Vivere la corresponsabilità nella vocazione
di Angela Di Scala
Quest’anno le consacrate dell’Ordo virginum, le formande e le interessate a questa affascinante forma di vita consacrata hanno avuto come destinazione la Repubblica di San Marino.
La Casa Spiritualità San Giuseppe dove abbiamo alloggiato è una grande struttura affidata alla cura dei Frati Minori, facente parte del Centro Mariano che comprende anche il Santuario dedicato al Cuore Immacolato di Maria, verso il quale ci siamo dirette proprio come pellegrine a quasi 84 anni dalla Consacrazione del mondo da parte di Pio XII al Cuore Immacolato.
Ogni vocazione ha una corresponsabilità nella vita della Chiesa. La consacrata dell’Ordo virginum non fa differenza e si riconosce figlia della sua Chiesa particolare condividendone la storia di santità: con i doni e i talenti che le sono stati affidati contribuisce all’edificazione e partecipa alla sua missione.
«Non si può restare inermi e inattivi nel contesto in cui viviamo – ci ha esortato mons. Luca Bressan – ma occorre trovare le parole che ci aiutano ad abitarlo, a collocarlo nella prospettiva del Regno di Dio, che, come ci ha annunciato Gesù, sta avvenendo grazie alla sua potenza (Mt 28,19-20)». Nell’abitare il nostro contesto ci aiuta la perseveranza, cioè la capacità di concentrazione, che possiamo apprendere dai profeti, i quali, tempo fa, hanno disegnato il volto dell’Atteso delle genti. La Regina dei profeti e donna del primo sguardo di tenera Madre, Maria, lo contemplò per la prima volta dando il benvenuto al Figlio di Dio, al Pargoletto divino, al Signore dei signori.
Uno sguardo troppo concentrato sul presente o sulle proprie paure non è però perseverante tant’è che le vergini sagge, nella parabola matteana, furono lungimiranti nell’attesa dello Sposo, il Risorto, prendendo insieme alle lampade anche dell’olio in piccoli vasi (Mt 25,4). Quest’olio è cura, relazione, dedizione, di cui le vergini stolte non capiscono l’importanza. Tra le interpretazioni, la tradizione dà risalto a quella di sant’Agostino che vede nell’olio le opere frutto di un amore sponsale con Cristo. Questo amore è ciò di cui non possiamo fare a meno, è la sola cosa di cui non possiamo fare a meno, è l’unicum: «Sine dominico non possum». È il principio di tutto che «è unità del corpo mistico senza la quale non può esserci salvezza» (LG 26, cit. S. Tommaso). Infatti «la partecipazione del corpo e sangue di Cristo altro non fa, se non che ci mutiamo in ciò che riceviamo» (LG 26, cit. S. Leone Magno).
L’Incontro nazionale dell’Ordo virginum è stato straordinario, gioioso e ricco come sempre. Sabato pomeriggio siamo partite per Rimini dove, alle 18:30, papa Leone XIV – in visita a San Marino e al Meeting per l’amicizia fra i popoli – ha celebrato la S. Messa sulla chilometrica spiaggia riminese gremita di giovani, famiglie e anche anziani: circa 25.000 fedeli, 650 componenti nel coro, oltre 100 musicisti, quasi 600 volontari, tutti i ministri straordinari della santa comunione. A 44 anni dalla visita di Giovanni Paolo II. Che evento!
Maria, segno di sicura speranza e di consolazione per il peregrinante popolo di Dio, prega per noi e per il mondo a te consacrato di cui sei unica e assoluta Regina!



