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Omelia di Mons. Lagnese in occasione della celebrazione funebre per Padre Crescenzo Mazzella

«Un figlio della Chiesa di Ischia, un dono di cui essere grati a Dio», così si è espresso Mons. Lagnese per introdurre la figura di Padre Crescenzo Mazzella nella omelia per la celebrazione funebre che si è tenuta ad Ischia il 23 aprile scorso.

Padre Crescenzo era nato infatti nella nostra terra nel 1935, ma era diventato presto torinese di adozione, per aver vissuto per 40 anni sotto la Mole dopo essere entrato nel 1947 nell’ordine dei Religiosi Camilliani. La Comunità di Madian di Torino ha dato il triste annuncio della sua dipartita, avvenuta martedì 20 aprile all’Ospedale CTO di Torino a causa del Covid.

Dopo il funerale celebrato giovedì 22 nel Duomo di Torino, la salma è stata tumulata a Ischia e l’ultimo saluto gli è stato dato dal Vescovo Pietro.

Padre Crescenzo, scrivono i Camilliani di Torino, «resterà nella nostra memoria e nel nostro cuore con la sua semplicità, il suo sorriso, la sua passione per la vocazione religiosa camilliana, il sacerdozio e gli ammalati che ha sempre servito, anche ad Haiti come missionario Camilliano. La sua umanità e la sua fede sono il tesoro prezioso che lascia a ciascuno di noi».

Padre Crescenzo è stato dunque un dono – ha detto Mons. Lagnese, per la famiglia camilliana: «Tanti mi hanno riferito di lui, padre buono, generoso, schivo, riservato, un uomo anche determinato nel portare avanti la sua missione, nel fare il bene, nel formare i giovani e poi nella missione ad Haiti, vissuta con tanto zelo ed entusiasmo».

Dunque un dono del quale dobbiamo rendere grazie. Un degno figlio della Chiesa e un generoso operaio nella vigna del Signore che non si è fermato ai limiti geografici che gli erano propri, ma ha saputo allargare il suo orizzonte per portare il Vangelo a tutte le genti, secondo il mandato di Cristo, cristallizzato nel salmo letto durante la celebrazione “Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo”.

a sinistra Padre Crescenzo Mazzella

Padre Crescenzo lo ha fatto veramente: «Ha proclamato il Vangelo con la vita, con la vicinanza ai poveri e agli ammalati, ai terremotati, alla gente che soffriva, e lo ha fatto vedendo in quelle persone la presenza stessa di Gesù».

Ma anche il brano del Vangelo proposto per la Liturgia, tratto dal Vangelo di Matteo, offre al Vescovo Pietro lo spunto per una riflessione sulla vita di Padre Crescenzo: si tratta di uno dei tre brani che narrano la conversione di Paolo, che presenta un dialogo tra Gesù e Saulo – che non aveva conosciuto Gesù, ma perseguitava i suoi seguaci -, dove Gesù chiede “Saulo perché mi perseguiti?” lasciando pochi dubbi sul legame indissolubile tra lui e gli uomini perseguitati da Saulo. «Saulo chiede “Chi sei?” “Io sono Gesù” è la risposta.

Questo è stato il ministero del nostro Padre Crescenzo. Io sono Gesù. Quante volte avrà incontrato gente che soffriva, che aveva bisogno di cure, che viveva situazioni di disagio e queste persone implicitamente gli dicevano questo, lui sentiva questo, io sono Gesù». Con questo spirito agiva Padre Crescenzo, sapendo che tutto ciò che viene fatto ai più deboli è fatto a Gesù. Tutto questo è stato possibile – ha proseguito Mons. Lagnese – grazie alla dedizione di Padre Crescenzo al Signore, per la sua familiarità con lui, vissuta ogni giorno e alimentata attraverso l’Eucarestia. Padre Crescenzo viveva per il Signore e grazie alla forza che da lui proveniva egli era in grado di fare le cose per il Signore. “Lo affidiamo alla misericordia di Dio sapendo che Gesù questa mattina ci ha detto una parola certa, cioè chi mangia la sua carne e beve il suo sangue avrà la vita eterna e lui lo risusciterà nell’ultimo giorno: è una promessa che il Signore ha fatto a tutti noi e a Padre Crescenzo. E le sue promesse Dio le mantiene sempre».


I chierici regolari Ministri degli Infermi (in latino ordo clericorum regularium Ministrantium Infirmis) sono un istituto religioso maschile di diritto pontificio. I membri di questo ordine, detti popolarmente camilliani, pospongono al loro nome la sigla M.I.

Le origini dell’ordine risalgono alla compagnia dei servi degli infermi istituita nel 1582 da san Camillo de Lellis per l’assistenza agli ammalati nell’Ospedale di San Giacomo degli Incurabili a Roma; fu approvato come congregazione da papa Sisto V con breve del 18 marzo 1586 ed elevato a ordine di voti solenni da papa Gregorio XIV con bolla del 21 settembre 1591.

A breve una piccola Bio.

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