Informarsi e unirsi per pretendere un posto dove si decide il domani
Nel mese di ottobre le proteste di autotrasportatori, agricoltori e pescatori hanno tessuto una rete di blocchi che, partendo dalla Sicilia, ha attraversato tutto il Sud Italia. È la protesta legittima di lavoratori che, nonostante la fatica quotidiana, non riescono più a far fronte alle spese dell’attività e, soprattutto, a quelle della famiglia. Di pari passo, in Europa, attivisti per i diritti civili e studenti universitari portano avanti una battaglia contro i governi nazionali sul carovita e contro il riarmo.
Cosa è arrivato di tutto questo sulle principali testate nazionali? A parte qualche trafiletto e poco più di 30 secondi di servizio, nulla. Al suo posto, titoli su Trump che metterebbe fine al conflitto russo-ucraino o che allenta la pressione su Hormuz; su Garlasco, sull’impegno del governo per la nuova legge elettorale e sui disordini di Milano. Per carità, tutte notizie importanti. Ma dov’è la cronaca di un popolo in difficoltà che grida di non farcela più? Sembra di essere tornati alla Francia di Maria Antonietta, e sappiamo come andò a finire.
Eppure la coscienza sociale fatica a farsi sentire. Ben vengano le manifestazioni pacifiche, ma senza uno scopo preciso e condiviso rischiano di diventare uno strumento politicizzato, o peggio.
Ma per capire quanto certe dinamiche ci tocchino da vicino, basta guardare a casa nostra. Anche Ischia, infatti, ha avuto la sua manifestazione contro il carovita e le difficoltà logistiche. Lodo l’iniziativa dei giovani, e vorrei che la loro voce fosse più presente in questi contesti. Tuttavia la mia opinione personale è che il corteo di sabato 24 ottobre abbia dato più l’impressione di una piacevole passerella per il centro di Ischia che di una vibrata protesta contro la situazione attuale. Manifestare e portare dei contenuti richiede conoscenza e pensiero critico. Ben vengano dunque i cartelli contro la guerra, meno i cori da stadio contro questo o quel politico.
C’è un episodio che vorrei fosse visto da tutti, diventato virale sui social: il confronto a Porta a Porta, su Rai Uno, tra il conduttore Bruno Vespa e Sabrina Brizzola, coordinatrice nazionale dell’Unione degli Universitari. È emblematico non tanto per il contenuto quanto per il modo in cui si è svolto: un giornalista di 82 anni che, con aria saccente e piglio autoritario, cerca di zittire la ventiquattrenne, invitata proprio per dare voce al disagio di migliaia di studenti. Lei non perde la calma, attende con fermezza il suo turno e riprende il filo della sua rimostranza.
Guardate quell’episodio, ragazzi, e fatevi un’idea di ciò che sta accadendo. Scegliete con attenzione le strade da intraprendere, siate presenti quando si decide del vostro futuro e portate le vostre argomentazioni con cognizione di causa.
Un’ultima nota di colore. Il corteo, composto in gran parte da giovani, ha sfilato per strade di Ischia dove era già tornato tutto alla normalità, grazie al prezioso rifornimento di carburante e generi alimentari del giorno prima. Un dettaglio che dice molto su quanto la protesta, per essere incisiva, debba misurarsi con la realtà che la circonda.
Il mio non è un rimprovero, ma un invito. La mia generazione e quella che mi ha preceduto hanno già tarpato le ali ai più giovani durante la pandemia, e il minimo che possiamo fare oggi è non ripetere l’errore, lasciandovi spazio davvero. Voi, però, dovete prenderlo: informatevi, e non fermatevi al titolo o al video di un minuto, confrontate le fonti, leggete anche ciò che non vi dà ragione, fate domande scomode. Unitevi, perché una voce sola si perde, mentre tante voci organizzate si fanno ascoltare. Cercate movimenti, associazioni e comitati che partano dai problemi concreti (il lavoro, la casa, i trasporti, il costo della vita) e non dalle bandiere. Si può essere uniti senza essere schierati: la partecipazione civile non coincide con la tessera di un partito, ed è proprio la sua libertà a renderla credibile. Guardate cosa è successo recentemente al referendum in Serbia.
E pretendete un posto dove si decide. Presentatevi ai consigli comunali, scrivete alle istituzioni, proponete soluzioni, candidatevi se serve. Non accontentatevi di essere ascoltati a margine: chiedete di sedere al tavolo, perché le scelte di oggi riguardano il vostro domani prima ancora del nostro.
Nessuno ha il diritto di trattarvi come un problema da risolvere. Le soluzioni che noi adulti non riusciamo a darvi sono alla vostra portata: siate voi a trovarle, con coscienza e con coraggio.



