Grazie a un finanziamento dell’8xmillee della Chiesa Cattolica, la Diocesi di Ischia avvia per la prima volta un progetto audiovisivo per recuperare la memoria di uno dei suoi più illustri figli
Luglio 1883. Il terremoto si porta via tutto: la casa, il padre, i fratelli. Luigi Lavitrano ha nove anni e non ha più niente. Sessantasette anni dopo, il suo nome campeggia su una strada di Palermo, e il Papa lo ha scelto come uno degli uomini più fidati della Santa Sede. Nel mezzo, una vita intera al servizio della Chiesa — nata sull’isola di Ischia e consegnata al mondo.
Nato a Forio il 7 marzo 1874 da una famiglia umilissima — figlio di un fabbro e di una venditrice ambulante — Luigi Lavitrano cresce tra le difficoltà ma non si arrende mai. Accolto dopo il terremoto in un istituto delle Suore della Carità a Castelmorrone, studia con dedizione e arriva a Roma, dove nel 1897 consegue la laurea in teologia. Ordinato sacerdote nella basilica di San Giovanni in Laterano, torna sull’isola per insegnare nel seminario diocesano. Da lì inizia una carriera di straordinaria ampiezza: direttore del Monitore Ecclesiastico (importante rivista di Diritto Canonico), rettore del Collegio Apostolico Leoniano, vescovo di Cava de’ Tirreni e Sarno, arcivescovo di Benevento, e infine — dal 1928 — arcivescovo di Palermo. In quella città guida la diocesi per diciassette anni, attraversando gli anni più bui della Seconda Guerra Mondiale. Papa Pio XII lo chiama poi a Roma come prefetto della Sacra Congregazione dei Religiosi. Muore nel 1950 e riposa, come aveva desiderato, nella Basilica di Santa Maria di Loreto a Forio. Ci passano davanti ogni giorno in tanti, senza sapere chi c’è lì dentro.
«Il Cardinale Lavitrano è un uomo che ha amato la Chiesa di Gesù, l’ha amata così tanto che a tutte le persone che gli chiedevano un aiuto, lui dava il suo aiuto, anche come uomo di Chiesa.»
Con queste parole il prof. José Luis Gonzàlez Gullón, docente presso la Pontificia Università della Santa Croce, restituisce in poche righe l’essenza di una figura che Ischia non ha mai smesso di sentire vicina, pur avendola in parte dimenticata.
Per restituire quella memoria alla comunità, la Diocesi di Ischia ha ottenuto per la prima volta un finanziamento dall’8xmille della Chiesa Cattolica, destinato alla realizzazione di un documentario storico dedicato alla figura del Cardinale. Un risultato importante, che segna un passo nuovo nella vita culturale della nostra diocesi e che dimostra quanto la Chiesa locale creda nel valore di custodire e trasmettere il proprio patrimonio umano e spirituale.
Il progetto è appena partito con una squadra tutta isolana e le prime riprese hanno già portato davanti alla macchina da presa dei testimoni privilegiati: il già citato José Luis González Gullón, professore di storia alla Pontificia Università della Santa Croce, il prof. Agostino Di Lustro, storico locale e direttore dell’Archivio Diocesano di Ischia, e il Comandante Francesco Irace, presidente della Fondazione Casa Giuseppina del Cardinale Lavitrano. La Fondazione — che prende il nome da Giuseppina Musella, madre del Cardinale — è da anni custode della sua memoria e interlocutore naturale di questo progetto.
L’obiettivo non è solo realizzare un documento per gli appassionati di storia locale. Il documentario è pensato per raggiungere un pubblico più ampio: dalla diffusione nelle scuole dell’isola — dove la figura di Lavitrano è ancora poco conosciuta — fino a proiezioni in occasione di eventi significativi sul territorio e a manifestazioni di carattere storico e culturale. L’ambizione è portare la storia del Cardinale ben oltre i confini dell’isola, con una distribuzione che punta anche al livello nazionale, perché la sua vicenda appartiene non solo a Ischia, ma all’intera Chiesa italiana del Novecento. Il documentario è atteso per la fine di settembre. C’è ancora tempo, per chi volesse contribuire e mettere a disposizione ricordi, fotografie o documenti di famiglia legati alla figura del Cardinale Lavitrano. Ogni frammento di memoria, in un progetto come questo, vale quanto un archivio.





