Ritrovarsi insieme a pregare, cattolici e luterani, non è più una novità per la nostra isola, ma ogni volta porta con sé il sapore di un passo in avanti nel cammino comune.
Giovedì 21 maggio, la sera, la chiesa di santa Maria di Portosalvo ha ospitato la preghiera ecumenica di Pentecoste, raccogliendo una comunità attenta, desiderosa di ascolto e di condivisione. Accanto ai presenti tra i banchi, molti altri fedeli, impediti a venire, si sono uniti spiritualmente da casa seguendo la celebrazione attraverso la diretta streaming della Diocesi: un segno di come la tecnologia a volte possa accorciare le distanze quando c’è il desiderio profondo di sentirsi parte di un unico corpo.
Al centro della serata c’era l’invocazione allo Spirito Santo, vissuta non come la ripetizione di un rito formale o una ricorrenza da calendario, ma come una richiesta concreta e urgente di unità. Viviamo in un tempo frammentato, che spesso isola le persone e spinge alla chiusura nei propri spazi sicuri. Ritrovarsi nello stesso luogo, cantando e pregando insieme, diventa allora una scelta precisa, un modo per dire che le divisioni storiche non possono essere un limite all’amore fraterno.
La liturgia si è sviluppata attraverso un’alternanza di letture bibliche, intenzioni di preghiera e canti che hanno dato voce alle diverse sensibilità presenti. I testi scelti e le invocazioni lette a più voci hanno toccato i nodi intricati della nostra vita di tutti i giorni. Si è pregato per la pace, una necessità che avvertiamo guardando agli scenari internazionali, ma che comincia prima di tutto nei nostri ambienti di vita. Si è parlato di giustizia sociale, di attenzione agli ultimi e della cura dell’ambiente in cui viviamo. Proprio la salvaguardia del creato è stata sentita come una responsabilità comune, un compito concreto che richiede di superare gli egoismi per custodire la terra e le relazioni umane nella vita di tutti i giorni.
Un momento particolarmente significativo della serata è stato l’intervento del vicario generale, don Gaetano Pugliese. Oltre a offrire una chiave di lettura spirituale sulla Pentecoste, don Gaetano ha voluto fare memoria, ripercorrendo la storia dell’ecumenismo sulla nostra isola. Ha ricordato con precisione e affetto come sono “sbarcati” i luterani a Ischia, partendo dalle prime presenze storiche di cittadini tedeschi che, nel secolo scorso, scelsero l’isola non solo come meta turistica o di cura, ma come luogo in cui stabilirsi e vivere. Don Gaetano ha raccontato i primi passi di questa convivenza, nata inizialmente nel privato delle case e nelle prime timide relazioni di vicinato, per poi trasformarsi gradualmente in un dialogo aperto, strutturato e fraterno con la Chiesa cattolica locale. Ricordare queste radici è stato fondamentale per comprendere che l’amicizia attuale è il frutto di una semina paziente, fatta di volti, di accoglienza reciproca e di rispetto per la fede dell’altro.
Raccogliendo idealmente questo testimone storico, la nuova pastora della comunità evangelica luterana, Elisa Schneider, ha offerto una riflessione molto profonda, centrata interamente sull’aspetto umano della fede. La pastora ha spiegato che superare i vecchi steccati teologici non significa dimenticare la propria identità, ma riconoscere che ciò che ci unisce – l’esempio e la parola di Gesù – è immensamente più grande delle vecchie barriere nate nel passato.
La pastora Schneider si è soffermata sul valore delle relazioni quotidiane, usando parole semplici ma capaci di toccare il cuore. Ha ricordato che la fede non può essere vissuta solo dentro le mura delle rispettive chiese, ma deve diventare visibile nel modo in cui ci prendiamo cura gli uni degli altri nelle difficoltà di tutti i giorni.
Essere lì, sotto lo stesso tetto, non era solo un fatto formale, ma il segno di un impegno: quello di camminare insieme, ascoltarsi davvero e collaborare per il bene dell’isola.
Le sue parole, accolte con grande attenzione, hanno confermato la solidità di questo legame, che sul nostro territorio non è un concetto astratto ma una realtà viva, fatta di passi concreti compiuti insieme e di un calore umano che si percepiva chiaramente tra i presenti.
La serata si è svolta in un clima di silenzio, rispetto e partecipazione autentica. Non ci sono stati formalismi o discorsi di circostanza, ma la percezione chiara di una vicinanza reale tra le persone sedute nei banchi. Ciascuno ha portato la propria specificità, la propria tradizione e la propria lingua, scoprendo però che nell’invocazione dello Spirito le differenze non dividono, ma si armonizzano. L’ecumenismo, quando viene vissuto con questa semplicità, smette di essere una materia teorica riservata agli addetti ai lavori o ai convegni di teologia, e diventa un’esperienza semplice del cuore, accessibile a chiunque. L’augurio con cui i fedeli e i celebranti si sono congedati, tra sorrisi e strette di mano sincere, è che lo stile di questo incontro non rimanga chiuso tra le mura della chiesa di Portosalvo. La sfida vera comincia adesso: fare in modo che quel clima di rispetto, ascolto e cura reciproca diventi il modo ordinario con cui camminiamo insieme ogni giorno, come singoli e come comunità, all’interno della nostra diocesi.











