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Italia: nascite sotto zero…un Paese senza futuro

Sono anni che andiamo ripetendo come un mantra che in Italia siamo a crescita demografica zero, che purtroppo i nuovi nati non pareggiano il conto con coloro che di giorno in giorno ci lasciano. Con una mortalità in crescita del 19% nell’ultimo anno, a causa della pandemia poi! Quindi siamo addirittura in decrescita. Ma pare che a nessuno importi. La politica? Ha ben altre priorità. Pensa al futuro prossimo, al contingente, allo scontro, al tirare a campare per salvare il salvabile, cioè la poltrona o l’alleanza possibile, senza capire che non investendo sull’incremento demografico, rischia di far implodere tutto il sistema economico già molto debole. Gli anziani aumenteranno in numero impressionante, mentre la forza lavoro sarà diminuita notevolmente perché non ci saranno abbastanza persone impegnate in attività lavorative. E questo nel giro di un decennio, più o meno. E come si manterrà l’equilibrio tra pensioni e contributi da pagare a chi ne ha diritto e tutto il sistema di previdenza sociale? Finiremo col perdere l’attuale sistema sanitario, che, nonostante i difetti è ancora uno dei migliori al mondo, e faremo la fine degli States dove riesce a curarsi solo chi ha un’assicurazione sanitaria adeguata. Gli altri? Si arrangino. Papa Francesco continua a parlarci e ad esortarci ogni giorno a fuggire la cultura dello scarto. In particolare nell’ Evangelii gaudium ammonisce: “Questa economia uccide”, fa prevalere la “legge del più forte, dove il potente mangia il più debole”. L’attuale cultura dello “scarto” ha creato “qualcosa di nuovo”: “gli esclusi non sono ‘sfruttati’ ma rifiuti, ‘avanzi’” (53). “Tra questi deboli di cui la Chiesa vuole prendersi cura con predilezione, ci sono anche i bambini nascituri, che sono i più indifesi e innocenti di tutti, ai quali oggi si vuole negare la dignità umana al fine di poterne fare quello che si vuole, togliendo loro la vita e promuovendo legislazioni in modo che nessuno possa impedirlo” (213). “Non ci si deve attendere che la Chiesa cambi la sua posizione su questa questione. Voglio essere del tutto onesto al riguardo. Questo non è un argomento soggetto a presunte riforme o a ‘modernizzazioni’. Non è progressista pretendere di risolvere i problemi eliminando una vita umana. Però è anche vero che abbiamo fatto poco per accompagnare adeguatamente le donne che si trovano in situazioni molto dure, dove l’aborto si presenta loro come una rapida soluzione alle loro profonde angustie” (214). E c’è di più, l’appello a rispettare tutto il creato: “Piccoli, però forti nell’amore di Dio, come San Francesco d’Assisi, tutti i cristiani siamo chiamati a prenderci cura della fragilità del popolo e del mondo in cui viviamo” (216). Ma pare che, invece, la società civile sia sorda ad ogni richiamo e non faccia altro che perseguire con ogni mezzo uno stile di vita edonistico ed egoistico che lascia ai margini i poveri, i deboli, i nascituri. Anche e soprattutto a causa di una mancata politica familiare. “La politica, tanto denigrata, è una vocazione altissima, è una delle forme più preziose di carità, perché cerca il bene comune” – scrive il Papa. A completare il quadro e a rovinarlo completamente ci si mette anche la crisi della famiglia come istituzione, il crollo dei matrimoni, le convivenze facili, a scapito delle nascite giudicate spesso come incidenti di percorso, le separazioni, i divorzi, la pratica sistematica dell’aborto considerato un “diritto” e non un crimine. È vero anche che viviamo in una società che sembra fatta apposta per boicottare in tutti i modi la vita delle famiglie in cui l’amore si esprime nella generatività, nella gioia dell’impegno reciproco a tempo indeterminato e quindi nella fedeltà. Innanzitutto dovremmo essere in grado di ristabilire questo modello altrimenti non basteranno neppure i provvedimenti e gli incentivi governativi come detrazioni e sgravi fiscali. È già stato sperimentato in altri paesi europei ma con risultati pressoché nulli. Occorre un coraggioso progetto di ri-educazione su amore e sessualità che veda coinvolte oltre Chiesa e Stato tutte le componenti della società senza barriere etniche, culturali o religiose. Solo insieme ce la faremo, ma occorre uno sforzo comune e univoco con un ben preciso obiettivo: far prevalere la vita sulla morte, la gioia sulla tristezza, il coraggio sulla paura. Che senso ha ricordare la giornata della vita, che ricorre appunto il 7 febbraio, se attentiamo in tutti i modi ad essa? E parliamo di quella degli uomini e degli animali, della natura stessa sempre più minacciata e insidiata da comportamenti irresponsabili e sconsiderati. E vale la pena ricordare l’appello del Santo Padre nella sua prima omelia da Vescovo di Roma e Padre di tutta la cristianità: “Vorrei chiedere, per favore, a tutti coloro che occupano ruoli di responsabilità in ambito economico, politico o sociale, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà: siamo “custodi” della creazione, del disegno di Dio iscritto nella natura, custodi dell’altro, dell’ambiente; non lasciamo che segni di distruzione e di morte accompagnino il cammino di questo nostro mondo! Ma per “custodire” dobbiamo anche avere cura di noi stessi! Ricordiamo che l’odio, l’invidia, la superbia sporcano la vita! Custodire vuol dire allora vigilare sui nostri sentimenti, sul nostro cuore, perché è proprio da lì che escono le intenzioni buone e cattive: quelle che costruiscono e quelle che distruggono! Non dobbiamo avere paura della bontà, anzi neanche della tenerezza!»

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