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Cari bambini, eccoci arrivati alla Quinta e ultima Domenica di Quaresima. Ma la Quaresima non è ancora finita del tutto, continua (terminando i suoi 40 giorni) fino al Giovedì Santo che precede, lo sappiamo, il Venerdì Santo, il giorno della Passione di Gesù; quando tutto sembra che stia per finire per sempre, con la morte di Gesù, e invece c’è ancora il Sabato Santo, il giorno che apre le porte alla Risurrezione. In questa ultima Domenica di Quaresima, Gesù si dirige verso Betania a casa di Lazzaro, quando scopre della sua morte, e con la sua parola efficace: “Io sono la risurrezione e la vita” lo richiama in vita, lo fa risorgere.

Questo fatto è un segno che anticipa la Risurrezione di Gesù, ma con una differenza fondamentale: Lazzaro ritorna alla vita di prima, mentre Gesù dopo la morte entra in una dimensione nuova, cioè nella vita compiuta (=completa) in Dio. Betania, che significa la “casa del povero”, è in qualche modo anche casa nostra perché mettiamo le nostre povertà e debolezze nelle mani di Dio. Il ritorno alla vita di Lazzaro indica che non dobbiamo più avere paura della morte (non solo fisica, ma anche di quella del nostro cuore, quando diventa duro come di pietra), perché Gesù l’ha attraversata con la forza del Suo amore e con la Sua fedeltà a Dio Padre. Lasciamo che Gesù ci raggiunga, ci prenda per mano e ci insegni a vivere da vivi, o meglio, da Risorti!

Molte volte nel cammino della vita accadono degli imprevisti che ci fanno cambiare programma. È successo anche a Gesù: quando è raggiunto dalla notizia della morte di Lazzaro va subito a casa dei suoi cari amici: i tre fratelli Marta, Maria e, appunto, Lazzaro. I personaggi che si muovono sulla scena sono tanti, ma al centro c’è Gesù perché tutto ruota attorno a Lui e alla sua parola che salva e fa luce. Lazzaro morirà di nuovo, più avanti, certo. Ma il suo ritorno alla vita ci indica che Gesù è davvero più forte di qualsiasi cosa, persino della morte! E che la morte non ha l’ultima parola, anche se sembra così. C’è qualcosa di più grande, dopo, di ancora un po’ misterioso per noi, ma, se ci fidiamo, scopriremo che Gesù non mente. Mai! Gesù non ci salva dalla morte terrena, ma nella morte. Questa è un fatto naturale, un ciclo che si deve chiudere, ma poi? Non finisce tutto lì, nella tristezza e nel pianto. Anche Gesù diventa triste, perché è anche umano, quando vede Lazzaro morto, e piange per il suo amico.

Le sue lacrime bagnano e fecondano la terra che si prepara a far germogliare il seme nascosto (Gesù che nel silenzio si preparerà a risorgere), come ci ricorda l’evangelista Giovanni: “se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (12,24). Coraggio! Rotoliamo via le pietre dai nostri sepolcri, lasciamo che la luce della Risurrezione di Gesù entri, con la certezza che i nostri cari li ritroveremo vivi, e che anche noi torneremo ad una vita davvero nuova. Intanto, viviamo bene il presente, perché il Paradiso comincia adesso. Da soli, però, non riusciremmo a credere e vivere tutto questo già ora, né a ricordarcelo. La nostra fede va coltivata come una piantina, ha bisogno di essere condivisa attraverso amicizie luminose, passando per la casa di cari amici con cui condividere gioie e sofferenze, per sostenersi a vicenda, come è stato per Gesù. Gli amici ci aiutano davvero a “ritornare in vita” e a riprendere il cammino con entusiasmo. E non c’è fede in Gesù se non c’è un rapporto vero di amicizia con Lui.

Mettiamo, allora, nel nostro bagaglio una tovaglia, per ricordarci di essere pronti ad ospitare e a dividere il cibo con i nostri amici! La vita di fede non è un viaggio in solitaria, ricordiamolo sempre; ha bisogno di una comunità, di relazioni, di una grande famiglia in Gesù. Da soli, però, possiamo ed è buono pregare, come con questa preghiera (che possiamo dire anche con gli altri in parrocchia): “Signore, la morte ci fa paura e ci lascia senza parole. Hai donato al tuo amico Lazzaro altro tempo per vivere, ma con la tua Resurrezione ci hai rivelato che c’è una vita nuova. Il tuo pianto per la morte di Lazzaro ci dimostra l’importanza e la bellezza delle relazioni. Fa’ che possiamo confidare in esse e nella vita che non ha fine. Caro Gesù, non lasciare che noi siamo tristi quando un amico parte per un lungo viaggio, perché Tu gli sarai sempre accanto, lo proteggerai e noi, un giorno, potremo riabbracciarlo.” Amen!

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