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‘A Bambenèlla abbascio ‘a Mandra

A Ischia Ponte – nel borgo detto “la Mandra” – lungo la spiaggia dei pescatori c’è una piccolissima chiesetta, dedicata al patrono dell’isola San Giovan Giuseppe della Croce. In questo luogo è venerata Maria Bambina – dal popolo detta ‘a Nennélla o ‘a Bambenèlla – il cui culto è portato avanti, da secoli, dalle donne del borgo marinaresco.

Sulla lunga spiaggia dove sorge il piccolo luogo di culto, la folla di turisti si abbandona al sole e ai bagni di mare, tra schiamazzi e grida, mentre i ragazzini, tra una parolaccia e una coca cola, si dedicano a gare di tuffi lanciandosi in mare dai banchi di lava solidificata (la colata lavica del 1301).

La festa liturgica della Natività di Maria è l’8 settembre e nei quaranta giorni che precedono la festa – da fine luglio al 7 settembre – le donne (ormai pochissime) si riuniscono nella chiesetta, alle 18, per cantare un antico rosario in dialetto.

La piccola e tenera immagine della Bambinella è posta sotto l’altare, adagiata in una barchetta di legno come quei piccoli gozzi di pescatori, e protetta da un vetro. Ed è lì che la Nennélla attende le donne. Nella chiesa c’è un bel fresco, nonostante le dimensioni ridotte della cappellina, nonostante il gran caldo di agosto, nonostante la mancanza di un condizionatore. Le donne sono soltanto sei ma, non appena iniziano a cantare, le loro voci, antiche e senza tempo, sembrano un coro popolato da tantissime voci, come se le loro mamme e le loro nonne stessero lì, con loro, a cantare, a perpetuarre un rito così lontano nel tempo.

La melodia, semplice e popolare, le fermate nel canto, precise e scandite, le riprese, intonate e all’unisono, gli occhi a volte chiusi, come in meditazione, e a volte fissi sul sorridente volto della Madonna coperto da una cuffietta bianca di pizzo ricamato: provo a chiudere gli occhi anche io, a cantare con loro, e tutto il baccano esterno non riesce a entrare in quel rituale, non è capace di rompere o disturbare il canto, è lasciato fuori, non esiste più. E quelle voci vengono veramente da lontano, non hanno una collocazione temporale. Sono avulse dalla modernità che tutti, insistentemente, chiediamo e rincorriamo.

Il rosario, la Salve Regina, il Dio ti salvi o Maria, le giaculatorie per una buona morte e la canzoncina a Maria Bambina durano un’oretta… Al termine, silenziosamente, in una lunga pausa che pare scritta anch’essa nell’oralità da cui tutto trae origine, le donne che hanno ripetuto il rito si avvicinano a turno alla teca sotto l’altare dove sorride ‘a Bambenèlla, le sorridono anche loro, la toccano, le mandano un bacio… Poi escono, ritornano alla calura estiva che tiene ancora i  bagnanti inchiodati sulla spiaggia, si salutano, si danno appuntamento al giorno dopo.

Le conosco tutte. E chiedo: “ma dopo di voi, cosa sarà di questa inestimabile devozione, di questa antica tradizione?”.

E una, per tutte, risponde: “noi portiamo avanti quello che ci hanno insegnato le nostre mamme, quello che succederà dopo non lo possiamo sapere, stanno cambiando i tempi. Ma siamo fiduciose che questa tradizione continuerà”.

“Che la Madonna via dia tanta forza! Buona serata” E mi allontano con la gioia negli occhi, col cuore pieno di bellezza, con l’anima in festa.

Di Francesco Esposito

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