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Il Papa ci ricorda che nessuno può salvarsi da solo

Tra Covid, virus della Guerra e carestia della Pace

Papa Francesco ha sottolineato che «il nostro tempo sta vivendo una grave carestia di pace» e il “virus della Guerra” è uno shock sistemico che incide prepotentemente su modelli di ogni tipo frutto dell’eredità del nostro passato. Stiamo vivendo una crisi di proporzioni senza precedenti che sarà un banco di prova per un rinnovamento istituzionale per il futuro del nostro Paese, dell’Unione europea e del mondo intero.

Alla vigilia di un nuovo possibile conflitto mondiale e nel perdurare di una nuova ulteriore guerra che insanguina il continente europeo, risuona oggi con ancor maggior forza la proclamazione contenuta nella Carta delle nazioni Unite del 1945 per salvare le generazioni future dal flagello della guerra riconoscendo il legame di fratellanza che unisce tutti i popoli. In tempi contemporanei paradossalmente le infrastrutture per la pace sono diventate ancora più imperative; è necessario un approccio strutturale nazionale di larga scala per il mantenimento e la promozione della pace, con un’architettura sostenibile e nuovi assetti istituzionali. «Abbiamo bisogno di speranza, come la terra della pioggia».

Così Bergoglio nell’omelia della prima messa dell’anno pregando per chi è colpito dalla guerra, pensando non solo all’Ucraina, ma a tutte le guerre del mondo, e a chi sta vivendo i giorni di festa al buio e al freddo, nella miseria e nella paura, «immersi – ha detto Bergoglio – nella violenza e nell’indifferenza». E «per quanti non hanno pace acclamiamo Maria, la donna che ha portato al mondo il Principe della Pace». Francesco, dopo la catechesi del primo Angelus del 2023 e in occasione della 56ma Giornata Mondiale della Pace, rilancia il grido delle popolazioni del mondo che subiscono aggressioni e violenze.

Quindi lancia un appello perché «le risorse vadano allo sviluppo: salute, alimentazione, educazione, lavoro». Il pontefice esorta tuttavia a non perdere la speranza perché, afferma, «crediamo in Dio e in Gesù Cristo ci ha aperto la via della pace». Richiama quindi l’esperienza della pandemia di Covid-19 che, in mezzo alle crisi sociali ed economiche provocate, ha offerto anche una lezione all’umanità. L’esperienza della pandemia insegna che nessuno può salvarsi da solo, ma insieme possiamo percorrere sentieri di pace e di sviluppo. Il presidente della repubblica Mattarella in un messaggio al Papa: «Dobbiamo essere “artigiani di pace”». «Mi unisco – ha spiegato – con convinzione all’appello della Santità Vostra a superare la dimensione dei nostri interessi particolari e ad aprire la nostra visione al bene comune facendoci artigiani di pace». E, in tale spirito, l’Italia continuerà ad adoperarsi.

Non bisogna dimenticare che anche le Nazioni Unite hanno la loro giornata per la pace. Infatti, ogni anno il 21 settembre si celebra una giornata internazionale in tutto il mondo. L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha dichiarato che questa è una data dedicata al rafforzamento degli ideali di pace, attraverso l’osservazione di 24 ore di nonviolenza e cessate il fuoco. L’Assemblea dell’ONU ha lanciato nell’ultima occasione un importante messaggio affinché sia dichiarato il cessate il fuoco in tutte le zone di conflitto e vengano rafforzati gli ideali di nonviolenza che possono accomunare i popoli. Il Papa, infine, ha ricordato la decisione del suo predecessore Montini e guarda all’attualità: «Sentiamo ancora più forte e intollerabile il contrasto della guerra che in Ucraina e in altre regioni semina morte e distruzione in altre regioni».

di Franco Maresca

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