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In mani sicure

Commento al Vangelo di Giovanni 10, 11-18

Nella iconografia della tradizione cristiana l’immagine di Gesù che reca sulle spalle una pecorella in atteggiamento di affetto, di protezione, di passione è forse quella che ha avuto più successo e sviluppo fin dagli inizi del cristianesimo.

È l’immagine di Gesù buon pastore che con il testo di questa domenica siamo invitati nuovamente a raccontarci. Questa immagine ci dà una carica spirituale fortissima. Gesù non è solo colui che ci dice una parola su noi stessi, che ci insegna come vivere, che dà direzione, ma è qualcuno che vuole che ci sentiamo addosso la sua protezione perché le pecore sono nelle sue mani e nessuno le può strappare dalle sue mani.

La Scrittura ci consegna questa sensazione di protezione in molti versetti. Nel libro della Sapienza leggiamo che le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, nessun tormento le toccherà. Come sono belle le mani di Dio. Sì, siamo nelle mani di Dio. Tutti dobbiamo passare per le difficoltà e le sofferenze della vita e anche affrontare l’esperienza della morte. Ma una cosa è passare queste esperienze da soli e una cosa è passare per le mani di Dio.

A me piace ascoltare queste parole: siamo nelle mani di Dio. Ma dall’inizio. La Bibbia ci spiega la creazione usando un’immagine bella: Dio che con le sue mani ci fa dal fango, dalla creta, a sua immagine e somiglianza. Sono state le mani di Dio che ci hanno creato: il Dio artigiano.

Dio dunque non ci ha abbandonato. E proprio nella Bibbia si legge quello che egli dice al suo popolo: «Io ho camminato con te». Dio si comporta come un papà con il figlio che porta per mano. Sono proprio le mani di Dio che ci accompagnano nel cammino. Sono le mani di Dio che ci carezzano nel momento del dolore, che ci confortano.

È il nostro Padre che ci carezza, che ci vuole tanto bene. E anche in queste carezze tante volte c’è il perdono. Una cosa che a me fa bene è pensare: Gesù, Dio, ha portato con sé le sue piaghe. Le fa vedere al Padre. Le mani del Buon pastore portano le piaghe. Questo è il prezzo: le mani di Dio sono mani piagate per amore. E questo ci consola tanto.

Tante volte abbiamo sentito dire: non so a chi affidarmi, tutte le porte sono chiuse, mi affido alle mani di Dio! E questo è bello perché lì stiamo sicuri, custoditi dalle mani di un Padre che ci vuole bene. Le mani di Dio, ci guariscono anche dai nostri mali spirituali.

Pensiamo alle mani di Gesù quando toccava gli ammalati e li guariva. Sono le mani di Dio. Ci guarisce. Io non riesco a immaginare Dio che ci dà uno schiaffo. Non me lo immagino: ci rimprovera sì, perché lo fa; ma mai ci ferisce, mai! Ci carezza. Anche quando deve rimproverarci lo fa con una carezza, perché è Padre.

Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio, sì! Pensiamo alle mani di Dio che ci ha creato come un artigiano. Ci ha dato la salute eterna. Sono mani piagate. Ci accompagnano nella strada della vita. Affidiamoci alle mani di Dio come un bambino si affida alle mani del suo papà. Quelle sono mani sicure.

Questo atteggiamento di sicurezza ci fa calare le difese, ci fa abbassare i fucili e ci fa tornarne a vivere. Se noi non ci sentiamo al sicuro accade che passiamo la maggior parte della vita a difenderci. Il vangelo di questa domenica ci invita a disarmarci. E come fa a fare tutto questo? Gesù ribadisce più volte a chi lo ascolta che noi siamo al sicuro nelle sue mani. Allora per riprendere questa immagine delle pecore e del pastore, dovremmo dire che al massimo la vita ci può tosare, può toglierci di dosso la lana ma non la vita.

L’essenziale, quando è consegnato a Cristo, nessuno può toccarlo. Il nucleo stesso della nostra esistenza quando è consegnato all’amore di Gesù, nessuno può scalfirlo davvero. Ci possono ridurre anche all’osso, possiamo vivere anche tante cose difficili, tanti problemi, tante preoccupazioni, tante situazioni strane ma al massimo queste cose ci tosano, ci fanno tornare all’essenziale, ma non possono toccare questo essenziale.

Con questa sicurezza addosso possiamo vivere meglio. Oggi preghiamo per le vocazioni alla vita sacerdotale. Mi piace vedere il cammino della vocazione come la ricerca del cuore verso le mani a cui affidare la propria vita. Dio parla attraverso i desideri e sappiamo che il cuore dei giovani è ricco di desideri (segno di immortalità) e sono i desideri le stelle che orientano la nostra giornata.

La domanda fondamentale: quale di questi mi porterà alla felicità? Ti porterà alla felicità quello che conta! L’essenziale! Quell’essenziale lo puoi affidare a Dio e stai sicuro che non viene toccato! Per affidarlo a Dio hai bisogno di una guida, una persona che ti aiuta a distinguere le voci che sono dentro di te! Scava dentro e ti scoprirai amato, ti scoprirai scritto nel palmo della mano di Dio come il nome della fidanzata scritto nel palmo della mano del fidanzato!

Buona domenica!

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