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Che bello stare a tavola con i bambini!

Nello spogliatoio della palestra intercetto una conversazione tra due giovani amiche. Una di loro, che fa la baby-sitter a due fratellini, si lamenta del fatto che non stanno seduti a tavola: prendono il piatto, si mettono sul divano e pretendono di mangiare guardando la TV. Lei ne ha parlato con la mamma dei bimbi e questa le risponde che va bene così, “basta che mangino”. La ragazza se ne lamenta con l’amica: «Si mangia a tavola! A casa mia si mangia seduti a tavola tutti insieme!». Avrei voluto abbracciarla. Che bello che ci siano ancora dei giovani che hanno queste buone abitudini. Purtroppo, in tante famiglie il rito della convivialità è andato perduto, dimenticando che intorno ad una tavola nutriamo non solo il corpo ma anche l’anima.

Quando mio marito ed io andiamo a trovare i nostri nipotini, Chiara, che ha 3 anni, ci accoglie con entusiasmo gridando: “Mangiate con noi?”. Come se questo aspetto fosse importante e gratificante per lei tanto quanto il giocare insieme. È un piacere stare a tavola con i miei nipoti, sono l’orgoglio della loro nonna blogger, ma quello che davvero apprezzo non è soltanto il loro appetito, perché bisogna ammettere che nonostante siano delle buone forchette a volte si fa davvero un po’ fatica a convincerli a mangiare qualche pietanza che non è molto gradita. Quello che mi piace è il loro entusiasmo quando vengono chiamati a tavola: per loro è un momento davvero attraente, che accolgono con gioia non solo per la fame ma anche per la gioia del rito. Un esempio? Normalmente i posti a tavola sono assegnati, con uno dei genitori seduto accanto alla più piccola per aiutarla, l’altro nella posizione più comoda per alzarsi e servire i commensali. Quando arrivano ospiti si crea un po’ di scompiglio, i nipotini vogliono tutti essere accanto al nonno, alla nonna, all’amico preferito; ma anche questo è simbolo della relazione che nasce intorno alla mensa familiare.

A tavola c’è finalmente l’occasione per guardarsi negli occhi, parlare, rendere visibile il nostro essere una famiglia. I bambini fanno fatica a stare seduti? È normale, ma li possiamo aiutare con conversazioni che siano di loro interesse, insegnando anche ad ascoltare, a fare spazio agli altri. Si possono coinvolgere i bambini, quando sono in grado di farlo, nella preparazione della tavola, nell’apparecchiatura (anche i più piccoli possono mettere i tovaglioli) e nel riordinare alla fine del pasto. Possono aiutare i genitori a cucinare e il pasto diventa un momento costruito con il contributo di tutti. Le pietanze diventano occasione per raccontare qualcosa dei prodotti che utilizziamo, dei cicli della natura, delle stagioni, dell’impegno e della fatica dell’agricoltore che li ha coltivati. Un cibo che viene da lontano ci dà lo spunto per raccontarne l’origine: possiamo raccontare dei velieri di Colombo che arrivano in America e scoprono le patate e i pomodori. Quello che mangiamo ha una lunga storia, ricca di cultura e tradizione.

È più facile di quel che sembra. Basta volerlo. Ma se il papà continua a guardare i messaggi sul cellulare, la mamma va a stendere il bucato mentre i bambini finiscono di mangiare la pasta, se la TV è accesa perché non si vuole perdere il TG o il cartone animato … il rito della tavola si sgretola, si perde l’occasione per rafforzare una relazione, per realizzare un momento educativo e formativo, con un esempio concreto di amore e condivisione. La tavola torna ad essere semplicemente un tavolo, un mobile sul quale sono appoggiati piatti e bicchieri. Se mancano i gesti, le parole, i riti della convivialità, allora tanto vale mangiare sul divano o davanti al pc. La famiglia si indebolisce, prevale un vuoto esistenziale fatto di silenzi e incomprensioni.

Per i bambini è un piacere innato: il neonato impara subito ad apprezzare non solo il cibo ma ancora di più l’affetto e la tenerezza di chi glielo assicura. Il bisogno di mangiare si combina con il desiderio di amore. Passano dal latte gustato in braccio alla mamma al seggiolone e poi alla seggiola, e il passaggio è naturale se non si rompe quell’incantesimo. Il cibo del corpo può diventare cibo dell’anima, la materia diventare spirito, ma per fare questa trasformazione ci vuole un altare, ci vuole la tavola. Spesso i genitori soffrono per la mancanza di comunicazione con i figli: la via della bellezza della convivialità può essere una strada per l’educazione e la costruzione di un dialogo tra le generazioni.

Fonte: Susanna Manzin – Pane & Focolare

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