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(1580 – 12 novembre 1623)

Sabato 6 e domenica 7 aprile, la comunità ucraina dell’isola d’Ischia, riceve le reliquie di San Giosafat nella chiesa dell’Annunziata in Lacco Ameno, in occasione del 400° anniversario del martirio. Molte persone hanno ricevuto guarigioni miracolose toccando le reliquie del Santo, o chiedendo la sua intercessione. San Giosafat è il primo santo ucraino canonizzato dalla Chiesa cattolica. La sua poliedrica personalità può essere descritta in tre parole: Santo, Apostolo, Martire. È l’unico Santo ucraino cui reliquie si trovino all’interno della Basilica di San Pietro in Vaticano.

Giosafat Kuncewycz nacque a Volyn nella città di Volodymyr-Volynskyi nel 1580 nella nobile famiglia di Gavriil e Maryna Kuntsevich. Fu battezzato e chiamato Ivan. Trascorse l’infanzia nella città natale, studiando presso la scuola locale, e si mise in luce per la sua pietà e misericordia.

  Un evento della sua infanzia divenne decisivo per la vita di Ivan: dal crocifisso della chiesa di Santa Paraskeviia, una scintilla cadde nel cuore del giovane, che in seguito disse: “Ho sentito come se una scintilla di fuoco mi fosse penetrata dentro, da quel momento tutte le funzioni religiose sono diventate un piacere per me…” Quando Ivan compì 16 anni, suo padre lo mandò a imparare il mestiere di commerciante. Ivan svolgeva coscienziosamente i suoi doveri, ma la sua vita era la preghiera e lo studio. Incontrò teologi, sacerdoti e studenti che lo aiutarono a crescere. Qui assisté alle lotte fra ortodossi e uniati e dopo profonda riflessione, decise di aderire ai greco-cattolici, per cui nel 1604, all’età di 24 anni, entrò nel Monastero della Santissima Trinità di Vilna, diventando monaco e prendendo il nome di Giosafat.

Qui visse alcuni anni da eremita, scrivendo anche alcune opere per dimostrare l’origine cattolica della Chiesa rutena e la sua dipendenza primitiva dalla Santa Sede e per propugnare la riforma dei monasteri di rito bizantino ed il celibato del clero.

Nel 1617 ricevette la consacrazione vescovile dalle mani del metropolita Ipazio Pozio e con grande zelo intraprese il lavoro pastorale, sulla base delle parole di Gesù Cristo “affinché tutti siano uno”.

 Ai suoi nemici non piaceva l’attività pastorale, quindi progettarono di ucciderlo.

Il vescovo venne assassinato da un colpo d’ascia alla testa, gli assassini ne trascinarono il corpo attraverso l’intera città, e poi lo buttarono nel fiume Dvina. Testimoni oculari ricordano eventi soprannaturali, una luce brillò nel luogo in cui fu gettato il corpo del santo martire.

 Attraverso la mediazione di San Giosafat, avvennero molti miracoli, che spinsero la chiesa a riconoscerlo come santo. Dopo aver fatto verificare tutti i fatti da un’apposita commissione romana, il 16 maggio 1643 papa Urbano VIII proclamò beato l’arcivescovo Josaphat di Polotsk. La sua canonizzazione avvenne nel 1867.

Le sue reliquie, portate a Vienna nel 1916, sono state poi trasferite nel 1963 per volontà di papa san Paolo VI sotto l’altare dedicato a san Basilio Magno nella basilica di San Pietro a Roma. In occasione del III centenario del martirio il 12 novembre 1923 papa Pio XI ne commemorò la figura con l’enciclica Ecclesiam Dei.

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