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Omelia del Vescovo Carlo in occasione della festività di San Ciro Martire presso la parrocchia omonima in Ischia

“Padre santo, custodiscili nel tuo nome, quello che mi hai dato, perché siano una sola cosa, come noi.”

Gv 17,11-12

Questa splendida preghiera, contenuta nel brano del Vangelo di Giovanni scelto dalla Liturgia del 31 gennaio per la festa di San Ciro, ci è consegnata dal Vangelo di Giovanni e viene pronunciata da Gesù poco prima di essere arrestato nell’Orto degli ulivi. È con i discepoli, consapevole di ciò che lo aspetta, ma il suo ultimo atto è una preghiera al Padre, nella quale egli raccomanda a Dio i discepoli e la Chiesa.

Nell’omelia il Vescovo Carlo ha messo in evidenza soprattutto una parola che caratterizza la preghiera e colpisce chi la ascolta: custodire, verbo che si utilizza –ha detto il Vescovo –per le cose preziose. Sono sinonimi di questa parola i verbi difendere, curare, proteggere ed è esattamente quello che, con il cuore, Gesù chiede per i suoi discepoli. Ma la richiesta di Gesùal Padre – ha proseguito il Vescovo – sembra rispondere alla richiesta che i discepoli fecero a Gesù dopo averlo visto pregare intensamente, quasi in rapimento: “Insegnaci a pregare!”.

In quel caso Gesù rispose con la preghiera che tutti conosciamo: il “Padrenostro”. La risposta di Gesù, sia la preghiera del “Padrenostro”, che egli consegna ai discepoli e a noi, sia quella del brano di Giovanni, contengono però non solo una serie di parole, una struttura comoda da utilizzare quando ne abbiamo bisogno, ma anche un insegnamento:

«Gesù ci insegna che quando noi preghiamo entriamo in una relazione profonda con Dio e con Gesù. Quando noi preghiamo non preghiamo solamente per noi, nella preghiera portiamo nel cuore di Dio gli uni gli altri».

Gesù infatti non prega solo per se stesso, ma anche per tutti coloro che gli sono stati affidati dal Padre, egli prega affinché anche noi siamo custoditi da Dio come suo figlio e, poiché custodire è il verbo che si usa per le cose preziose, questa preghiera contiene una verità che ci deve consolare: siamo preziosi agli occhi del Signore, il quale – ha proseguito il Vescovo – ci ama e vuole per noi una vita bella, una vita che sia in sintonia con lui e con i suoi desideri. A questa vita bella si arriva seguendo la Parola, che Dio ci ha lasciato in abbondanza e che ci fa arrivare ogni giorno.

Ma non basta ascoltare, la Parola, dice il brano del Vangelo di Giovanni, è verità: “Consacrali nella verità, perché la tua parola è verità” e va resa attiva mediante le nostre azioni quotidiane. Per questo – ha precisato il Padre Carlo:

«Siamo chiamati a mostrare come nella nostra vita viviamo il Vangelo, a spiegare a tutti come viviamo il rapporto con il Signore, come rendiamo concreta nella nostra vita la fede».

In questo ci sono di esempioi santi, in special modo i martiri come San Ciro, medico ed eremita che si è preso cura di tantepersone. Sul concetto di cura il Vescovo ci ha ricordato l’operato di don Lorenzo Milani, il cui motto “I care”, (a me interessa), sintetizza bene il concetto evangelico dell’essere custodi gli unidegli altri,espresso nella preghiera di Gesù. Don Milaniha rivolto le sue cure soprattutto ai giovani, lo stesso ha fatto san Giovanni Bosco, grande educatore. Queste due figure ci indicano che le attenzioni, le cure, vanno rivolte in special modo ai giovani, nostro presente e nostro futuro. Il Vescovo ha poi concluso la sua omelia rivolgendosi ai tanti giovani presenti in chiesa, che sotto la guida del parroco don Marco Trani, che si occupa a livello diocesano anche della Pastorale Giovanile, sono attivi e presenti e meritano di essere custoditi:

«Vogliamo stasera pregare per loro, perché possano vivere una vita bella nella testimonianza della verità, ma vogliamo anche per loro costruire condizioni di lavoro migliori che non li costringano a lasciare la loro terra. Infine chiediamo al Signore che ci aiuti a custodirci gli uni gli altri».

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