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Procida – da “Isola che non c’è” a Capitale Italiana della Cultura 2022

“Quando i pensieri felici consentono il volo”

Campanellino, perché non riesco a volare? Peter Pan, per volare hai bisogno di ritrovare i tuoi pensieri felici. James Matthew Barrie

“E ti prendono in giro
se continui a cercarla,
ma non darti per vinto perché
chi ci ha già rinunciato
e ti ride alle spalle
forse è ancora più pazzo di te!”

Così cantava nell’ “Isola che non c’è” Edoardo Bennato. Procida, capitale della cultura italiana per il 2022, ha dimostrato di essere invece un’isola che c’è ed È.

Procida inventa, ispira, include, impara, immagina. Con forza, cooperazione, inclusione, collaborazione, unione.

A partire dall’idea, a continuare dal sostegno, a concludere con la designazione da parte del Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo per poi ricominciare da capo e mantenere la cloche fino all’atterraggio ed oltre.

Come e quando nasce l’idea di una capitale italiana della cultura?  Nel 2014, con il ministro Dario Franceschini, all’indomani della proclamazione di Matera capitale Europea della cultura 2019. Matera vinse il titolo ma le sei finaliste che aspiravano al titolo europeo con il loro dossier di candidatura convinsero il Governo a proclamare capitali italiane della cultura 2015 le altre cinque: Cagliari, Lecce, Perugia, Ravenna e Siena. Poi fu la volta di Mantova nel 2016, Pistoia 2017, Palermo 2018 e Parma 2020/2021. Dopo Procida sarà la volta di Bergamo/Brescia, insieme, come simbolo di rinascita perché sono tra le città più martoriate dalla pandemia.

L’iniziativa ha, tra gli obiettivi, quello di “valorizzare i beni culturali e paesaggistici” e di “migliorare i servizi rivolti ai turisti” ma in certe circostanze l’obiettivo va oltre il limite e, come nel caso di Procida, tocca sponde di terre probabilmente immaginate, sognate, desiderate, perseguite.

Dal 2014 per la prima volta si candida un’isola minore italiana, una bella sfida, coraggiosa, temeraria. Che ha pagato.

Questa la motivazione per cui Procida ha scalzato le altre nove città finaliste (5 del Sud, 3 del Centro e 2 del Nord), presentando la sua vita e il suo sviluppo culturale alla giuria:

“Il contesto dei sostegni locali e regionali pubblici e privati è ben strutturato. La dimensione patrimoniale e paesaggistica del luogo è straordinaria. La dimensione laboratoriale che comprende aspetti sociali di diffusione tecnologica è importante per tutte le isole tirreniche, ma è rilevante per tutte le realtà delle piccole isole mediterranee. Il progetto potrebbe determinare grazie alla combinazione di questi fattori un’autentica discontinuità nel territorio e rappresentare un modello per i processi sostenibili di sviluppo a base culturale delle realtà isolane e costiere del Paese. Il progetto è inoltre capace di trasmettere un messaggio poetico, una visione della cultura che dalla piccola realtà dell’isola si estende come un augurio per tutti noi, al Paese nei mesi che ci attendono”. 

Il dossier con cui Procida ha vinto il titolo, si compone di 44 progetti culturali, 330 giorni di programmazione, 240 artisti, 40 opere originali, 8 spazi culturali rigenerati. Tutti con un’unica matrice che mette in evidenza la peculiarità di un prodotto che ribadisce un concetto il cui valore è universale: “La cultura non isola”.

Nel progetto di presentazione la voce narrante di Lucianna De Falco, ne svela l’ambizione:

“La cultura non è soltanto miti, tradizioni o una storia già scritta, l’opera di un grande artista, uno spettacolo acclamato, un film premiato, la cultura non è solo questo, Così come un’isola non vive solo d’estate, non è solo una terra baciata dal sole, cullata dalle onde un punto di arrivo; l’isola non è soltanto un luogo originario o uno sperduto altrove. Per noi l’isola è le mani e gli occhi della sua gente forgiata dalla intensità di tutti i mari, è quella accoglienza che ti avvolge sin dal primo approdo che ti induce a tornare ma ti incoraggia a ripartire, sempre, spingendoti oltre, perché un’isola è un ponte con ogni mondo possibile, un mare di diversità che si estende all’infinito. sull’isola la cultura diventa la scelta di come stare al mondo di una nuova identità da costruire insieme la cultura sull’isola diventa lo sguardo della vita posato su un orizzonte capace di contenere ogni progresso. Con la cultura tutti i paesi smettono di essere così lontani perché la cultura non isola.”

