parola di Dio significa credere che il Signore è sempre fedele alla sua Parola, che Lui è fedele alle sue promesse, che non ci lascerà mai da soli».

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