Dopo l’intervento subito dal Santo Padre sono riprese anche le catechesi del mercoledì. Il Papa ha approfondito un altro aspetto della famiglia nella società: «La Costituzione pastorale Gaudium et spes …, nella seconda parte, … considera alcuni problemi contemporanei più urgenti. L’attenzione si concentra in primo luogo sul matrimonio e sulla famiglia, nella convinzione che “il bene della persona e della società umana e cristiana è strettamente connesso con una felice situazione della comunità coniugale e familiare”. … Riflesso della Trinità divina, l’amore coniugale e genitoriale, attraverso il Sacramento del matrimonio, viene “sostenuto e arricchito dalla forza redentiva del Cristo”, affinché i coniugi possano amarsi l’un l’altra così “come egli stesso ha amato la Chiesa e si è dato per essa”. … La fecondità dell’amore coniugale, inoltre, si esprime nella procreazione dei figli, “il dono più eccellente del matrimonio”. … L’insegnamento di Gaudium et spes sulla comunità coniugale e familiare giunge quindi a evidenziare la funzione sociale della famiglia, definita “una scuola di umanità più ricca” e “il fondamento della società”, richiamando tutti coloro che hanno responsabilità sociali, specialmente in ambito politico e culturale, al dovere di “collaborare efficacemente alla promozione del matrimonio e della famiglia”».
Il serafico padre Francesco d’Assisi amava molto il concetto di famiglia, nonostante avesse abbandonato, in modo “scandaloso” per l’epoca, la casa paterna per seguire Gesù. Egli non si tirò indietro quando il Signore gli donò dei fratelli, dando vita ad una nuova forma di comunità, la Fraternità, sotto la direzione di una Regola. Questa Fraternità era diventata la sua nuova famiglia. Spesso era ben accolto da persone che volevano la sua presenza nella propria casa, per ricevere indirettamente la benedizione del Signore, rendendo feconda quella famiglia di ogni grazia necessaria per la propria salvezza. «Francesco, in un’altra circostanza, ritornato dai paesi d’oltremare, si stava recando a Celano, per predicare e fu invitato a pranzo, con umile e devota insistenza, da un cavaliere. Egli, dunque, andò alla casa del cavaliere, accolto con grande gioia da tutta la famiglia, lieta per la venuta di quegli ospiti poverelli. Prima di prendere cibo, l’uomo a Dio devoto, secondo la sua abitudine, offrì a Dio le preghiere di lode, stando con gli occhi rivolti al cielo. Finita la preghiera, chiamò familiarmente in disparte il buon ospite e così gli disse: “Ecco, fratello ospite: vinto dalle tue preghiere, io son venuto a mangiare nella tua casa. Ora affrettati a seguire i miei ammonimenti, perché tu non mangerai qui, ma altrove. Confessa subito i tuoi peccati, con vera contrizione e pentimento: non nascondere nulla dentro di te; rivela tutto con una confessione sincera. Tu hai accolto con tanta devozione i suoi poveri e oggi il Signore te ne darà il contraccambio”. Acconsentì subito, quell’uomo, alle parole del Santo e manifestò al compagno di lui in confessione tutti quanti i peccati; mise ordine alle sue cose e si preparò meglio che poté ad accogliere la morte. Entrarono, infine, nella sala da pranzo e, mentre gli altri incominciavano a mangiare, l’ospite improvvisamente esalò l’anima, colpito da morte repentina, secondo la parola dell’uomo di Dio. E così, come dice la Verità, colui che aveva accolto il profeta con misericordiosa ospitalità, meritò di ricevere la mercede del profeta. Difatti, per la profezia del Santo, quel cavaliere devoto provvide a se stesso e, premunito con le armi della penitenza contro la morte improvvisa, sfuggì alla dannazione eterna e fu accolto negli eterni tabernacoli (FF 1191)». Papa Leone ha concluso: «La Santa Famiglia di Nazareth ci illumini nel cammino e protegga le famiglie del mondo intero».



