Login

Lost your password?
Don't have an account? Sign Up

Durante l’Angelus di domenica scorsa Papa Francesco ha messo in risalto il peccato dell’ipocrisia: «Oggi il Vangelo parla di due figli, ai quali il padre chiede di andare a lavorare nella vigna (cfr Mt 21,28-32). Uno di loro risponde subito “sì”, ma poi non ci va. L’altro invece, dice di no, ma poi si pente e va. Che dire di questi due comportamenti? Viene subito da pensare che andare a lavorare nella vigna richiede sacrificio e che sacrificarsi costa, non viene spontaneo, pur nella bellezza di sapersi figli ed eredi. Ma il problema qui non è tanto legato alla resistenza ad andare a lavorare nella vigna, ma alla sincerità o meno di fronte al padre e di fronte a sé stessi. Se infatti nessuno dei due figli si comporta in modo impeccabile, uno mente, mentre l’altro sbaglia, ma resta sincero.

Guardiamo al figlio che dice “sì”, ma poi non va. Egli non vuole fare la volontà del padre, ma non vuole nemmeno mettersi a discuterne e parlarci. Così si nasconde dietro a un “sì”, dietro a un finto assenso, che nasconde la sua pigrizia e per il momento gli salva la faccia, è un ipocrita. Se la cava senza conflitti, però raggira e delude suo padre, mancandogli di rispetto in un modo peggiore di quanto non avrebbe fatto con uno schietto “no”. … L’altro figlio, quello che dice “no” ma poi va, è invece sincero. Non è perfetto, ma sincero. Certo, ci sarebbe piaciuto vederlo dire subito “sì”. Non è così ma, per lo meno, manifesta in modo schietto e in un certo senso coraggioso la sua riluttanza. Si assume, cioè, la responsabilità del suo comportamento e agisce alla luce del sole. Poi, con questa onestà di fondo, finisce col mettersi in discussione, arrivando a capire di avere sbagliato e tornando sui suoi passi».

Il Poverello d’Assisi era così perfetto nell’esercitare le virtù che provava ripugnanza per il peccato d’ipocrisia. “Qualcosa di simile avvenne in altro tempo, allorché fece la quaresima di san Martino in un romitaggio. Siccome l’olio riusciva nocivo a Francesco nelle sue malattie, i fratelli condivano con lardo i cibi che gli preparavano. Finita la quaresima, esordì con queste parole una predica alla folla riunita non lontana da quell’eremo: «Voi siete venuti da me con gran devozione e mi credete un santo uomo. Ma io confesso a Dio e a voi che, durante questa quaresima, ho mangiato cibi conditi con lardo».

Succedeva di frequente che, se i frati o amici dei frati, mentre Francesco mangiava con loro, gli offrissero qualche portata speciale per riguardo al suo stato di salute, egli si affrettava a dichiarare, in casa o nell’uscire, davanti ai frati e alla gente che non conosceva quel particolare: «Ho mangiato questi cibi». Non voleva restasse nascosto agli uomini, ciò che era noto agli occhi di Dio. In qualunque luogo si trovasse, in compagnia di religiosi o secolari, se gli avveniva di avere lo spirito turbato da vanagloria, superbia o altro vizio, all’istante se ne confessava dinanzi a loro, crudamente, senza cercare attenuanti. A questo proposito, un giorno confidò ai suoi compagni: «Io voglio vivere nell’intimità con Dio negli eremi e negli altri luoghi dove soggiorno, come se fossi sotto lo sguardo degli uomini. Se la gente mi ritiene un santo e non conducessi la vita che a un santo si addice, sarei un ipocrita».

Una volta, d’inverno, per la sua malattia di milza e per il freddo che pativa allo stomaco, uno dei compagni, che era il suo “guardiano”, acquistò una pelle di volpe e gli chiese il permesso di cucirgliela all’interno della tonaca, sopra lo stomaco e la milza, per ripararli dal gran freddo. Francesco in ogni tempo della vita da quando cominciò a servire Cristo fino al giorno della morte, non volle avere né indossare che soltanto una tonaca, rappezzata quando lo desiderava. Egli dunque rispose: «Se vuoi che io porti sotto la tonaca quella pelle, fai cucire di fuori un pezzo di quella stessa pelle, affinché la gente veda bene che dentro ho una pelliccia». Così fu fatto. Ma non la portò a lungo, sebbene gli fosse necessaria per la salute (FF 1588)”.

Papa Francesco conclude: «Guardiamo ora a noi stessi e, alla luce di tutto questo, poniamoci qualche interrogativo. Di fronte alla fatica di vivere una vita onesta e generosa, di impegnarmi secondo la volontà del Padre, sono disposto a dire “sì” ogni giorno, anche se costa? E quando non ce la faccio, sono sincero nel confrontarmi con Dio sulle mie difficoltà, le mie cadute, le mie fragilità? E quando dico “no”, poi torno indietro? Parliamo con il Signore di questo. … Maria, specchio di santità, ci aiuti a essere cristiani sinceri».

Condividi su:

Facebook
WhatsApp
Email
Stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*
*

su Kaire

Articoli correlati

Il pericolo dell’accidia

Un altro vizio trattato dal Papa durante la catechesi del mercoledì è quello insidioso dell’accidia: «Tra tutti i vizi capitali ce n’è uno che spesso passa sotto silenzio, forse a

gesù che cammina solo nel deserto

Riempirsi gli occhi di bellezza

Commento al Vangelo Mc 9,2-10 Non è facile attraversare il deserto e non è facile vivere la quaresima senza ridurla a qualche preghiera in più o qualche digiunino. Forse qualcuno

Abbattere ogni barriera

Nell’omelia per la celebrazione della Giornata del malato, il Vescovo Carlo ci spiega il significato della guarigione del lebbroso Lv 13,1-2.45-46; 1Cor 10,31-11,1; Mc 1,40-45 Nella Giornata del malato, domenica

Tra S. Giovanni, S. Francesco e S. Marco

Settimana della Parola Parrocchia Santa Maria Assunta Anche quest’anno in parrocchia abbiamo vissuto la Settimana della Parola: un momento atteso dalla comunità perché un passo della Bibbia, che diversamente leggiamo