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Dalle tenebre alla luce

Nessun luogo incarna i contrasti e le contraddizioni del capoluogo campano come il Rione Sanità, e proprio qui la Cooperativa La Paranza, supportata dalla Diocesi e dai fondi Ue, ha avviato un progetto di recupero del patrimonio artistico-culturale che non ha precedenti.

Al civico 109 di via Santa Maria Antesaecula, nel Rione Sanità è nato Totò e davanti casa sua è un via vai di fan e turisti che lasciano fiori e ricordi. Nelle viscere del quartiere più controverso di Napoli, pochi metri sotto il livello della strada, c’è invece un’enorme città sotterranea dove il sacro incontra il profano, e l’Oriente, l’Occidente, con le Catacombe di San Gennaro e di San Gaudioso e quelle minori di San Severo. E poi le basiliche, San Gennaro Extra Moenia e quella di Santa Maria della Sanità che custodisce al suo interno la prima rappresentazione mariana a Napoli e opere preziose, tra cui dipinti di Luca Giordano, Andrea Vaccaro, Francesco Solimena, Pacecco De Rosa, Giovanni Balducci. C’è poi l’ossario delle Fontanelle, una delle cave da cui un tempo si estraeva il tufo per edificare la città e successivamente usato per ospitare i resti delle vittime delle epidemie di peste (1656) e di colera (1836). Infine, il Palazzo dello Spagnuolo, con la sua grande scala monumentale, tra i principali esempi di barocco napoletano, costruito nel 1738 su progetto dell’architetto Ferdinando Sanfelice. Nonostante questo vasto patrimonio storico-artistico, concentrato in appena 2 chilometri quadrati, quando si parla del Rione Sanità, la gente pensa subito al degrado, alla povertà dei suoi 32mila abitanti, alla mano della Camorra dietro gli atti criminali, alla bassa scolarizzazione dei giovani, alla disoccupazione. Succede perché nessun luogo incarna le contraddizioni e i contrasti di Napoli come questo Rione, una periferia esistenziale in pieno centro urbano, ma è proprio in queste tenebre che la Cooperativa La Paranza ha voluto portare luce, sostenuta dalla Chiesa locale, dalla Diocesi e anche da fondi europei.

Dal degrado al recupero di un patrimonio immenso e nascosto

Già dal 2000, l’arrivo del nuovo parroco della Basilica di Santa Maria della Sanità, don Antonio Loffredo, ha segnato l’inizio di un lento ma fruttuoso processo di riqualificazione e valorizzazione del patrimonio storico-artistico e umano del quartiere. Infatti, con l’aiuto di fondazioni, professionisti e associazioni è stato possibile creare opportunità di riscatto per i giovani, muovendo dal principio di Dostoevskij secondo cui la “bellezza salva il mondo” e aggiunge don Antonio “crea posti di lavoro e toglie i ragazzi dalla strada”. Con la creatività dello scugnizzo e la determinazione del manager, con la lingua di Eduardo e la Chiesa del Concilio alle spalle, don Antonio ha risollevato uno dei quartieri più problematici di Napoli con l’intento evangelico di “Trasformare le pietre scartate in testate d’angolo”. Classe 1959, al suo terzo “mandato” come parroco di Santa Maria della Sanità, racconta che, quando è arrivato al Rione le altre dieci chiese, distribuite sul territorio parrocchiale, erano chiuse. Oggi invece le luci sono accese anche fino a notte inoltrata. Una ospita un laboratorio teatrale, un’altra è la sede dell’orchestra giovanile Sanitansamble, una è palestra di boxe, una è studio musicale, un’altra sede del doposcuola, quella più piccola espone quadri del Seicento napoletano e Il Figlio velato dello scultore Jago, il quale ha il suo laboratorio in un’altra chiesa ancora.

