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Spagna: un’iniziativa legislativa popolare per l’immigrazione

Il governo spagnolo ha approvato un decreto per regolarizzare fino a 500mila immigrati irregolari

Il governo spagnolo del primo ministro Socialista Pedro Sánchez ha approvato un decreto che dà la possibilità a moltissime persone immigrate, arrivate in Spagna in modo irregolare prima dello scorso 31 dicembre, di ottenere un permesso di residenza della durata iniziale di un anno. La procedura dovrebbe cominciare ad aprile e secondo le stime del governo potrebbe interessare fino a 500mila persone. Chi farà domanda otterrà un documento che permetterà di lavorare regolarmente da subito, e potranno partecipare anche i richiedenti asilo.

È un annuncio che va in direzione contraria rispetto alle scelte di molti governi europei, sia di destra che di sinistra, che da anni criticano e ostacolano l’immigrazione. Non è però del tutto sorprendente, dato che Sánchez (in carica dal 2018) si è sempre distinto per la sua difesa dei flussi migratori.

La regolarizzazione è notevole anche perché è stata approvata a partire da un’iniziativa di legge popolare, che negli anni scorsi aveva chiesto la regolarizzazione straordinaria degli immigrati irregolari per assicurare loro condizioni di vita e di lavoro migliori. L’iniziativa era stata sostenuta da più di 700mila persone, da diversi sindacati e dalla Chiesa cattolica.

Il governo ha scelto di approvarlo tramite un decreto reale, un atto normativo che non ha valore di legge ma che entra in vigore immediatamente senza passare dal parlamento, dove il governo non ha la maggioranza e i partiti di destra e centrodestra, contrari alla misura, sono molto forti.

Non è la prima regolarizzazione di massa permessa in Spagna. L’ultima avvenne nel 2005: anche allora al governo c’era il Partito Socialista e il primo ministro era José Luis Rodríguez Zapatero. Parteciparono 576.506 persone.

Davanti al parlamento Sánchez ha difeso l’importanza dei flussi migratori facendo leva su ragioni economiche («sono sinonimo di ricchezza»), demografiche («Senza, nei prossimi anni perderemo in Europa 30 milioni di persone in età lavorativa») e anche storiche, dicendo che la Spagna è stata a lungo un paese di emigranti e non può diventare ora un paese xenofobo. «Noi spagnoli siamo figli dell’immigrazione, non diventeremo i padri della xenofobia».

Il primo ministro ha letto in aula la cronaca di un giornale venezuelano del 1949 che raccontava le condizioni disastrose in cui delle persone migranti partite dalle Canarie arrivavano in Venezuela: «La Spagna è un paese di emigranti. Dobbiamo sempre iniziare ricordando questo fatto. Il nostro dovere adesso è essere quella società accogliente che i nostri stessi emigranti avrebbero voluto trovare al di là dei Pirenei o dell’Atlantico. Questo è il debito morale che abbiamo nei confronti dei nostri antenati», ha detto.

Sánchez ha insistito molto sull’idea che la Spagna, come tutta l’Europa, «deve scegliere» tra due possibili opzioni: «Essere un paese aperto e prospero o un paese chiuso e povero». E ha usato una serie di dati per dimostrare che varie tesi contro le persone migranti diventate molto diffuse in Europa sono infondate, parlando per esempio di come molti lavorino regolarmente in Spagna e quindi contribuiscano al sistema fiscale e previdenziale. «L’immigrazione non è solo una questione di umanità, il che basterebbe. È necessaria per la nostra economia e per la nostra prosperità».

da Il Post


I vescovi: “la regolarizzazione straordinaria dei migranti è un atto di giustizia sociale”

“Un atto di giustizia sociale e di riconoscimento a tante persone migranti che con il loro lavoro contribuiscono da tempo allo sviluppo del nostro Paese, pur essendo mantenute in situazione irregolare”.

Così la Rete di enti per lo sviluppo solidale (Redes), la Conferenza spagnola dei religiosi (Confer), Caritas e il Dipartimento migrazioni della Conferenza episcopale spagnola accolgono l’annuncio di un processo di regolarizzazione straordinaria dei migranti. Le entità ecclesiali precisano che la misura riguarda una regolarizzazione straordinaria ancora in fase legislativa, promossa attraverso un’Iniziativa legislativa popolare sostenuta da oltre 600mila firme, distinta dal Regolamento sull’immigrazione in vigore da maggio 2025, che disciplina le vie ordinarie di accesso alla regolarità amministrativa. Le organizzazioni considerano la regolarizzazione straordinaria “un complemento imprescindibile al Regolamento sull’immigrazione, in quanto offre risposta a chi non può accedere alle vie ordinarie”.

Il Regolamento, pur rappresentando un passo positivo, “lascia fuori numerosi collettivi vulnerabili”: persone senza possibilità di dimostrare i due anni di permanenza richiesti, lavoratori che non riescono a presentare un contratto formale, richiedenti protezione internazionale respinti, famiglie con minori in situazione irregolare. Secondo il IX Rapporto Foessa, il 68% dei migranti irregolari vive in esclusione sociale. Le entità ecclesiali ricordano il lavoro di dialogo che ha portato oltre 900 organizzazioni a sostenere l’Iniziativa legislativa popolare: “È giunta l’ora di fare un passo deciso verso una società più giusta e inclusiva, dove nessuno sia relegato all’invisibilità”.

da AgenSIR

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