Storia della chiesa dell’Addolorata all’Arso

di Lucia Annicelli

La storia dell’unica chiesa dell’isola d’Ischia dedicata all’Addolorata è strettamente connessa alla figura di Mons. Francesco Di Nicola, nominato Vescovo d’Ischia il 3 agosto del 1872. Proveniva da Aversa dove fortemente sentito era questo particolare culto mariano. A Ischia esisteva già una consolidata tradizione risalente alla prima metà del 1500 quando fu nominato Pastore della diocesi insulana Agostino Falivenia appartenente all’Ordo Servorum Beatae Virginis Mariae.

In quell’area, così legata alla Vergine dei dolori, anche alla luce di un’antica Confraternita a essa dedicata, nel borgo di Celsa, con sede presso la Chiesa di Santa Maria della Scala, attuale Cattedrale, giunse, una sera del 1873, il Vescovo originario  di Aversa, che dalla sua città d’origine portava nel cuore quel culto mariano. In occasione della consueta passeggiata dal ponte al porto, passando per l’Arso, fu sopraggiunto da una pioggia improvvisa, che lo indusse a ripararsi presso un arco che immetteva nel seminterrato cieco di una proprietà della Signora Teresina Buonocore, presso la quale veniva ospitata un’anziana di nome Giuseppina Coppa che, data l’età e gli acciacchi, trascorreva il suo tempo seduta su di una sedia. In quell’occasione, il Vescovo notò la moltitudine di fedeli che accorrevano presso quella che al tempo aveva la fama di una mistica. L’Episcopus Isclanus si accorse che, in quella sorta di “cripta”, i convenuti si riunivano in preghiera.

La venerazione veniva riservata al simulacro della Vergine Addolorata. Presa coscienza della devozione popolare rispose affermativamente alla richiesta del Canonico Carmine Morgioni che attraverso una missiva, oggi presso l’Archivio storico diocesano, manifestò la volontà di Maria Giuseppa Manzi che desiderava «innalzarle un tempietto per sempre più accrescere il culto». Il Morgioni non curò soltanto l’intermediazione, ma concorse all’effettiva attuazione del progetto giacché, nella stessa lettera, chiarì la propria intenzione di donare alla causa «un basso di nuova costruzione di sua proprietà per uso della Chiesetta».

Sarà Mons. Onofrio Buonocore a chiarire, nel paragrafo dal titolo “Il tempietto”, dell’opuscolo “L’Addolorata”, stampato a Napoli presso la Tipografia Portosalvo, nel 1926, che il suolo fu donato dai fratelli Daniele ed Andrea Morgioni, rispettivamente padre e zio del mittente della lettera di richiesta menzionata e primo rettore della nuova chiesa. La lettera risale al 4 ottobre del 1872, un anno prima dell’incontro del De Nicola con quella comunità e dimostra che l’intenzione di erigere un tempietto dedicato alla Mater dolorosa sorse senz’altro negli anni in cui il Di Nicola fu coadiutore del Vescovo d’Ischia Mons. Felice Romano. La prima pietra fu collocata l’11 maggio del 1873, a seguito della concessione della licenza per la costruzione accordata dal Vescovo aversano il 2 aprile dello stesso anno.

L’11 settembre del 1876 fu lui a consacrare l’unica chiesa dedicata all’Addolorata della Diocesi d’Ischia. Meno di due mesi dopo, il 30 ottobre del 1876, il sacerdote Vincenzo Fiola donò per la chiesa 8 palmi di terreno antistanti l’edificio e diede avvio alla consuetudine dei donativi a quel tempio che ancora radica nei fedeli quel senso di appartenenza e di condivisione comunitaria. Ne è testimonianza il donativo delle suppellettili, dell’organo e delle campane discese dall’insula minor, patrimonio delle clarisse, del fonte battesimale della chiesa di San Pietro, così come ogni attenzione da parte dei tanti fedeli, non solo stanziali ma anche lontani. È quella dell’Addolorata all’Arso una straordinaria testimonianza del fatto che, a 150 anni dalla sua consacrazione, il tempio siamo tutti noi nella comune devozione al culto della beata Vergine dei dolori, e che un luogo sacro è la casa di ciascuno in qualsiasi parte del mondo si trovi, perché genera quel senso di comunità e di condivisione che unisce.

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