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Una giornata molto imbarazzante ma altrettanto reale!

Commento al Vangelo (Mc3,20-35)

In questi mesi, amici miei, il tempo liturgico ci ha fatto volare molto in alto. Ma ora è il tempo di rimettere i piedi a terra e di riprendere la lettura di Marco. La pagina del Vangelo di questa domenica è molto concreta. Gesù si rende conto che la sua figura sta conquistando; passano nel cuore della gente tante immagini, Gesù profeta, Gesù guaritore, Gesù portento.

Gesù si trova preso dal gorgo pastorale oramai iniziato. Anche noi facciamo questa esperienza non appena cominciamo ad occuparci di qualcosa che appartiene a Dio. Gesù non ha manco più il tempo di mangiare. Si trova in Galilea, a Cafarnao e la gente è stupita. Gesù non riesce a dire di no a nessuno, deve riorganizzarsi la giornata, torna a pregare di notte, però vuole esserci a tal punto che la gente dice che egli è matto, è fuori di sé, è una follia. Se poco poco il vangelo ha bussato alla nostra porta ci rendiamo conto che è così. Un po’ per matti veniamo presi. Succede allora nel Vangelo qualcosa di drammatico. 

Esso ci presenta due esempi di incomprensioni davanti a Gesù: sia gli scribi di Gerusalemme sia i suoi stessi parenti non apprezzano Gesù e lo giudicano indemoniato o matto. Nella religione, non si sa perché, ma succede sempre così, dall’alta Giudea mandano una delegazione di scribi per vagliare, verificare; la gente di Gerusalemme guardava con la puzza sotto il naso verso la Galilea, la terra delle genti. Vedono Gesù, vedono quello che fa, basta un colpo d’occhio e dicono è indemoniato. Gesù non viene neanche ascoltato e viene subito giudicato, basta un colpo d’occhio perché loro sanno, gli mettono un marchio che brucia sul nascere la sua attività: è un demonio. E lo fanno senza portare veramente delle motivazioni.

Questo succede anche da noi cristiani: quando qualcuno ha una buona idea, scuote le acque, c’è sempre il sospetto, si va a controllare, si mettono i bollini. Gesù non si perde d’animo e argomenta una cosa così stupida detta da questi uomini con argomenti convincenti. Se caccia il demonio con il demonio questo demonio è stupido. Egli si presenta come colui che ha ingaggiato una lotta contro satana e sta per vincerlo.

Questa prima riflessione, dunque, ci mette davanti al fatto che se lasciamo veramente che il vangelo contamini la nostra vita dobbiamo mettere in conto che le persone intorno non capiscano, e non ci capiscono, anzi, ci prendono per matti, esagerati. Infatti, Gesù risponde davanti a questa chiusura con una frase terribile: chi avrà bestemmiato contro lo Spirito Santo non sarà perdonato. È come se ci volesse dire: “Lasciamo stare Gesù di Nazareth, ma se non vedete nell’opera che lui fa l’azione di Dio, se non riconoscete la venuta del regno, questo è veramente bestemmiare contro lo Spirito Santo”. Bisogna stare attenti a riconoscere la presenza dello Spirito che agisce. Non chiudiamo gli occhi al bene, non intestardiamoci nel compiere il male e a non riconoscere il bene perché non si salva solo chi non vuol essere salvato! Non si salva chi giudica Gesù e non lo ascolta.

La cosa più triste che spesso questo ostacolo lo troviamo forse nelle persone da cui ti aspetteresti un po’ più di comprensione. Infatti, a Gesù è accaduto anche questo. E per Gesù è pesante tutto questo. Il vangelo infatti continua, perché si sa, la gente mormora. La notizia arriva fino alle orecchie degli abitanti di Nazareth, 400 persone tutti imparentati che vengono a sapere non solo che questo Gesù è partito dal suo villaggio e la gente lo chiama rabbi, ma che è anche stato scomunicato dagli scribi. Per cui organizzano subito una spedizione per andare a riprenderselo perché è una vergogna per la famiglia. E la cosa più drammatica è che in quel gruppo c’è anche Maria.

Pensate che questo brano è talmente imbarazzante che nei manoscritti, nelle copie successive del Vangelo per un certo periodo è scomparso il dettaglio che ci sia anche la mamma di Gesù. Gli abitanti di Nazareth pensavano: “Se viene la mamma Gesù si convince”. Dall’altra la presenza della Madre imbarazza: “Ma come? Anche Maria pensa a questa cosa?” forse in questo c’è una risposta che non tutti ci aspettiamo: Sì.  Ed è interessante perché una volta giunti lì, mandano a chiamare Gesù ed Egli risponde con quella frase: “Chi è mia madre? Chi sono i miei fratelli?” È interessante perché Gesù ci invita a uscire dalla logica del familismo, del clan. La famiglia può essere una bella cosa quando funziona, ma può anche essere fonte di incomprensione, di ricatti, di sensi di colpa, disonorare la famiglia … a volte possono stravolgere la vita delle persone. Gesù propone qualcosa di diverso. Gesù invece della famiglia propone il discepolato, cioè uomini e donne legati dalla stessa esperienza.

A volte ho fatto esperienza profonda, intensa con persone che non sono i miei familiari e questo è un po’ un miracolo, un modo nuovo di vivere le relazioni, dove non lasciarsi prendere dai legami, dalle emozioni ma dal fatto che andiamo tutti nella stessa direzione. E anche Maria, secondo me, adesso deve scegliere; è qui che lei sceglie di essere discepola. Fino a quel punto la sua vita era stata contrassegnata dagli eventi straordinari, l’annunciazione, l’essere madre di Dio, l’aver tirato su questo bambino, un po’ taciturno un po’ particolare, ma adesso Maria è obbligata a scegliere fra il clan che vuole che lei convinca Gesù a tornare a casa per non fare brutte figure e invece la profezia luminosa di questo figlio che nonostante sia stato scomunicato dagli scribi continua ad annunciare la parola. Indovinate Maria cosa sceglie? Esatto! Sta con il Figlio! Diventa la prima dei discepoli!

Un vangelo molto impegnativo oggi che ci invita a riflettere chi scegliamo: a volte scegliamo la logica del clan, così pensano tutti, la logica dell’applauso, del consenso, del “fanno tutti così”; a volte la logica del seguire la parola, un po’ caustica e imbarazzante. Prepariamoci se vogliamo scegliere il Signore; ci prenderanno un po’ per matti; prepariamoci a vivere dei momenti di incomprensione; prepariamoci come Gesù a vivere un’esperienza in cui c’è una scelta da fare non del clan ma della logica di Dio. L’augurio che ci facciamo è di scegliere come Maria una comune esperienza di discepolato! Buona domenica!

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