La IV domenica di Pasqua, la domenica del bel pastore, dal 1964, proprio per l’estremo simbolismo che la sua liturgia ci offre, è la Giornata mondiale delle Vocazioni, nata dall’intuizione di San Paolo VI. Quest’anno, la LXIII edizione ci invita a soffermarci sul tema «Aspirate alla santità, ovunque siate», parole che papa Leone XIV ha pronunciato lo scorso agosto a circa un milione di giovani, convenuti a Roma da ogni parte del mondo.

Naturalmente, queste parole ci colpiscono e ci interrogano e, per quanti in quella stupenda notte erano a Tor Vergata, non possono certo restare lettera morta. La vocazione – la Chiesa cerca di dircelo sempre con rinnovato slancio – non è solo quella al sacerdozio ministeriale e le parole del Papa ce lo ricordano, invitando tutti a cose grandi, a cercare la santità ovunque siamo, senza risparmiarci. La giornata per le Vocazioni necessita, quindi, di essere ricategorizzata nella nostra mente e nel nostro sentire: non possiamo limitarla ad una occasione di “marketing aziendale” in cui cercare di far colpo sui giovani, sperando in una vocazione “illuminante”.

E nemmeno possiamo relegarle il compito di essere quella sparuta e unica occasione annuale di preghiera per le vocazioni al sacerdozio, che dovremmo, anzi, promuovere quotidianamente, riconoscendo come le realtà in cui questa è spinta maggiormente generano vocazioni su vocazioni, in barba ad analisi sociologiche e quant’altro. (La vera domanda, forse, è: ma ci crediamo?). Questa Giornata dovrebbe, invece, essere un richiamo forte a quel fondamento che solo può reggere la nostra intera vita di Fede: l’ascolto. Lo stesso Papa ai giovani rivolge tre appelli: fermatevi, ascoltate, affidatevi. Non è un mistero che quello che manca oggi sia proprio la capacità di fermarsi. Tutto porta estremamente all’opposto: la corsa, la fretta, la voglia di superare sempre tutto, perché tutto ci appare sempre vecchio, superato, superabile.

E, invece, il fermarsi resta una componente fondamentale della nostra crescita e della nostra vita. Senza crescita non può esserci ascolto: lo sperimentiamo sempre. Per le cose che valgono noi ci fermiamo, ancor più per le persone che valgono noi ci fermiamo. Se tu non sei importante per me potrò al massimo sentirti, ma non ti ascolterò, non mi soffermerò. La voce di Dio, in questo, dobbiamo ammettere che è esigente: non si accontenta, chiede di soffermarsi. Ascolto ascolto: ma cosa dobbiamo ascoltare? Ancor prima, cosa vogliamo ascoltare? Una scena cult dei film in cui si viaggia nel tempo è quella in cui il viaggiatore di turno recupera dei vecchi giornali (successivi rispetto all’epoca in cui originariamente vive) e li porta con sé per potersi poi giocare talvolta i numeri vincenti della lotteria, talvolta i risultati delle partite di questo e quest’altro sport.

Forse a noi farebbe piacere ascoltare questo: un’indicazione precisa di cosa dover fare nella vita, che strada dover prendere, che decisione dover risolvere. Insomma, vogliamo un futuro assicurato tanto quanto un numero, un cavallo o un risultato sicuro. In questo Dio ci delude. Non siamo chiamati a questo tipo di ascolto. Dio, invece, ci fa ascoltare un invito, una chiamata che risulta tanto basilare, quanto sconvolgente: seguimi. Dove? Come? Quando? Soprattutto: perché??? Gesù, che pure è tanto loquace in certe situazioni, qui è di poche parole. Seguimi. Seguimi come mamma, come papà, come marito o come moglie. Seguimi come sacerdote, come religioso o religiosa. Seguimi. Ci siamo fermati, abbiamo ascoltato. Ora il lancio finale: fidarsi e affidarsi. Forse questa domenica può diventare una buona occasione per chiedersi: mi fido? Sono pronto a lasciare tutto e seguirlo? Probabilmente mi dirò di no, forse, però, potrei anche stupirmi di me stesso e dire: Sì! Ci sto!

In quel momento, guardandomi allo specchio, sicuramente mi vedrei uguale. Niente aureole, niente luci angeliche e nemmeno lievitazioni paranormali. Resto sempre io: forse, però, sarò un po’ diverso dentro. Forse il mio cuore avrà fatto un piccolo scatto: avrò aperto un po’ quella porta che rischio sempre di tenere bella chiusa, per fare spazio alla voce di Chi, senza pretese, senza forzarmi, semplicemente è stato alla porta e ha bussato. E se qualche volta mi vincerà la paura? Direbbe Tolstoj: tutto bene! Sei umano! E Dio se li è scelti sempre paurosi, incerti e anche un po’ traditori: sempre umani, a tal punto che umano è diventato lui stesso, affrontando la paura, le difficoltà e persino le lacrime. Non conta quello, conta l’essere disposti a fermarsi: fermarsi per ascoltare, ascoltare per affidarsi. E questo ci porta a una grande responsabilità: pregare per chi ha scelto in modo speciale di affidarsi. Pregare per i nostri sacerdoti, pregare per le nostre vocazioni isolane, pregare per chi ancora incerto sta scegliendo se accostarsi ancora un altro po’ alla banchina o lasciarsi trasportare dal vento e navigare lontano. Come cantava qualcuno, la storia continua…

di Danilo Tuccilo

Articoli correlati

Ischia c’è

Napoli oggi non è stata una semplice immagine in cartolina da mostrare ai turisti, ma un corpo vivo che ha accolto Papa Leone con un calore travolgente, quasi fisico, tra

papa leone xiv saluta napoli

Un’energia del bene

“Fratelli e sorelle, Napoli ha bisogno di questo sussulto, di questa dirompente energia del bene, del coraggio evangelico che ci rende capaci di rinnovare ogni cosa. Che sia un impegno

pap leone xiv su maxischermo in piazza plebiscito

Una comunità di fedeltà quotidiane

“Ogni volta che ci ritroviamo insieme, comprendiamo sempre di più quanto sia importante non soltanto esserci, ma riconoscerci davvero come comunità fatta di volti, storie e fedeltà quotidiane.” Sono parole