Ancora una volta la pittura di Alfonso Di Spigna ha preso vita
di Elisabetta Maschio
Foto di Vito Colella
La chiesa Collegiata dello Spirito Santo di Ischia Ponte ha ospitato, domenica 24 maggio, “Echi di Luce: Maria, via dello Spirito, dal Sì al fuoco della Pentecoste”, la serata artistico-spirituale ideata e diretta da Gaetano Maschio per celebrare Alfonso Di Spigna, a conclusione del 240° anniversario della sua nascita al Cielo. Il grande Maestro, nel Settecento napoletano, lasciò sull’isola un’eredità visiva di straordinaria intensità.
Promosso dalla Parrocchia di S. Maria Assunta, con la collaborazione del Pio Sodalizio dello Spirito Santo e dell’associazione culturale Fantasynapoli APS, l’evento ha saputo intrecciare pittura, musica, danza e recitazione in un unico respiro narrativo, restituendo alla comunità ischitana — e ai tanti visitatori presenti — il volto vivo di un patrimonio troppo spesso contemplato in silenzio.
Cuore della serata sono stati i tableaux vivants, quella forma d’arte antica e raffinata che trasforma corpi umani in opere pittoriche. E la magia ha funzionato. Uno dopo l’altro, i capolavori di Di Spigna hanno cessato di essere tele immobili per diventare scene animate da attori, danzatori e figuranti capaci di restituire ogni piega simbolica impressa dal pittore secoli fa. Il pubblico ha trattenuto il fiato più volte, colpito dalla precisione con cui gesti, luci e posture richiamavano le composizioni originali.
Il percorso narrativo ha seguito il cammino della Vergine Maria nella storia della Salvezza: dall’Annunciazione — con quel “Sì” che, come ha ricordato una delle voci narranti, “ha cambiato il corso dell’umanità” — fino alla Pentecoste, passando per i grandi misteri della fede cristiana raccontati con gli occhi dell’arte e il cuore della devozione popolare.
Il momento più atteso, e forse il più emozionante, è stato la prima assoluta della rappresentazione vivente del dipinto della Pentecoste, opera di Di Spigna collocato al centro della chiesa, nel punto esatto verso cui converge lo sguardo di chiunque varchi la soglia del luogo sacro. Per la prima volta nella storia, quel capolavoro è stato “animato” davanti a un pubblico, nello stesso spazio che lo custodisce da secoli.
La corrispondenza tra opera e ambiente, tra immagine dipinta e corpo vivente, tra passato e presente, ha creato un effetto di rara potenza. Molti spettatori hanno riferito di aver visto il dipinto con occhi completamente nuovi, come se la rappresentazione avesse svelato strati di significato rimasti fino ad allora invisibili.
Il merito del risultato va diviso tra tutti i protagonisti della serata. Il baritono Gaetano Maschio e il soprano Filomena Piro hanno colorato emotivamente ogni scena con voci capaci di passare dalla dolcezza intima dell’Annunciazione alla potenza travolgente della Pentecoste. L’attrice Elisabetta Maschio ha dato corpo e voce ai testi letterari e poetici, trovando il registro giusto per non scivolare mai nella retorica. Le voci narranti di Ylenia Patalano e Giorgio Migliaccio hanno guidato il pubblico con precisione e calore attraverso le descrizioni attente e accurate dei quadri del Di Spigna. Le coreografie, curate dai maestri Manuela Iacono e Daniel Feliciello, hanno dimostrato una maturità notevole nel gestire lo spazio sacro senza snaturarlo: i movimenti dei danzatori parevano studiati per esaltare l’architettura della chiesa piuttosto che competere con essa. Giovan Giuseppe Aprea, Anna Buono, Gennaro Giovanzante, Linda Palumbo, Domenico Schiano, Lucia Scibile, Antonio Trani, Francesco Assante, Concetta Ferrandino, Fabio Iacono, Giovan Giuseppe Lauro, Pompea Mattera, Pietro Iacono, Pierino Mirabella, Biagio Schiano e Teresa Sasso hanno composto tableaux di grande precisione ed efficacia, tenendo la tensione scenica alta dall’inizio alla fine. Filo conduttore invisibile ma onnipresente, la musica del Maestro Silvano Trani al pianoforte ha cucito insieme le scene con una sensibilità che raramente si incontra in eventi di questo tipo.
L’evento ha saputo generare un grande senso di comunità. La chiesa non è stata solo il contenitore dello spettacolo: è stata essa stessa parte del racconto. Le sue pareti custodiscono le tele di Di Spigna da più di due secoli, e per una sera quelle stesse pareti hanno visto le sue figure tornare a muoversi, a respirare, a pregare. “Echi di Luce” è stato un atto comunitario di memoria, gratitudine e contemplazione. In un’epoca in cui le immagini si moltiplicano e si dimenticano in pochi secondi, Ischia ha scelto di fermarsi, guardare con lentezza, e lasciarsi attraversare dalla bellezza.













