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Lezioni di volo e di atterraggio

Roberto Vecchioni incontra i ragazzi degli istituti superiori di Ischia e Procida

La mattina di martedì 23 maggio presso la sala del cinema Excelsior a Ischia si è tenuta una lectio magistralis del professore Roberto Vecchioni, cantautore, scrittore e poeta italiano. L’evento promosso dal Liceo Buchner – grazie all’impegno costante della dirigente Assunta Barbieri – e dal Festival STORIÆ archeologia e narrazioni, la cui direttrice è la professoressa Alessandra Vuoso, con il sostegno inoltre dell’Assessorato all’Istruzione e alle Famiglie e del Comune di Ischia, ha visto ospiti in sala più di cinquecento giovani studenti degli istituti superiori delle isole di Ischia e di Procida.

Il professore Vecchioni ha letteralmente rapito l’attenzione della giovane platea per due ore di “lezione”, partendo con il raccontare proprio delle sue origini partenopee (papà di San Giorgio a Cremano, mamma del Vomero) e di quale grande amore lo leghi indissolubilmente alla nostra isola. Il suo primo viaggio in vacanza, a undici anni fu proprio a Lacco Ameno negli anni Sessanta e ha segnato poi il suo percorso di studi classici. Ha spiegato infatti che proprio in quel periodo era stata ritrovata una coppa, quella che poi passerà alla storia come la coppa di Nestore, nei pressi di una tomba di un bambino, vicino alla collina di San Montano. L’iscrizione sulla coppa rimase fortemente impressa nella memoria del giovanissimo Vecchioni, versi intensi che gli hanno poi trasmesso il desiderio di studiare quella lingua greca così difficile ma affascinante.

“Se i greci non fossero esistiti, oggi non avremmo niente” ha affermato il cantautore e professore universitario dando inizio alla sua lectio magistralis.

Roberto Vecchioni ha incantato da subito studenti, professori e ospiti in sala con la sua passione narrativa e ricordando soprattutto a tutti che “il vero progresso è conoscere sempre di più la propria anima”. È da questo che inizia il viaggio della nostra esistenza, con la consapevolezza di non essere mai da soli, ma parte di un qualcosa di molto più grande di noi.

Una “lezione di volo e di atterraggio”, come ricorda nel titolo del suo libro edito da Einaudi. Una raccolta di quindici lezioni dell’autore, già professore di liceo degli anni Ottanta, destinate a colpire il cuore e il cervello. Un volume affascinante che coinvolge e racconta della sua vita da professore di italiano, latino e greco e in special modo del suo metodo di fare lezione al di là dei programmi scolastici. Un libro che vuol innanzitutto far capire ai ragazzi che “siamo le parole che conosciamo, la lingua che riusciamo a usare e più la sappiamo usare, più ricchi saranno i nostri pensieri.”

“Questo era il gioco, questa la sfida: aggirare l’ovvio, non ripetere il risaputo, bucare il tempo, aprire strade, sondare il possibile, il parallelo, l’alternativo. Poteva durare anche a lungo questo aggrovigliarsi di nuvole e mondi, ma si atterrava, prima o poi si atterrava sempre.” Queste sono le lezioni più belle impartite ai suoi alunni, che racconta con amore ed entusiasmo nel suo libro. La scuola di Vecchioni diventa così un luogo in cui si insegna senza impartire lezioni. “È gioco, sfida, provocazione. È gettare un sasso e contare i cerchi che si allargano sull’ acqua. Porte che si aprono su altre porte, senza mai fermarsi alla prima.”

La dirigente scolastica Maria Rosaria Mazzella, che ha contribuito in maniera fattiva alla riuscita dell’evento, ha affermato “Con Roberto Vecchioni abbiamo spiccato il volo e poi siamo atterrati in una coinvolgente lezione di scuola e di vita: porte aperte su nuovi orizzonti di senso, e narrazioni che hanno emozionato ragazzi e adulti, colpendo cervello e cuore. È stato bello fare squadra per essere trasportati altrove, riscoprendo una cultura capace di fare luce sul buio.” E di questo buio, dei momenti difficili che ognuno di noi è costretto ad affrontare, della consapevolezza che il dolore faccia parte della nostra esistenza, ha spesso parlato l’autore durante la lectio. Ed è su questa consapevolezza che bisogna costruire il futuro, consci che il dolore esiste, ma non si è mai soli davanti a esso.

di Annalisa Leo

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