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Vescovo Carlo incontra le autorità locali

Sabato pomeriggio, mons. Villano ha voluto incontrare le autorità civili e militari dell’isola. Il momento dell’incontro è stato vissuto come un preludio all’entrata in scena ufficiale del Vescovo, quella dell’ingresso in Cattedrale, solenne e – come è giusto che sia – con una sua ufficialità.

L’incontro che ha preceduto la celebrazione, invece, è stato quasi un momento conviviale, con strette di mano a tutti i presenti, scambio di battute, interviste concesse al volo e qualche rapida presentazione.

Per l’occasione, i sindaci dei sei comuni dell’isola hanno donato al nuovo Vescovo una preziosa croce pastorale.


La croce pettorale di mons. Villano

La Croce Pettorale di Mons. Carlo Villano, gentil dono delle sei municipalità che adornano l’incantevole isola di Ischia, è un pregevole manufatto artigianale frutto dell’abile maestria di Laura Caliendo, dell’eminentissima città dell’Aquila, presso la rinomata ditta Oroart. Composta con una nobile fusione d’argento dorato e impreziosita da cinque cammei in cui la corniola riveste un ruolo centrale, essa si configura come un autentico “verbum abbreviatum“, in quanto racchiude in sé tutti i simboli che sintetizzano il ministero del nuovo Pastore:

La sua forma, ricavata dalla croce del perdono, che fu esibita nella perdonanza celestiniana del 2009, è emblema della misericordia e del perdono, divenendo un tangibile e attuale segno della salvezza.

Al cuore di questo sacro emblema, brilla l’immagine di Cristo Pantocràtor, l’unico Maestro che ci viene presentato dal Vangelo secondo Matteo. Ai quattro punti cardinali della croce, si ergono i patroni celesti delle diocesi di Pozzuoli e di Ischia: sull’asse verticale, San Gennaro, Patrono della Campania, e San Procolo, Patrono della Diocesi di Pozzuoli. Lungo l’asse orizzontale, invece, sono incastonati i cammei che ritraggono Santa Restituta e San Giovan Giuseppe della Croce, i Patroni dell’incantevole isola e della Diocesi di Ischia. La fede che sgorga dalla testimonianza e dal martirio dei nostri venerati patroni si manifesta attraverso la palma e il giglio che si intrecciano sulla croce: la palma, simbolo regale del re pacifico che porta frutti, diviene, in ebraico, “tamar,” anche un nome proprio, come lo fu la sfortunata sorella di Assalonne, figlio di Davide (cfr. Samuele 13).

Questa pianta, con l’armoniosa sinuosità dei suoi rami e il suo pennacchio, diventa un simbolo di bellezza, come descritto nel Cantico dei Cantici: “La tua statura è slanciata come una palma, e i tuoi seni sembrano grappoli” (7,8), con un’evidente allusione ai datteri. E ancora, secondo il Salmista, “il giusto fiorirà come la palma…, anche nella vecchiaia darà frutti e sarà verde e rigoglioso” (92,13.15). In greco, la “palma” è chiamata “phoinix,” che richiama l’uccello dell’immortalità, la fenice, e l’antica Fenicia, che spesso rappresentava una palma sulle sue monete.

Attraverso questo simbolo, i nostri venerabili santi ci ricordano l’immortalità che alberga in noi grazie al sacramento del battesimo e ci esortano a fiorire portando frutti. Il frutto generato dalla palma è l’olio, che nutre, vivifica e lenisce le ferite. La vita che alberga in noi si manifesta nella nobile missione di nutrire l’esistenza altrui, di lenire le ferite dei nostri fratelli e di infondere significato nei giorni che altrimenti andrebbero persi nell’oblio. Il giglio, con i suoi molteplici significati che variano in base al suo colore, si erge da secoli a simbolo di purezza, castità, nobiltà d’animo, fierezza e, naturalmente, innocenza e candore.

Nella sua sfumatura dorata, come nel presente caso, esso diviene l’emblema della perseveranza, incarnando così l’amore e la passione che i nostri venerati Santi hanno dedicato alla diffusione e alla difesa della fede. Questa passione, intrinseca al cuore del Vescovo, è altresì impressa sul retro della croce, in forma di una data significativa e del motto episcopale scelto con solenne dedizione da Mons. Villano per il suo ministero episcopale.

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