Continuando la catechesi sulla Costituzione conciliare Gaudium et spes Papa Leone evidenzia come ogni uomo ha una dignità che va difesa: «…La Chiesa offre con chiarezza il suo contributo, ricordando che la dignità umana scaturisce dall’essere stesso della persona. Ho avuto modo di ribadirlo anche nella recente Enciclica Magnifica humanitas: “Ogni persona è pensata e voluta da Dio per entrare in una storia di comunione con Lui, con gli altri e con il creato. La sua dignità non dipende dalle capacità che possiede, dalle ricchezze o dal ruolo che ricopre, dalle scelte giuste o sbagliate che compie, ma è un dono che la precede e la eccede, posto da Dio come espressione del suo amore che non viene mai meno” (n. 50). L’infinita dignità dell’essere umano, dunque, si radica nella sua identità di creatura fatta “’a immagine di Dio’ capace di conoscere e di amare il suo Creatore”, progetto e dono di amore che trascende le altre realtà create, le quali sono affidate alla sua cura “per governarle e servirsene a gloria di Dio”.

Nella fede possiamo comprendere il fondamento ultimo della dignità della persona, in quanto il Figlio “rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo a sé stesso e gli manifesta la sua altissima vocazione”. La persona dice sempre relazione, comunione, partecipazione rispetto a Dio e agli altri, dunque un rapporto filiale con Dio Padre e un rapporto fraterno con Cristo e con tutti gli uomini. Esclude chiusure autoreferenziali. Essere persona significa percepire sé stessi come dono da condividere, crescendo e maturando nell’accoglienza, nella reciprocità, nel servizio. …Lo Spirito Santo, che dà vita in Cristo, ci rende liberi e ci assicura costantemente della nostra dignità di figli di Dio, affrancandoci dalla paura e guidandoci verso la meta ultima, quella vita in pienezza oltre la morte che il Cristo ci ha promesso: solo in Lui trova vera luce il mistero dell’uomo, da Lui riceviamo luce sull’enigma del dolore e della morte e con Lui andiamo incontro alla risurrezione».

San Francesco d’Assisi sentiva profondamente la sua appartenenza a Dio, chiamandolo Padre, Fratello, Amico. Sapeva perfettamente di essere a immagine della Trinità e quindi di essere custode della dignità di figlio di Dio. Diceva: «Considera, o uomo, in quale sublime condizione ti ha posto il Signore Dio, poiché ti ha creato e formato a immagine del suo Figlio diletto secondo il corpo e a similitudine di Lui secondo lo Spirito» (FF 153). Il nostro Santo col suo esempio diede una lezione di vita al suo caro Cardinale Ugolino, futuro Papa Gregorio IX, che poi lo canonizzò: “Per amore della santa povertà, il servo di Dio onnipotente usava molto più volentieri delle elemosine cercate di porta in porta che non di quelle offerte spontaneamente.

Quando, invitato da grandi personaggi, doveva accettare l’onore di assidersi a mense sontuose, andava, prima, a chiedere dei pezzi di pane nelle case dei vicini e poi, così arricchito di miseria, si metteva a tavola. Così fece una volta che era stato invitato dal Cardinale di Ostia, straordinariamente affezionato al povero di Cristo. Perciò il Cardinale si lamentò con lui, facendogli osservare che, andando a cercar l’elemosina, mentre stava per essere ospitato alla sua mensa, aveva offeso la sua dignità. Ma il servo di Dio gli rispose: “O Signore mio, io ho fatto grande onore a voi coll’onorare un Signore più grande. Difatti il Signore si compiace della povertà e soprattutto di quella che consiste nel farsi medicanti volontari per Cristo. E io, questa dignità regale che il Signore Gesù ha assunto per noi, facendosi povero per arricchirci della sua miseria e costituire eredi e re del regno dei cieli i veri poveri di spirito, non voglio scambiarla col feudo delle false ricchezze, a voi concesse per un momento (FF 1127)”.

Papa Leone conclude: «Cari fratelli e sorelle, creati a immagine di Dio, per mezzo di Cristo e in vista di Lui, abbiamo ricevuto una dignità unica e indelebile. Impegniamoci a promuoverla e difenderla sempre, con la luce e la forza del Vangelo».

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