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Pietà di me, Signore

«Il Vangelo della Liturgia di oggi narra di Gesù che, uscendo da Gerico, ridona la vista a Bartimeo, un cieco che mendica lungo la strada (cfr Mc 10,46-52). È un incontro importante, l’ultimo prima dell’ingresso del Signore a Gerusalemme per la Pasqua. Bartimeo aveva perso la vista, ma non la voce! Infatti, quando sente che sta per passare Gesù, inizia a gridare: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». E grida, grida questo. I discepoli e la folla sono infastiditi dalle sue grida e lo rimproverano perché taccia. Ma lui urla ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!».

Gesù sente, e subito si ferma. Dio ascolta sempre il grido del povero, e non è per nulla disturbato dalla voce di Bartimeo, anzi, si accorge che è piena di fede, una fede che non teme di insistere, di bussare al cuore di Dio, malgrado l’incomprensione e i rimproveri. E qui sta la radice del miracolo. Infatti Gesù gli dice: «La tua fede ti ha salvato» … E così, dal cuore, grida al Dio amico tutto il suo dramma: “Abbi pietà di me!”. Soltanto quella preghiera: “Abbi pietà di me!”.

Non gli chiede qualche spicciolo come fa con i passanti. No. A Colui che può tutto chiede tutto. Alla gente chiede degli spiccioli, a Gesù che può fare tutto, chiede tutto: “Abbi pietà di me, abbi pietà di tutto ciò che sono”. Non chiede una grazia, ma presenta sé stesso: chiede misericordia per la sua persona, per la sua vita.

Non è una richiesta da poco, ma è bellissima, perché invoca la pietà, cioè la compassione, la misericordia di Dio, la sua tenerezza». Con queste riflessioni Papa Francesco spiega il Vangelo di domenica scorsa, l’incontro del cieco Bartimeo con Gesù, un incontro di grande speranza, amore, fiducia. L’amore e la fede tutto possono, di questo ne era consapevole il povero Bartimeo che, senza remore, grida aiuto a Colui che tutto può.

Il Serafico Padre Francesco aveva la stessa compassione di Cristo, desiderava il bene spirituale e materiale per tutti i sofferenti, in ogni modo cercava di alleviare le loro pene, offriva tutto ciò che era in suo potere per ottenere dal Signore grazie e guarigioni.

Ci sono diversi episodi dalle Fonti Francescane che testimoniano la potente intercessione del Santo d’Assisi verso chi era cieco, facendo recuperare loro la vista, ne raccontiamo alcuni: “. Il figlio di un nobiluomo, cieco dalla nascita, acquistò il desiderato dono della vista per i meriti del beato Francesco. Egli, prendendo nome dall’avvenuto miracolo, si chiamò Illuminato. Entrò poi, a suo tempo, nell’Ordine di san Francesco, ed infine compì il santo inizio con una fine ancor più santa (FF 944). Bevagna è un nobile paese, sito nella valle Spoletana.

Viveva in esso una santa donna, con una figlia vergine ancor più santa ed una nipote assai devota a Cristo. San Francesco onorava spesso la loro ospitalità con la propria presenza, poiché quella donna aveva anche un figlio nell’Ordine, uomo di specchiata virtù. Ora una di tali donne, cioè la nipote, era priva del lume degli occhi esterni, benché quegli interni, con i quali si vede Iddio, fossero illuminati di meravigliosa chiarezza. San Francesco, implorato una volta perché, avendo pietà del male di lei, avesse anche riguardo alle loro fatiche, inumidì gli occhi della cieca con la sua saliva, per tre volte, nel nome della Trinità, e le restituì la desiderata vista (FF 945)”.  

Papa Francesco conclude: «A Colui che può darci tutto, chiediamo tutto, come Bartimeo, che è un grande maestro, un grande maestro di preghiera. Lui, Bartimeo ci sia di esempio con la sua fede concreta, insistente e coraggiosa. E la Madonna, Vergine orante, ci insegni a rivolgerci a Dio con tutto il cuore, nella fiducia che Egli ascolta attentamente ogni preghiera».

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