In duemila anni di storia, da quando il Re della Pace è morto e risorto, la Sua Pace donata la domenica di Pasqua è costantemente minacciata. In questo mondo il male sembra prevalere sempre di più e il sangue degli innocenti continua ad essere versato per l’arroganza e la prepotenza dei potenti di turno. Papa Leone XIV, da vero Apostolo di Cristo, grida con la forza del leone e l’umiltà della colomba ai potenti di questo tempo, affinché tacciano le armi e regni la Pace.
Molte sono le frasi da lui citate sulla Pace dall’inizio del suo pontificato, ricordiamone alcune: «La Pace sia con voi! Questa è la pace del Cristo Risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente (Benedizione Urbi et Orbi, 8 maggio 2025); La pace si costruisce nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, poiché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi (Udienza al Corpo Diplomatico accreditato presso la Santa Sede, 16 maggio 2025); Quanti vivono in condizioni estreme gridano per far udire la loro voce e spesso non trovano orecchie disposte ad ascoltarli.
Tale squilibrio genera situazioni di permanente ingiustizia, che facilmente sfociano nella violenza e, presto o tardi, nel dramma della guerra. Una buona azione politica, invece, favorendo l’equa distribuzione delle risorse, può offrire un efficace servizio all’armonia e alla pace sia a livello sociale, sia in ambito internazionale (Discorso del Santo Padre Leone XIV ai parlamentari in occasione del Giubileo Dei Governanti, 21 giugno 2025); La pace è un desiderio di tutti i popoli, ed è il grido doloroso di quelli straziati dalla guerra.
Chiediamo al Signore di toccare i cuori e ispirare le menti dei governanti, affinché alla violenza delle armi sostituiscano la ricerca del dialogo (Dopo l’Angelus, 6 luglio 2025); Io continuo a parlare forte contro la guerra, cercando di promuovere la pace, promuovendo il dialogo e il multilateralismo con gli Stati per cercare soluzioni ai problemi. Troppa gente sta soffrendo oggi, troppi innocenti sono stati uccisi e credo che qualcuno debba alzarsi e dire che c’è una via migliore (Viaggio da Roma ad Algeri, 13 aprile 2026)».
Non si può non menzionare il santo d’Assisi che più di tutti è definito il santo della Pace; tutta la sua vita è stata segnata dal desiderio di raggiungere e ottenere questo dono prezioso dal Padre celeste per poi donarlo agli altri. Le sue parole conservavano tutta la loro efficacia non solo se pronunciate direttamente, ma anche trasmesse per mezzo di altri, non ritornavano senza frutto. Arrivò un giorno ad Arezzo, mentre tutta la città era scossa dalla guerra civile e minacciava prossima la sua rovina. Il servo di Dio venne ospitato nel borgo fuori città, e vide sopra di essa demoni esultanti, che rinfocolavano i cittadini a distruggersi fra di loro.
Chiamò frate Silvestro, uomo di Dio e di ragguardevole semplicità, e gli comandò: «Va’ alla porta della città, e da parte di Dio Onnipotente comanda ai demoni che quanto prima escano dalla città». Il frate pio e semplice si affrettò ad obbedire, e dopo essersi rivolto a Dio con inno di lode, grida davanti alla porta a gran voce: «Da parte di Dio e per ordine del nostro padre Francesco, andate lontano di qui, voi tutti demoni!». La città poco dopo ritrovò la pace e i cittadini rispettarono i vicendevoli diritti civili con grande tranquillità. Più tardi parlando loro, Francesco all’inizio della predicazione disse: «Parlo a voi come a persone un tempo soggiogate e schiave dei demoni. Però so che siete stati liberati per le preghiere di un povero» (FF 695). …Amava ammonire i suoi frati: «Beati i pacifici, poiché saranno chiamati figli di Dio (Mt 5,9).
Sono veri pacifici coloro che in tutte le contrarietà che sopportano in questo mondo, per l’amore del Signore nostro Gesù Cristo, conservano la pace nell’anima e nel corpo» (FF 164). Lo stesso saluto di “Pace e Bene”, tipicamente francescano, fu il programma di vita di San Francesco d’Assisi, che da giovane ascoltò queste parole da un viandante per le strade della sua città e ne rimase profondamente colpito, tanto da voler realizzare la pace e il bene. Ricordando quell’episodio nel suo Testamento (FF 1226) scriverà: «Il Signore mi rivelò che dicessi questo saluto: Il Signore ti dia pace».



