Una comunità di fedeltà quotidiane

“Ogni volta che ci ritroviamo insieme, comprendiamo sempre di più quanto sia importante non soltanto esserci, ma riconoscerci davvero come comunità fatta di volti, storie e fedeltà quotidiane.”

Sono parole del Cardinale Battaglia da cui vogliamo partire, l’immagine di una Chiesa che non è perfetta, ma che cammina. E noi abbiamo desiderato esserne testimoni tangibili attraverso la nostra presenza e la nostra partecipazione. Dopo l’incontro del 25 ottobre, anche oggi c’eravamo con le stesse speranze, la stessa fiducia incondizionata e con il tabernacolo come centro e meta, ma con emozioni più forti e consapevoli. Come la samaritana che attinge acqua dal pozzo, anche noi ci dissetiamo alla fonte di un Vangelo più vivo, grazie alle parole del Santo Padre, il cui coraggio ricerchiamo nella verità delle persone e nelle buone intenzioni con cui costruiamo il nostro presente di comunità.

È stata una giornata indimenticabile, in cui Napoli si è trasformata in un grande palcoscenico spirituale. La musica sembrava elevarsi verso il cielo, diffondendosi tutto intorno come una magia. Papa Leone ha parlato dell’importanza della cura interiore, della cura del cuore, della nostra umanità e delle relazioni, contrapponendole alla trascuratezza.

Forse è proprio da qui che dobbiamo ripartire: dal desiderio autentico di crescere, non soltanto come singole persone, ma come comunità capace di camminare con lo stesso passo, anche se con tempi diversi. Nessuno si salva da solo e nessun percorso umano o spirituale può reggersi senza relazioni vere, senza ascolto, senza la volontà concreta di sostenersi reciprocamente. Crescere significa imparare ad abitare anche le fragilità degli altri senza giudizio, riconoscendo che ogni persona è una porta aperta sul mondo, fatta di infinite sfumature. Una realtà che non lasci indietro nessuno, soprattutto i più giovani, che oggi cercano punti di riferimento credibili, adulti capaci di ascoltare e testimonianze concrete che lascino impronte indelebili. Il Santo Padre ci ha ricordato che la fede non può diventare un’abitudine svuotata, ma deve restare una presenza viva dentro la quotidianità, capace di trasformare anche i gesti più semplici in occasioni di incontro. Ed è forse questa la sfida più grande del nostro tempo: imparare a restare umani in un mondo che troppo spesso ci spinge verso la distanza. Allora prendiamoci cura di noi stessi, lasciamoci custodire e permettiamo a Dio di entrare nelle nostre realtà, nelle nostre case attraverso i gesti quotidiani, nella semplicità e nell’ardore delle scelte che compiamo ogni giorno. Custodire significa avere il coraggio di esserci.

Curiamoci, culliamoci, custodiamoci.

Non siamo una comunità perfetta, ma un popolo che continua a cercare, a cadere, a rialzarsi e a credere ostinatamente nella possibilità del bene. Un popolo che prova a costruire ogni giorno qualcosa che resti, attraverso una fedeltà paziente. Grazie, Papa Leone. Oggi, dopo tanti anni, ci hai fatto sentire ancora una volta “il sale della vita”, come disse Papa Wojtyła a Ischia nel 2002.

Grazie a chi ha reso possibile la realizzazione di questo sogno, il Papa nella nostra terra che profuma di mare e di sole. Noi c’eravamo!

di Paola Mattera

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