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Imparare dal Risorto a non aver paura

Commento al Vangelo Gv 14,1-12

Nei capitoli 13-16 del Vangelo di Giovanni, l’evangelista sintetizza tutta la predicazione di Gesù. In questa V domenica di Pasqua ancora una volta siamo invitati a lasciarci coinvolgere da questa parola. Oggi possiamo sentire con forza e tanta pace queste parole del Maestro: “Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me”. Sì, i nostri cuori non siano turbati, non siano affaticati, stanchi, non abbiate paura! Il verbo greco indica proprio questo affaticamento, questa stanchezza, questa inquietudine; in altre parole, indica la paura.

Non abbiate paura, non siate atterriti, dice Gesù! Con questo termine Giovanni indica una paura enorme come quanto ci si ritrova davanti a un pericolo improvviso come una tempesta sul lago. Si, Gesù abbiamo paura, siamo stanchi, abbiamo paura di perdere il lavoro, abbiamo paura di ammalarci, di morire, abbiamo paura di perdere le persone care, abbiamo paura di non poterci più dedicare ad una vita normale. Questa parola arriva nel caos del nostro cuore, nel maltempo dei nostri pensieri, nelle inquietudini delle scelte! Gesù dice queste parole nel momento in cui sta per salutare i suoi discepoli. Siamo in quella famosa sera prima dell’arresto.

Egli era consapevole che stava per morire. Nonostante questo, ancora una volta Gesù in quella sera si mette da parte e pensa a me, a te. Quale è il turbamento vero di cui parla Gesù? Lo svela proprio Gesù nel testo del vangelo di oggi: Egli ci dice che nella casa del padre ci sono molte dimore. È la dimora il motivo del turbamento. Il problema che reca turbamento alla mia vita è la perdita delle cose che mi danno sicurezza che sono delle dimore, dei ripari sicuri.

Ci sono delle cose o delle persone che abbiamo paura di perdere: essi sono i nostri punti di riferimento. Se ci pensiamo bene, nella profondità del nostro cuore, fin da quando nasciamo, è presente una delle domande fondamentali: che sarà della mia vita? Dove vivrò? Dove finirò? Gesù ci parla del Padre per darci subito una risposta: è il Padre il riposo, la dimora, la serenità. Sapere di stare a cuore a qualcuno produce pace nella tempesta. Sapere che qualcuno mi sta aspettando, è lì, mi dà pace. Questo qualcuno è il Padre.

Avere pace però non è solo uno sforzo personale di procurarci un riparo sicuro ma è anche un lasciarci prendere dal Padre. Gesù ci dice che dopo aver preparato un posto tornerà e ci prenderà con sé. Giorno per giorno dobbiamo lasciarci prendere da Gesù e portare al Padre. Tutto quello che accade, accade perché il Signore ci sta portando nella sua casa. Dio si può servire di tutto quello che ci accade per attirarci a sé, anche una malattia. Continuando la lettura di questo Vangelo, vedete che spunta di nuovo il nostro amico e gemello Tommaso.

È sempre lui che fa domande, perché la fede genera domande. Ci viene spontaneo chiedere a Gesù come ci si arriva a possedere questa pace. Come sempre Tommaso vuole affrettare il passo, accelerare i tempi, conoscere, vedere i modi per fare presto. Ma Gesù non ci insegna mai una scorciatoia. Ogni cosa che viviamo va vissuta come un sentiero non come una soluzione. Le scorciatoie ci fanno male. La strada è una relazione con Gesù: Io sono la via, la verità e la vita.

Non è un luogo la strada ma una persona; è la relazione con lui che ti prende e ti porta dal Padre, è imitarlo nell’amore, è seguire i suoi passi. La relazione con Gesù produce la verità sulla nostra vita, su quello che ci sta accadendo. Gesù è la chiave che dà senso, un motivo, un per amore. E quel per amore genera vita, ti dà la capacità di vedere la vita dovunque e di essere vivo. Quando conosco Gesù, quando ho memoria di lui, so quando devo fermarmi, quando devo girare l’angolo, so dove camminare. La regola è una sola: restare con lui!

Ci farà bene domandarci in questa domenica quale via stiamo seguendo. Alcune strade generano solo infelicità e turbamenti. Esse non ci fanno vedere più la meta, ma ci rinchiudono in una vita senza speranze. Il Risorto ci invita dunque a seguirlo fidandoci di lui. Impariamo a fare di Gesù il metro della nostra vita. Gesù tu sei la vita che mi permette tutte le mattine di svegliarmi e dire: “Cosa posso fare oggi per aiutare Dio a completare l’opera di salvezza? Come posso vivere da salvato? Come posso guardare con buonumore, ironia e serenità alla mia vita e non avere paura anche se sono pieno di problemi?”

Ognuno di voi abbia il coraggio di iniziare questo percorso e lasciatevi aiutare! Buona domenica!

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