Per dare ancora luce e sapore al mondo

Abbiamo celebrato, lo scorso 5 maggio, il ventiquattresimo anniversario della Visita Pastorale di San Giovanni Paolo II alla nostra diocesi di Ischia. Dopo aver riletto e riflettuto sulle famose tre A che il Santo Padre consegnò alla comunità isolana nell’omelia della Celebrazione Eucaristica, presieduta tra terra e mare ai piedi del Castello Aragonese, compiamo con lui idealmente la seconda tappa di quel viaggio e ci spostiamo a Forio, nello scenario della Chiesa del Soccorso, irradiata dai raggi del sole al tramonto. Iconico nella narrazione di quel memorabile giorno è il cambiamento nel volto e nell’animo del Papa non appena arrivato tra la moltitudine di giovani. Era il 2002: era già stanco, malato e – quel giorno – particolarmente provato. Eppure, la vista di tutti quei giovani che accoglievano in mezzo a loro Pietro – giovane tra i giovani – quasi lo rianimò. Raccogliamo da quel pomeriggio foriano tre doni dello Spirito, che ancora possono parlare, a noi e al nostro essere Chiesa.

Anzitutto il triplice invito rivolto in apertura del discorso: possiamo immaginare che Giovanni Paolo II sapesse quanto fosse epocale quel giorno per l’Isola Verde e, con le sue parole, lo trasformò in un momento quasi “programmatico”, certamente con le tre A, ma anche con questi tre inviti ai giovani: «è per me una grande gioia farmi eco della voce di Cristo, che vi invita ad ascoltare, a riflettere, ad agire».

Ascoltare, riflettere, agire: ci sembra di ricalcare i passi fatti nelle scorse settimane parlando di vocazioni. È la parola di Pietro il pescatore, il vocato per eccellenza, che invita i giovani a farsi ascoltatori della Parola di Cristo, attenti alla voce di Dio che sussurra nella confusione della quotidianità e che – direbbe l’attuale successore di Pietro – «chiama a scelte coraggiose». Fa riflettere come il seme gettato dal Papa santo quel giorno non cadde a vuoto, ma fruttificò, generando diverse vocazioni al sacerdozio e chissà quante altre scelte coraggiose, silenziose per noi ma potenti agli occhi di Dio.

Un altro invito che raccogliamo è il centro del discorso di quel pomeriggio: l’invito, ripreso dal vangelo di Matteo e programmatico per la successiva GMG di Toronto, a essere sale della terra e luce del mondo: i giovani di Ischia chiamati a dare sapore al mondo, addirittura a essere raggi della luce di Cristo. Ancora ora risuonano potenti queste parole, per i giovani di ieri e di oggi. Essere sale, essere luce: inviti che facilmente possono scadere in slogan; la voce di Pietro, invece, invitava e invita a un impegno vero, fattivo: portare il sapore di Cristo, dimostrare a un mondo, che crede di non avere bisogno più di nient’altro se non di sé stesso, che «Dio non è il concorrente dell’uomo, ma l’amico vero, il suo più fedele alleato». E per far questo, per essere veri discepoli e testimoni, non si può aspettare chissà quale ora o luogo: è una chiamata immediata. Subito: siate ora sale! Siate ora luce! Un invito che attraversa i decenni e ancora oggi ci dice che non c’è tempo da perdere: ora è il momento di fare sul serio con Dio. «La vostra giovinezza è troppo preziosa per essere sciupata anche solo in minima parte. Dio ha bisogno di voi e vi chiama ciascuno per nome».

Ultimo punto, l’invito che San Giovanni Paolo II riprese dal messaggio di benvenuto del Vescovo Filippo: essere sentinelle del mattino, sentinelle intrepide del Vangelo. Parole che sfidano gli anni che passano e si ripresentano sempre con estrema attualità per ognuno. Ma, chi è la sentinella? La sentinella scruta l’orizzonte, attende. Non è, però, un’attesa sterile: è chiamata a riconoscere i segni. Per Giovanni Paolo II, quel giorno, essere sentinelle significava attendere e preparare l’avvento del Giorno nuovo che è Cristo. Ancora oggi, essere sentinelle significa riconoscere i segni di questo Giorno nuovo. Cosa ci chiede oggi il Signore? Cosa chiede alla sua Chiesa? Cosa chiede a questo mondo in guerra, che stenta a riconoscere il valore unico e supremo della pace e della fratellanza? Domande a cui per rispondere non basterebbe tutta una vita. In fin dei conti, questo proprio significa essere sentinelle: non cercare risposte, ma inseguire le domande. Non attendere che questo Giorno nuovo arrivi e tutto si esaurisca, ma riconoscere Cristo che ci parla e cammina a fianco a noi. E allora: ascoltare-riflettere-agire, dare sapore e illuminare, non stancarsi di cercare e trovare Cristo.

Forse Pietro il pescatore ci ha dato un compito troppo arduo, ha messo tra le nostre mani qualcosa di più grande di noi. O, forse, ci ha semplicemente indicato la via che tanti prima di noi hanno percorso e che, con «l’entusiasmo della gioventù e il “genio” della nostra terra», anche noi siamo chiamati a percorrere. «Vi guidi Maria Santissima, “Stella del mare”, che orienta i naviganti nel grande mare della vita al porto sicuro, splendendo come stella luminosa anche nelle ore più buie. Vi siano di esempio i Santi patroni, specialmente santa Restituta e san Giovan Giuseppe della Croce. Nessun turbamento, nessuna paura, nessun peccato vi separino dall’amore di Dio.»

di Danilo Tuccillo

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