Ad avallare lo slogan di fondo e a sostenerne la candidatura molte le testimonianze di incoraggiamento di attori, cantanti, registi, direttori di musei, sportivi, editori, scienziati e scrittori. Tra queste ne riportiamo solo due per esigenze di spazio; la prima, la più beneaugurante perché arriva da un personaggio oggi famoso poiché assurto agli onori della cronaca durante la pandemia, la dottoressa Maria Rosaria Capobianchi, Dirigente Laboratorio Virologia INMI “Spallanzani”:

“Sostengo questo ruolo perché in quest’isola arte architettura tradizione letteratura tutto si intreccia per dare continuità tra passato e futuro. Per me Procida è un luogo dell’anima dove il ritorno è struggente ma nello stesso tempo c’è una grandissima proiezione per il futuro La gioventù è fortemente orientata a ridare vita al dialetto a ritualità religiose a tradizione a tutto ciò’ che insomma costituisce la cultura di quest’isola millenaria”.

La seconda di Cristina Donadio – Attrice

“La cultura non isola, accoglie; la cultura ha le braccia aperte e i porti aperti. La cultura è qualcosa che coinvolge l’anima, il cuore, la mente delle persone; è qualcosa che ci fa riconoscere, la cultura ci può salvare la vita e può salvare la vita del pianeta intero, senza la cultura non siamo più nessuno.”

Con Procida capitale della cultura italiana 2022 è lecito ipotizzare che si possa riuscire a riqualificare i suoi beni culturali, creando nuove imprese di cultura e un nuovo modello di turismo, rafforzando – soprattutto – i legami con il territorio circostante, come i Campi Flegrei e le altre isole partenopee. Di grande esempio e sprone anche per la nostra isola quello di una “Italia minore”, di piccoli borghi, di diversità di territorio, perché ogni realtà, grande o piccola che sia può trasformarsi, reinventandosi, in laboratorio di idee e motore propulsore per il cambiamento.

Il percorso per raggiunger questo risultato è partito da una Cooperazione e intelligenza collettiva con la convocazione, mediante assemblea pubblica dei cittadini per invitarli a prendere parte al progetto di candidatura. In 250 si sono proposti lavorando in sinergia su tavoli di lavoro dai quali sono nati progetti, azioni e idee rivelatisi parte del programma. 

Inoltre Comune di Procida e l’ANCIM (Associazione Nazionale Comuni Isole Minori) hanno lanciato una Open Call, invitando sull’Isola di Procida 21 cittadini residenti nei 36 Comuni delle piccole isole. I partecipanti, nei giorni 22 e 23 febbraio 2020, hanno accolto l’invito apportando un contributo al progetto arricchendo tutte le parti convenute.

Una mostra temporanea è stata allestita con gli oggetti relativi alla marineria procidana, che i cittadini procidani hanno prestato al neo Museo Civico per testimoniare il legame tra il mare, l’isola e gli abitanti di Procida.

Il primo passo verso la costruzione di un modello di governo condiviso è stato senza ombra di dubbio la costituzione di un Comitato Promotore.

Con la flotta di carta Procida ha incarnato il senso dello slogan “Procida ispira, include, impara, immagina”, infatti il 23 dicembre c’è stato un varo, da tutte le isole, di barchette di carta biodegradabile realizzate da bambini e ragazzi sia procidani che di altre piccole isole d’Italia, per manifestare quei legami che uniscono sponde di terre lontane, distanti o vicine che siano, con la scritta “La cultura non isola”.

Con il canto delle sirene il 16 dicembre, alle ore 12 ha avuto luogo un insolito concerto suonato all’unisono nei porti e sul mare del Golfo di Napoli. Tutte le compagnie di navigazione in campo hanno suonato contemporaneamente le sirene di segnalazione, nei porti di Napoli, Pozzuoli, Procida, Salerno e nelle tratte di navigazione del Golfo issando sui pennoni delle flotte la bandiera di Procida con la scritta “la cultura non isola”.

E Così, l’unica isola tra le candidate, Procida, con “l’isola che non isola” crea e lavora per una cultura che sia luogo di incontro per l’esplorazione, la sperimentazione e la conoscenza, che mette al centro un modello di inclusione sociale.   Un detonatore di più ampia deflagrazione quello della cultura che non isola perché Procida inventa, processi ed eventi artistici: mostre, cinema, performance e opere specifiche, ispira perché sia come luogo reale che come spazio dell’immaginario è un’isola fonte di ispirazione; include, utilizzando i linguaggi dell’arte come strumenti di espressione dell’individuo posto in relazione alla collettività; innova con il confronto tra la comunità nazionale e la comunità locale, in un percorso di ripensamento strategico del proprio patrimonio culturale; impara, rinforzando la comunità con la creazione di alleanze aperte che mirano al coinvolgimento di tutti i soggetti territoriali dal pubblico al privato sociale. Immaginazione, suggestione, fascino, attrazione, fanno dell’isola un territorio non solo geografico ma anche metaforico, evocativo di un’isola che non solo c’è, ma è.

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