Il benessere generativo che dà speranza

 In un continuo fluire tra il dialetto napoletano, la citazione colta e quella evangelica, il parroco guarda oltre, ma ha i piedi saldamente per terra: “Per me che sono prete, il problema non è mettere a posto le chiese, ma far generare, fruttificare queste cose preziose”. E generatività sono anche gli oltre 60 ragazzi che lavorano con un contratto, che si autosostengono senza dover chiedere la carità a nessuno, lo sono le possibilità di lavoro e di economia circolare che l’apertura del quartiere ha portato. La madre di tutte le imprese è stata il recupero delle catacombe di San Gennaro, la creazione di un itinerario che attraverso le viscere della collina di Capodimonte arriva alla Sanità, nella cappella che un tempo era il deposito dell’ospedale San Gennaro e oggi è un centro di arte e di conferenze. “Ci sta a cuore la catacomba, perché ci presentiamo diversamente al mondo e incassiamo soldi puliti. Alcuni ragazzi dell’orchestra si sono iscritti al conservatorio. Quelli del teatro fanno tournée, il quartiere è diventato set di numerose produzioni cinematografiche, sono nati locali per la ristorazione, si è innestato un flusso turistico. Per noi cristiani dovrebbe essere un dogma: o il welfare si fa così o niente. Di quello ottocentesco, dell’assistenzialismo peloso, non ne abbiamo più bisogno”, conclude don Antonio.

La Paranza tra cooperativa sociale e missione

La sua filosofia è chiara. Non crede nell’assoluto dello Stato che deve nutrire tutti, ma nella triplice collaborazione: Stato, privati e società civile, quel terzo settore che dà la libertà di creare delle risposte, con un’economia reale e l’uomo al centro. E in questa apertura mentale si sente l’eco dell’iniziativa The Economy of Francesco, della Laudato si’, incarnata perfettamente anche dai ragazzi della Cooperativa La Paranza nata nel 2006 da un gruppo di ragazzi del Rione Sanità che, grazie all’aiuto di don Loffredo, decidono di riscoprire e valorizzare il patrimonio culturale, artistico e archeologico di questa porzione dimenticata di Napoli. Le prime attività intraprese riguardano la gestione delle Catacombe di San Gaudioso, nella Basilica di Santa Maria della Sanità, e il recupero dell’antico convento francescano annesso alla basilica, in cui il restyling del B&B “la Casa del Monacone” è a cura del designer napoletano Riccardo Dalisi. Allo stesso tempo, la cooperativa si è attivata per il reperimento di finanziamenti attraverso sia fondi privati sia bandi di gara, vincendo nel 2008 il bando storico-artistico di “Fondazione Con il Sud” pari a 500mila euro che ha dato vita al processo di recupero e apertura al pubblico delle Catacombe di San Gennaro. Altrettanto importante è stata l’attività di raccolta fondi di 600.000 euro insieme all’associazione L’Altra Napoli onlus; finanziamenti che hanno consentito la pulizia e accessibilità del sito, impianto d’illuminazione, recupero degli affreschi, riapertura di spazi inaccessibili, eliminazione di barriere architettoniche e molto altro. Nelle catacombe i ragazzi oltre alla gestione ordinaria delle attività di visite guidate all’interno del sito culturale, hanno avuto l’intuizione di organizzare eventi e manifestazioni ad hoc, al fine di dare una spinta maggiore sia dal punto di vista comunicativo che di target, ma anche economico. Inoltre, sono coinvolti attivamente nella promozione e realizzazione dell’itinerario “Il Miglio Sacro”, un percorso lungo un miglio volto alla scoperta dei tesori del Rione Sanità.

