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Santa Elisabetta d’Ungheria

Papa Francesco racconta del suo viaggio apostolico in Ungheria: «Tre giorni fa sono rientrato dal viaggio in Ungheria. Desidero ringraziare tutti coloro che hanno preparato e accompagnato questa visita con la preghiera, e rinnovare la mia riconoscenza alle Autorità, alla Chiesa locale e al popolo ungherese, un popolo coraggioso e ricco di memoria. Durante la mia permanenza a Budapest ho potuto avvertire l’affetto di tutti gli ungheresi. Oggi vorrei parlarvi di questa visita attraverso due immagini: le radici e i ponti.

Mi sono recato pellegrino presso un popolo la cui storia – come disse San Giovanni Paolo II – è stata segnata da «molti santi ed eroi, attorniati da schiere di gente umile e laboriosa» (Budapest, 6 settembre 1996). È proprio vero: ho visto tanta gente semplice e laboriosa custodire con fierezza il legame con le proprie radici. E tra queste radici, come hanno evidenziato le testimonianze durante gli incontri con la Chiesa locale e con i giovani, ci sono anzitutto i santi: santi che hanno dato la vita per il popolo, santi che hanno testimoniato il Vangelo dell’amore e che sono stati luci nei momenti di buio; tanti santi del passato che oggi esortano a superare il rischio del disfattismo e la paura del domani, ricordando che Cristo è il nostro futuro. I santi ci ricordano questo: Cristo è il nostro futuro».

Tra i vari santi ungheresi primeggia Santa Elisabetta, patrona dell’Ofs, che si festeggia il 17 novembre. “La storia di questa santa, nata il 17 novembre 1207, è fortemente legata ad un autentico stile di vita francescano. Figlia di Andrea, re d’Ungheria, e della contessa Gertrude, viene data in sposa giovanissima. Si trasferisce in Germania dove ha la sua residenza il marito, Ludovico di Turingia, che muore nella Sesta Crociata. Elisabetta resta vedova a vent’anni con tre figli, riceve indietro la dote, e c’è chi fa progetti per lei: può risposarsi, a quell’età, oppure entrare in un monastero come altre regine, per viverci da regina, o anche da penitente in preghiera, a scelta. 

Questo le suggerisce il confessore Corrado, francescano. È quella la svolta della sua vita. Il confessore le parla della “perfetta letizia”, ideale di vita propagato da San Francesco d’Assisi, e lei lo abbraccia con tutta se stessa. Per i poveri offre il denaro della sua dote, con cui si costruirà un ospedale intitolato. Ma soprattutto ai poveri offre l’intera sua vita. Questo per lei è realizzarsi: facendosi come loro. Visita gli ammalati due volte al giorno, e poi raccoglie aiuti facendosi mendicante. E tutto questo rimanendo nella sua condizione di vedova, di laica. Dopo la sua morte, il confessore rivelerà che, ancora vivente il marito, lei si dedicava ai malati, anche a quelli ripugnanti: «Nutrì alcuni, ad altri procurò un letto, altri portò sulle proprie spalle, prodigandosi sempre, senza mettersi tuttavia in contrasto con suo marito».

Collocava la sua dedizione in una cornice di normalità, che includeva anche piccoli gesti «esteriori», ispirati non a semplice benevolenza, ma a rispetto vero per gli «inferiori»: come il farsi dare del tu dalle donne di servizio. Scrive l’Ordine Francescano Secolare: «Amante viscerale dei poveri, che in essi conobbe e amò Cristo: donna forte e modello per i nostri tempi difficili, che insegna ancora oggi a spezzare il pane della Parola di vita, il pane della concordia, della pace, della misericordia, dell’ospitalità, del perdono; il cui sguardo vedeva sempre nell’altro il volto di Cristo».

Un profilo ideale per trasformarla in propria Patrona, poiché incarnava a pieno l’ideale di vita di San Francesco. Elisabetta era anche attenta a non eccedere con le penitenze personali, che potessero indebolirla e renderla meno pronta all’aiuto. Vive da povera e da povera si ammala, rinunciando al ritorno in Ungheria, come vorrebbero i suoi genitori, re e regina. Muore in Marburgo a 24 anni. Venne proclamata santa a Perugia da papa Gregorio IX il 27 maggio 1235 (festa della Pentecoste). Il suo culto si diffuse rapidamente in tutta Europa e la sua tomba divenne meta di pellegrinaggi. Numerose poi furono le congregazioni religiose femminili specialmente Terziarie Francescane, che si ispirarono ad Elisabetta d’Ungheria. Anche se c’è un aspetto che non tutti conoscono e che attesta qualche studioso: Santa Elisabetta nonostante la sua grande devozione a san Francesco non si iscrisse a nessuna delle famiglie religiose scaturite dal carisma del Santo di Assisi (cfr. “Rivista San Francesco”)”.

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