La vita vera è nella relazione

La teoria che si fa prassi

L’altro giorno un’amica mi raccontava un fatto semplice, di quelli ai quali a prima vista non dai importanza, ma che poi, chissà perché, ti restano dentro.

 Si era svegliata presto, con quell’animo un po’ cupo e pesante che ogni tanto ci sorprende al mattino senza un motivo apparente. È uscita sul pianerottolo per iniziare la giornata e le è capitato di incontrare la sua vicina di casa. Si sono scambiate un semplice «buongiorno», due parole veloci e uno sguardo cordiale. Ebbene la mia amica mi ha detto una frase che mi ha colpito molto: «È stato come se la giornata fosse cambiata all’improvviso, come se un pezzo di ghiaccio che avevo nel cuore si fosse scongelato».

​Ascoltandola, ho pensato a quello che succede a me ogni mattina quando esco a camminare presto. All’inizio è solo un modo per sgranchirsi le gambe o fare un po’ di movimento, ma poi con il passare dei giorni diventa una consuetudine bellissima.  Ti rendi conto che le persone che incroci lungo la strada sono quasi sempre le stesse. Si parte da un cenno timido, da uno sguardo un po’ schivo, poi scappa il primo saluto, finché piano piano quel buongiorno diventa una domanda vera: «Come va oggi?», oppure due battute sul tempo.

 E se sei in macchina, quel clima ti fa venire l’istinto naturale di accostare e offrire un passaggio a chi sta andando a piedi sotto il sole o la pioggia.

​C’è un passaggio su cui vale la pena fermarsi un attimo. Quando la mia amica mi ha detto che «la giornata è cambiata», non intendeva che i suoi problemi fossero magicamente spariti. I pensieri che la preoccupavano prima di uscire sul pianerottolo erano esattamente gli stessi anche cinque minuti dopo. Quello che è cambiato in quel breve incontro non è stata la realtà esterna, ma la sua disposizione ad affrontarla. È cambiato il suo sguardo.

Quando le prime luci del mattino incontrano un volto amico e una parola sincera, la prospettiva si capovolge. La realtà che viviamo ogni giorno dipende enormemente da quello che ci portiamo dentro e dal valore che diamo a chi ci cammina a fianco. Se il cuore resta chiuso in un blocco di ghiaccio, anche la difficoltà più piccola ci sembra un muro insormontabile. Ma basta un contatto umano autentico per farci rendere conto che non siamo soli a portare quel peso.

​Il nodo centrale è tutto qui: è proprio sulla prassi che rischiamo di scivolare più spesso. Nelle nostre comunità, sui giornali, nei dibattiti e persino nelle nostre conversazioni di ogni giorno siamo diventati maestri insuperabili della teoria. Sappiamo benissimo come “si dovrebbe” fare, come “si dovrebbe” accogliere l’altro, quali grandi valori “si dovrebbero” custodire per rendere migliore la società. Riempiamo l’aria di parole bellissime e di buone intenzioni, ma poi tutto resta sospeso in alto, a livello teorico. Nel momento preciso in cui mettiamo il piede fuori dalla porta di casa, ci rimettiamo le cuffie, abbassiamo lo sguardo sul telefono e continuiamo a tirare dritto, ignorando chi ci cammina accanto.

​La teoria da sola non ha mai salvato nessuno e non ha mai scongelato un singolo cuore. La vita cristiana, così come un’umanità autentica, o si incarna nella prassi di ogni giorno o rischia di ridursi a una solenne recita che non sposta di un millimetro le cose.

Noi siamo fatti strutturalmente per stare in relazione: se non ci mettiamo in contatto con gli altri, non soltanto restano bloccate le nostre giornate, ma rimaniamo bloccati noi stessi, rinchiusi nell’illusione di poter bastare a noi stessi. ​Ripartire dall’ABC significa smettere di fare teoria ed entrare finalmente nella pratica. Significa capire che un passaggio offerto al momento giusto, un sorriso regalato a uno sconosciuto o il coraggio di chiedere sinceramente «come va?» non sono leziose regole di buona educazione. Sono il terreno concreto in cui la nostra fede si fa carne. È lì, nel quotidiano, che sbocciamo davvero come persone e come credenti: nel momento preciso in cui decidiamo di fare quel piccolo passo verso chi incrociamo sul nostro cammino.

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