Un po’ di numeri

Di anno in anno il numero dei visitatori è cresciuto sempre più: dai 5.160 visitatori nel 2006 ai 160.000 nel 2019, fino ai 200.000 visitatori nel 2022, fruitori sia nazionali che internazionali, così come è cresciuta la consapevolezza di doversi prendere cura di quella Casa comune che è anche scrigno di tesori che arricchiscono lo sguardo e il cuore. Il crescente numero di visitatori, attività e fatturato ha permesso anche l’incremento di nuove risorse umane all’interno della Cooperativa che è passata dai 5 ragazzi nel 2006, a ben 50 dipendenti nel 2023. Di anno in anno, le risorse sono inquadrate contrattualmente sia a tempo determinato che indeterminato.  Oltre alle attività relative ai beni storico-artistici, vi sono progetti a sostegno della cultura e delle sue molteplici forme: dalle arti creative, musicali, teatrali, artigianali, enogastronomiche, etc. La Fondazione concentra le attività e le risorse prevalentemente a quelle fasce della popolazione meno protette e svantaggiate, con una serie di attività a sostegno anche di progetti di formazione e inserimento lavorativo, in modo da consentire un processo di autosviluppo rionale.  

La testimonianza di Vincenzo

Vincenzo Porzio, socio fondatore e responsabile Comunicazione della Cooperativa La Paranza racconta con entusiasmo la sua esperienza, il cambiamento che ha visto con i suoi occhi, e l’esempio di impegno, forza d’animo e dedizione che i ragazzi del Rione hanno mostrato negli anni. “San Francesco d’Assisi prima e Papa Francesco ora – afferma – ci hanno insegnato e ci esortano costantemente a prenderci cura del nostro Pianeta e a prenderci cura delle persone che lo abitano, soprattutto degli ultimi, dei fragili, di quelli che attendono una mano tesa e nella Laudato si’ abbiamo ritrovato tanti aspetti del nostro lavoro che realizziamo non solo a parole ma con gesti e impegni quotidiani, in particolare ci prendiamo cura di quella che il Papa definisce ‘l’ecologia della cultura e della vita comune’, nel senso di comunità, e quindi ci impegniamo, sulla scia delle esortazioni contenute in questi testi, a prenderci cura delle ‘pietre scartate’ per farle diventare ‘testate d’angolo’ in un sistema di benessere sociale che non attende una mano dall’alto, dallo Stato in particolare, ma si attiva per conquistare la propria dignità e il proprio benessere. In tutto ciò che facciamo ci muove il cuore, la passione, la voglia di fare, di regalare a noi stessi, alla nostra terra e alle future generazioni qualcosa di ‘pulito’, di giusto.

È una modalità generativa, quella alla base del nostro modo di vedere le cose, perché genera il bene, non punta alla redditività dei beni della Chiesa, catacombe, cimiteri, basiliche che la Chiesa ci ha affidato, consegnandoci le chiavi di questi luoghi straordinari e poco noti, ma punta alla loro capacità di generare speranza, desiderio di cura, bellezza e qui al Rione Sanità di Napoli di speranza ne avevamo proprio bisogno!”. Una valorizzazione che diventa evangelizzazione e che testimonia con le opere la rivoluzione del Vangelo che prima di tutto è rivoluzione dell’amore, anche per l’ambiente in cui viviamo. Attraverso la straordinaria opera di valorizzazione delle Catacombe di Napoli, la cooperativa di giovani del Rione Sanità ha dato vita negli anni ad un modello di “benessere generativo” capace di offrire, a partire dalla riscoperta del patrimonio culturale locale, risposte concrete in termini di sviluppo occupazionale e inclusione sociale rivolte alla comunità locale e soprattutto ai suoi giovani che sembravano non avere nemmeno l’idea di futuro e che ora invece fanno progetti, sogni, vivono la normalità della loro età in un contesto tutt’altro che normale. Un modello che può, altresì, esser definito come un esempio di promozione della cultura “dal basso” i cui pilastri sono da individuare nella tutela del patrimonio culturale, nella cooperazione e nello sviluppo di un’imprenditoria sociale e di un’economia civile, capisaldi della Laudato si’.

di Cecilia Seppia – Vatican News

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