di Francesco Mattera, Presidente CSII-APS
Rubrica a cura del Centro Studi Isola d’Ischia
Il ciclo dell’acqua viene insegnato nella sua essenzialità già sui banchi della scuola primaria. Ma il più delle volte questo rimane l’unico approccio per tante persone che non hanno modo di approfondire. Tutto si basa sul concetto di cambiamento di stato dell’acqua: liquido, solido, aeriforme. Quello più direttamente percepito, è il primo: l’acqua allo stato liquido rivela in maniera immediata la sua utilità per il bisogno primario dell’uomo di sostenere la sua vita di essere biologico. Facile il parallelismo con tutti gli altri esseri viventi, animali e piante, regno animale e regno vegetale. Il modello didattico base del ciclo dell’acqua, con una grafica molto semplice, ci mostra in modo schematico la circolarità dei flussi, per una comprensione minimalistica che non contempla possibilità di modificazioni. Si tratta di fenomeni di natura fisica che obbediscono a leggi ben conosciute da secoli. In quei modelli si può partire invariabilmente da un punto qualsiasi del ciclo, a condizione però di ritornare poi al medesimo punto.
Ad esempio, si parte dalla fase liquida dell’acqua, ovunque essa sia presente: oceani e mari, laghi, fiumi, pozze variamente conformate e disposte, ecc., che, in combinazione con l’energia termica del sole, ma anche quella ad es. di un fornello a gas acceso sotto a una pentola, determinano il passaggio alla fase di vapore. I grandi movimenti di acqua allo stato aeriforme sono molteplici, e lo schema non può essere ridotto solo alla evaporazione dalle grandi masse liquide: Ogni uomo, ogni essere vivente animale, con la respirazione emette vapore di acqua. Ma anche le piante e il terreno, sedi di acqua allo stato liquido, rilasciano nell’atmosfera vapore acqueo, e lo fanno soprattutto per ragioni fisiologiche: nelle piante per regolare la loro temperatura. Nel terreno il fenomeno è più complesso, e abbinato alla struttura del suolo, e coinvolge altri fenomeni fisici come la capillarità, il sequestro dell’acqua da parte dei colloidi mineralogici (argille) e organici (humus).
I movimenti di vapore acqueo sulla crosta terrestre possono essere di destino molto breve, come ad esempio la condensa che si deposita sui vetri delle imposte in inverno per differenziale termico e invertibile velocemente allo stato liquido. I grandi movimenti ascensionali di vapore da mari, oceani e grandi laghi, dalla stessa terra, dalle attività umane, dai bio-esseri, ecc. si spostano invece nell’atmosfera e si addensano obbedendo alle dinamiche della fisica terrestre e della meteorologia: si ha la formazione delle nuvole che altro non sono se non grandi masse di vapore d’acqua. Da qui, il passaggio allo stato liquido sotto forma di pioggia non è obbligato, potendosi invece avere lo stato solido – grandine e/o neve – dipendendo da circostanze molto ben conosciute, e su cui non vale la pena soffermarsi. Si parla di meteore acquee: pioggia, neve, grandine. A cui va aggiunta la rugiada e la guazza, che si condensano al suolo, specialmente su superfici fredde, e non provengono dalle nuvole, ma direttamente dal vapore d’acqua presente nei bassi strati dell’atmosfera.
Acqua e ghiacci fossili
Sono acque intrappolate a grandi profondità nelle cavernosità geologiche della crosta terrestre, e mai emerse in superficie. Nei deserti africani e di altre parti del mondo, le acque fossili intercettate anche dopo diversi millenni possono dare più utilità alle popolazioni di quelle lande desolate rispetto al petrolio. Il ghiaccio fossile ha sede soprattutto, se non unicamente, nelle regioni artiche e antartiche. I carotaggi eseguiti nel permafrost da ricercatori di varie parti del mondo possono far risalire anche all’età di quel ghiaccio con indagini al carbonio 14 su resti organici che vi sono intrappolati, o altre modalità che impiegano algoritmi specifici legati alla profondità. Il tema dominante di oggi è legato all’assottigliamento progressivo dei ghiacciai perenni dovuto all’inarrestabile cambiamento climatico, e alle conseguenze per la terra e per l’umanità.
Un caso molto attuale legato al ciclo dell’acqua e al cambiamento climatico
L’estate 2026 ci ha confermato in modo oggettivo che è in atto un veloce cambiamento climatico: quasi tre mesi di temperature elevatissime e mancanza assoluta di pioggia a livello continentale. Nel ciclo naturale dell’acqua – quello elementare che si insegna ai bambini – si è inserito un nuovo elemento: l’acqua condensata dai climatizzatori usati per mitigare l’elevatissimo tasso di umidità ambientale e la temperatura fuori controllo. Da quelli domestici, a quelli aziendali e ancor più quelli delle industrie: migliaia di apparecchi solo in un paese, poniamo di trentamila anime, dato che in alcune abitazioni possono essercene anche 4 o 5, con una condensazione di acqua anche di 20 litri e più ad apparecchio al giorno. Una vera e propria fiumana di acqua che, nella maggior parte dei casi, viene sversata al suolo, e non recuperata, ma che velocemente ridiventa vapore, o va a sovraccaricare il sistema fognario. In un sistema intelligente quest’acqua andrebbe recuperata e avviata alle normali esigenze del vivere civile: dal più semplice, ad es. l’irrigazione di piante e fiori, al più complesso accumulo in apposite cisterne modulari allestite per alberghi, comunità, condomini, ecc. Quella più semplice è affidata alla pratica della singola famiglia che si attrezza con delle semplici taniche di 25 litri che raccolgono l’acqua dal tubo di scarico del climatizzatore. Una moderna abitazione con pannelli fotovoltaici, abbinata a batterie di accumulo,realizza un triplice vantaggio per l’ambiente: aziona i climatizzatori con i pannelli, anche nelle ore di buio, senza uso di combustibili fossili; sottrae umidità dagli ambienti domestici; recupera l’acqua condensata e la riusa. Proviamo a immaginare un futuro dove l’acqua non viene buttata via!



